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Sesso dopo alcol: diventa violenza sessuale

13 Novembre 2019
Sesso dopo alcol: diventa violenza sessuale

Avere un rapporto con una persona che ha bevuto troppo o che ha fatto uso di droghe è reato anche se la vittima ha familiarità con gli stupefacenti.

Diventa pericoloso, anzi pericolosissimo, andare a letto con una persona che ha alzato il gomito o ha fatto uso di droghe. Poche ore fa, la Cassazione ha, infatti, etichettato questo comportamento come violenza sessuale [1]. 

Non conta che la vittima sia solita abbandonarsi agli eccessi e, quindi, conoscere il rischio cui va incontro; né conta che questa appaia, lì per lì, accondiscendente e, anzi, disinibita ed eccitata. Il ripensamento del giorno successivo le consente di andare dai carabinieri e sporgere denuncia. 

La Suprema Corte adotta le maniere dure, rafforzando un orientamento che aveva già sposato in passato. Diventa così violenza sessuale fare sesso dopo l’alcol. 

Del resto, a detta dei giudici, non sono poche le persone che, con modalità subdole, approfittano dell’incapacità psicofisica della parte offesa per soddisfare i propri istinti. 

Il rapporto sessuale deve essere voluto in ogni sua parte, dall’inizio alla fine. Invece, uno stato di forte alterazione alcolica o dovuta a sostanze stupefacenti elimina ogni capacità d’intendere e volere. Ciò che rileva, quindi, non è tanto lo stato di coscienza prima di ubriacarsi o drogarsi che rende verosimile alla vittima come potrebbe finire la serata: è piuttosto la consapevolezza al momento della congiunzione carnale che conta. E se questa non c’è, scatta il reato. 

Con parole più tecniche, la Cassazione ha quindi sottolineato il principio che, d’ora innanzi, dovranno tenere ben in considerazione soprattutto i ragazzi che la notte vanno in discoteca: il comportamento abusante del carnefice che approfitta dello stato di alterazione per la soddisfazione dei suoi istinti sessuali configura l’abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica della persona offesa.  

Secondo la sentenza, non tutti gli atti sessuali possono configurare la violenza. Intanto, sono escluse dal penale le situazioni di ubriachezza nei limiti di una “sbronza ordinaria”. Ciò, da sola, non configura certamente una condizione di inferiorità fisica o psichica tale da annullare un consenso al rapporto sessuale. 

Ciò che rileva (così come avviene nei rapporti sessuali con soggetti affetti da malattia psichica) è la condotta del colpevole volta a spingere la vittima a ubriacarsi e lo fa in modo subdolo, approfittando del suo progressivo stato di incoscienza, fino a renderla completamente priva di volontà. 

Insomma, il reato di violenza sessuale scatta solo in presenza di una condotta di induzione all’incapacità ossia se c’è abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto. 

Infatti, dice la Cassazione «in tema di violenza sessuale in danno di persona che si trovi in stato di inferiorità psichica o fisica la nuova disciplina – ha inteso punire soltanto le condotte consistenti nell’induzione all’atto sessuale mediante abuso delle suddette condizioni di inferiorità. L’induzione si realizza quando, con un’opera di persuasione spesso sottile o subdola, l’agente spinge o convince il “partner” a sottostare ad atti che diversamente non avrebbe compiuto. L’abuso, a sua volta, si verifica quando le condizioni di menomazione sono strumentalizzate per accedere alla sfera intima della persona che, versando in situazione di difficoltà, viene ad essere ridotta al rango di un mezzo per il soddisfacimento della sessualità altrui. È, pertanto, dovere del giudice espletare un’indagine adeguata per verificare se l’agente abbia avuto la consapevolezza non soltanto delle minorate condizioni del soggetto passivo ma anche di abusarne per fini sessuali».


note

[1] Cass. sent. n. 44292/19.


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2 Commenti

  1. Vi racconto una situazione in cui si è trovata una mia amica. Tizio con una scusa si introduceva in casa di lei, che si trovava da sola, le si avvicinava cercando di baciarla sulla bocca e, non riuscendovi poiché lei si tirava indietro, raggiungeva comunque un contatto fisico sulla guancia e nel contempo la toccava con le mani le braccia e le spalle

  2. C’è un’altra storia che vorrei condividere con vioi.. la vittima era stata costretta a subire una limitazione della sua libertà personale in quanto le era stato impedito dal violentatore di uscire dall’abitacolo dell’auto e, nell’impossibilità di porre in essere qualsiasi forma di resistenza, aveva dovuto subire toccamenti nelle parti intime ed erogene senza il suo consenso…Poi, lei ha subito querelato il soggetto in questione

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