Italia prima in Europa per numero di lavoratori autonomi

13 Novembre 2019 | Autore:
Italia prima in Europa per numero di lavoratori autonomi

Il nostro è il Paese europeo con il più alto numero di occupati in proprio.

Dall’analisi della Fondazione studi consulenti del lavoro, presentata in occasione della ‘Giornata delle professioni liberali’, emerge che sono oltre 5 milioni i lavoratori autonomi in Italia.

L’incidenza sul totale degli occupati è la più alta anche fra i giovani: su circa 4 milioni di occupati con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 16,3% svolge un lavoro autonomo contro una media Uedel 9,4%. Secondo l’indagine, i cui dati sono riportati in una nota che abbiamo ricevuto dall’agenzia di stampa Adnkronos, tra i più giovani, il 37,2% degli autonomi è laureato rispetto al 27,9% dei dipendenti, ed è molto presente nel settore terziario, da sempre motore dell’economia del Paese.

Dallo studio emerge che circa la metà degli occupati indipendenti in Italia sono collocati al vertice della piramide professionale: il 12,3% sono manager o titolari di aziende, il 20,4% sono professionisti ad alta qualificazione e il 17,1% sono figure tecniche.

La propensione a mettersi in proprio si riduce sempre di più. Fra il 2009 e il 2018, ricorda la ricerca dei consulenti del lavoro, gli autonomi sono diminuiti del 5,14%, complici il calo demografico e le maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro. Le conseguenze sulla tenuta del sistema economico sono facilmente prevedibili se si considera che, ad oggi, professionisti, imprenditori, artigiani, ma anche consulenti e freelance, riders e lavoratori della gig economy costituiscono un universo ampio e estremamente articolato che contribuisce al 21,7% dell’occupazione del nostro Paese (a fronte di una media europea del 14,3%).

Eppure continuano a mancare interventi sufficienti a sostegno dei numerosi lavoratori autonomi italiani. Il disegno di legge di Bilancio 2020 sembra dimenticare l’apporto che il lavoro autonomo fornisce allo sviluppo del Paese. Nonostante ciò, in tanti decidono di ‘mettersi in proprio‘. Alla base di questa decisione, nel 39% dei casi, c’è l”opportunità di fare business’, mentre nel 24,2% c’è la volontà di mantenere ‘in vita’ l’attività di famiglia. Nel Bel Paese, 9 autonomi su 10 (89,9%) lamentano la presenza di notevoli difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro: una condizione che in Europa interessa il 71,7% della platea.

In testa alle criticità degli italiani, spicca il carico burocratico (il 25,8% degli autonomi contro il 13,1% della media europea), seguitodall’instabilità degli incarichi e dei committenti (il 21,6% contro il12,3% della media europea dichiara di dover affrontare periodi di non lavoro, perché senza progetti o clienti) e dal ritardo dei pagamenti (il 20,2% contro l’11,7%). Pesano, infine, anche la difficoltà di accesso ai finanziamenti, l’impossibilità di incidere sui prezzi di servizi e prodotti e la mancanza di coperture in caso di malattia o infortunio.

Il presidente della Fondazione Studi consulenti del lavoro, Rosario De Luca, spiega che “A differenza dei luoghi comuni, lo studio sul lavoro autonomo dimostra che gli italiani hanno una grande voglia di mettersi in gioco e di contribuire a costruire la ricchezza del Paese avviando un’attività autonoma”.

“Nella maggior parte dei casi, però -sottolinea- chi vuole mettersi in proprio è frenato da difficoltà oggettive tipiche del mercato del lavoro italiano, fra cui spiccano i costi burocratici per avviare un’attività produttiva e il mancato sostegno da parte dello Stato ai tanti giovani pronti a darsi da fare per costruirsi un futuro. Eppure, considerando l’importante incidenza del lavoro autonomo sull’occupazione italiana, un’inversione di tendenza è quanto mai urgente”.

“La manovra 2020 dovrebbe essere l’occasione per incrementare il sostegno ai liberi professionisti -conclude De Luca- attraverso la riduzione dei carichi fiscali, degli oneri burocratici, la promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e l’introduzione dell’equo compenso per garantire una retribuzione dignitosa anche a questa categoria professionale”.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA