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Chat, conversazioni e messaggi su Facebook: mai come prova in tribunale

16 luglio 2013


Chat, conversazioni e messaggi su Facebook: mai come prova in tribunale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 luglio 2013



Chat e messaggi privati su Facebook vanno equiparati alla corrispondenza segreta e vengono tutelati dalla legge; perciò non possono mai essere utilizzati come prova in una causa.

 

Vanno considerate come corrispondenza privata e quindi segreta, le conversazioni che, su Facebook, avvengono tramite il servizio di messaggistica o di chat. Dunque, tali informazioni, proprio perché coperte da massima riservatezza (anche per via della previsione contenuta nella stessa Costituzione), non possono mai essere utilizzate come prova in una causa, né il giudice può ordinarne l’esibizione.

A dirlo è un’importante sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere [1] che prende le distanze dall’infelice precedente di qualche settimana fa, emesso dal Tribunale di Torino (leggi l’articolo nel box qui sotto: “Precedenti contrari”) di contrario avviso.

Secondo il giudice piemontese, infatti, le documentazioni acquisite anche violando l’altrui privacy (per esempio, l’intercettazione di una email, di un sms, di una conversazione su Faceook) potrebbero essere utilizzate, in una causa, come prova contro il suo autore. Questo perché non ci sarebbe nessuna norma a vietarlo. Un orientamento poco condivisibile per tutto quello che avevo scritto in questo articolo: “Utilizzabili nel processo civile prove acquisite illecitamente tramite reato contro la privacy”.

Invece, secondo il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, i messaggi privati inviati con i social network sono assistiti dalla tipica tutela che protegge tutte le conversazioni segrete e private: esse, infatti, possono essere assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione.

A differenza delle chat e delle messaggerie, le informazioni invece pubblicate sul proprio profilo personale, e destinate alla cerchia di “amicizie” (anche se limitate per via delle impostazioni sulla privacy) non possono essere tutelate e possono costituire prova in una causa (di questo abbiamo appena parlato in un altro articolo: “Profilo Facebook: le informazioni coperte dalle impostazioni sulla privacy, per la legge non sono segrete”).

note

[1] Trib. Santa Maria Capua Vetere, sent. del 13.06.2013.

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1 Commento

  1. Mi viene una domanda: la stessa logica si applica anche alle email? Alla fine anche quella è corrispondenza privata, forse quella per antonomasia ai giorni d’oggi…

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