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Scadenza assegno non incassato

13 Novembre 2019
Scadenza assegno non incassato

Termine di pagamento dell’assegno bancario e circolare: azioni del creditore, denuncia di smarrimento, procedimento penale e protesto.

Più di un mese fa hai consegnato un assegno bancario a pagamento di un debito che avevi con una persona. Ad oggi però quest’ultima non ha mai incassato il titolo e sul tuo estratto conto non appare l’addebito del relativo importo. Ti chiedi, a questo punto, quanto tempo è previsto per incassare un assegno e se esiste una scadenza per l’assegno non incassato. Si può parlare di una «prescrizione» del debito?

La materia è piuttosto articolata ma semplice da comprendere. Ecco tutte le spiegazioni e i suggerimenti pratici che fanno al caso tuo. 

Dopo quanto tempo scade un assegno bancario?

L’assegno bancario, quello cioè staccato dal tradizionale carnet che la banca concede al titolare del conto corrente, non è altro che un «ordine di pagamento» che il correntista rivolge al proprio istituto di credito; egli cioè chiede alla banca di pagare a vista, e quindi al possessore dell’assegno, l’importo ivi indicato.

Una volta emesso tale ordine (ossia una volta staccato il titolo), esso non è più revocabile per un certo periodo di tempo. In particolare la legge non consente al debitore di revocare il pagamento entro i seguenti termini:

  • 8 giorni per gli assegni da incassare nello stesso Comune ove è stato emesso l’assegno (cosiddetti «assegni su piazza»);
  • 15 giorni per gli assegni da incassare in un Comune diverso da quello ove è stato emesso l’assegno (cosiddetti «assegni fuori piazza»).

Una volta però scaduti tali termini, il debitore può vietare alla banca di pagare l’assegno. La banca è tenuta a rispettare le istruzioni del proprio cliente, ma ciò non fa venir meno il debito di quest’ultimo nei confronti del possessore dell’assegno, debito di cui l’assegno resta sempre una prova valida. Il creditore, quindi, proprio grazie all’assegno “revocato”, potrà agire nei confronti del debitore per altra via. Vediamo in che modo.

L’assegno bancario e il pignoramento

Nei primi sei mesi che decorrono (non dall’emissione del titolo) dal termine previsto per il suo incasso (e, quindi, a seconda del caso, 8 o 15 giorni), l’assegno costituisce un «titolo esecutivo»: significa che consente al creditore, a cui sia stato negato l’incasso (per assenza fondi o per revoca dell’ordine di pagamento da parte del correntista), di agire direttamente con un pignoramento nei confronti del debitore. 

Al creditore basta notificare il cosiddetto atto di precetto – ossia un’intimazione a pagare nel termine di 10 giorni – per poi rivolgersi direttamente all’ufficiale giudiziario e chiedere un pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi.

L’assegno e il decreto ingiuntivo

Scaduti i sei mesi l’assegno perde la sua funzione di titolo esecutivo, ma costituisce sempre prova di un debito. Anzi, una prova scritta che consente al creditore di chiedere un decreto ingiuntivo contro il correntista. Il decreto ingiuntivo può essere richiesto per ben 10 anni dall’emissione dell’assegno.

L’assegno e la denuncia di smarrimento

Sbaglia chi, per evitare l’incasso dell’assegno, ne denuncia falsamente lo smarrimento o il furto. In tal caso si commette il reato di calunnia in quanto indirettamente si finisce per accusare il legittimo prenditore di ricettazione. Quest’ultimo quindi, per difendersi, potrebbe querelare il debitore. Sul punto leggi Falsa denuncia di smarrimento: rischi legali.  

Assegno bancario non incassato: che fare?

A sintesi di quanto appena detto possiamo quindi dire che, se anche l’assegno bancario non è stato incassato nei primi mesi, ciò non toglie che il possessore possa chiederne il pagamento in un momento successivo. 

Il correntista non può revocare l’assegno nei primi 8 o 15 giorni (a seconda che sia su piazza o fuori piazza). Dopo tali termini potrebbe invece farlo, ma egli non cancellerebbe il proprio debito. Il creditore potrebbe agire contro di lui, nei primi sei mesi, con un pignoramento o, successivamente, con un decreto ingiuntivo.

Se poi il debitore dichiara lo smarrimento dell’assegno, questi può essere denunciato per calunnia. 

Invece, se l’assegno viene portato all’incasso ma non c’è sufficiente provvista per coprirlo, dopo la comunicazione di insoluto a prima presentazione si subisce il protesto. Non si tratta di una sanzione penale ma solo amministrativa (emessa dalla Prefettura). Il correntista sarebbe obbligato all’ulteriore pagamento di una penale pari al 10% dell’importo del titolo. In aggiunta, egli verrebbe segnalato alla Centrale allarmi interbancaria, con conseguenze rilevanti sotto il profilo della propria affidabilità commerciale, e si vedrebbe revocata l’autorizzazione all’emissione di assegni da parte della banca, all’utilizzo di carte di credito e bancomat. 

Dopo quanto tempo scade un assegno circolare?

Diverso è il caso dell’assegno circolare, quello cioè emesso dalla banca previo deposito delle somme da parte del richiedente, a copertura dell’assegno stesso. Il “beneficiario” può incassare il titolo nel termine di tre anni dall’emissione, decorso il quale la banca emittente versa la somma non riscossa relativa al titolo dormiente nel Fondo indennizzo risparmiatori previsto dalla legge n. 266/2005. In questo caso, comunque, il diritto del “richiedente” si prescrive nel maggiore ordinario termine di 10 anni dalla scadenza del precedente termine triennale riservato al “beneficiario”.

Qual è la prescrizione dell’assegno?

Non esiste una prescrizione dell’assegno vera e propria. Dobbiamo spostare i termini del problema non sulla domanda «quando si prescrive un assegno» o su «qual è la prescrizione dell’assegno», bensì «quando scade l’assegno» o, meglio ancora, «entro quanto tempo l’assegno può essere presentato per l’incasso?». E la risposta è quella che appunto abbiamo dato in questo articolo.



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