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Prescrizione penale: cos’è e come funziona

14 Novembre 2019 | Autore:
Prescrizione penale: cos’è e come funziona

Cos’è e come funziona la prescrizione nel diritto penale? Quali sono le cause di sospensione e di interruzione? Quanto tempo occorre per l’estinzione del reato?

Non si può essere imputati per sempre: è questo il concetto che sta alla base dell’istituto della prescrizione penale. In buona sostanza, a meno che non si tratti di delitti efferati e gravissimi, tutte le persone coinvolte in un procedimento penale hanno il diritto di sapere con certezza che, dopo un determinato periodo di tempo, la vicenda processuale terminerà, a prescindere dal riconoscimento della loro innocenza o colpevolezza. È questo il senso della prescrizione penale: non è giusto continuare a perseguire per legge qualcuno che ha commesso un crimine molto tempo addietro.

La prescrizione penale, però, non si applica ugualmente a tutti i reati: per i più gravi sono previsti tempi più lunghi, mentre per quelli di minor rilievo si tratta di tempistiche decisamente più ridotte. Inoltre, i termini della prescrizione potrebbe subire rilevanti allungamenti per via delle cause di sospensione e delle interruzioni. A partire dal 2020, poi, entrerà in vigore il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Insomma, c’è molto da dire a proposito della prescrizione penale.

Prescrizione: a cosa serve?

Perché un reato si prescrive? A cosa serve la prescrizione penale? Le ragioni sono essenzialmente due:

  • non è giusto che una persona, a causa dei ritardi e dei rallentamenti della giustizia, viva buona parte della propria esistenza nella condizione di imputato in un procedimento penale. È preciso diritto di chi è sospettato o accusato di un reato ottenere una sentenza in tempi celeri e, se questa non arriva, di veder terminare il processo per prescrizione, cioè per eccessivo decorso del tempo dal momento in cui il fatto fu commesso;
  • non ha senso punire una persona allorquando sia trascorsa un’infinità di tempo dalla commissione del fatto criminoso. Il trascorrere del tempo cancella l’impellente esigenza di giustizia, rendendo praticamente priva di senso la punizione di un fatto accaduto molti (troppi) anni prima.

Cos’è la prescrizione penale?

Tecnicamente parlando, la prescrizione è una causa di estinzione dei reati [1]: trascorso un determinato lasso di tempo senza che sia giunta una sentenza definitiva, il reato si estingue, con conseguente impossibilità del giudice di esprimersi sulla vicenda.

La prescrizione viene dichiarata dal giudice con sentenza; questo provvedimento, però, non dice nulla sull’effettiva responsabilità dell’imputato: in altre parole, la prescrizione non equivale né a un’assoluzione né a una condanna. Intervenuta la prescrizione, al giudice è semplicemente preclusa la possibilità di giudicare nel merito la responsabilità dell’imputato.

Dopo quanto tempo si prescrivono i reati?

La prescrizione è causa estintiva dei reati collegata al trascorrere del tempo: decorso un certo numero di anni, il reato si prescrive e il giudice non può fare altro che prenderne atto. Dopo quanto tempo si prescrivono i reati?

Secondo la legge, la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge, e comunque:

  • un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto;
  • un tempo non inferiore a quattro anni se si tratta di contravvenzione.

In pratica, la regola generale è che, per sapere entro quanto tempo un reato si estinguerà per prescrizione, bisognerà guardare alla pena massima con cui è punito. Facciamo qualche esempio.

Esempi di prescrizione penale

Il peculato (che possiamo definire come l’appropriazione indebita del pubblico ufficiale) è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi; di conseguenza, il peculato è un reato che si prescriverà dopo dieci anni e mezzo a partire dal momento in cui è stato commesso. Il tempo necessario alla prescrizione, dunque, combacia con quello previsto per pena massima del reato.

Un altro esempio. La truffa è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni; poiché la pena massima è di tre anni, a tale periodo dovrebbe corrispondere anche il tempo necessario a far maturare la prescrizione. Così non è: come detto nel paragrafo precedente, la prescrizione non può mai essere inferiore ai sei anni, ovvero a quattro anni, quando si tratta di contravvenzioni (le quali sono reati minori, come ad esempio il disturbo della quiete pubbliche o le molestie telefoniche).

Come funziona la prescrizione per i reati puniti con l’ergastolo?

Abbiamo detto che il tempo necessario affinché un reato si prescriva è identico a quello previsto per la sua punizione massima, tenuto conto del limite dei sei anni (quattro per le contravvenzioni) al di sotto del quale non si può mai andare.

Come funziona la prescrizione penale per i reati puniti con l’ergastolo, cioè con la pena della reclusione a vita? Ebbene, tali reati non cadono mai in prescrizione. Dunque, chi si macchia di un reato particolarmente grave, come quello di strage o di omicidio aggravato, potrà essere condannato senza limiti di tempo.

Decorrenza del termine di prescrizione

Qual è il momento in cui può cominciare a partire il conto alla rovescia per la prescrizione? Quand’è che può essere capovolta la clessidra contenente il tempo utile a far maturare questa causa estintiva? La regola generale [2] è che la prescrizione comincia a decorrere dal momento esatto in cui è stato commesso il crimine, a prescindere dal fatto che sia stato scoperto oppure che le indagini siano già cominciate.

In buona sostanza, ciò significa che, anche se un criminale ha commesso un furto e viene scoperto un anno dopo, il calcolo utile a determinare la prescrizione deve cominciare dal momento esatto in cui il fatto è stato commesso.

Il giorno primo febbraio Tizio, approfittando del momentaneo malfunzionamento dei metal detector posti all’ingresso, commette un furto in un centro commerciale. Solamente due mesi dopo, grazie al sistema di videosorveglianza, il proprietario dell’esercizio commerciale scopre il furto e sporge denuncia. La prescrizione decorre comunque dal primo febbraio, giorno in cui il fatto è stato commesso.

Alla regola appena detto si oppongono delle eccezioni: la più rilevante riguarda quella dei cosiddetti reati permanenti, cioè dei reati che, per essere tali, necessitano che la condotta si prolunghi nel tempo. L’esempio tipico è quello del sequestro di persona: per essere imputati di tale reato occorre aver privato qualcuno della libertà personale per un lasso di tempo apprezzabile. In questo caso, la prescrizione comincia il suo decorso solamente al termine della condotta colpevole. Facciamo un esempio.

Caio e Sempronio, per vendicarsi di un torto subito, rapiscono e sequestrano la figlia di un noto imprenditore, chiedendo in cambio della libertà un ingente riscatto. La vittima resta nelle mani dei sequestratori dal primo marzo fino alla fine di agosto, giorno in cui viene liberata. In un caso del genere, la prescrizione comincia a decorrere non dal primo marzo, giorno dell’inizio del reato, ma dalla fine di agosto, data della cessazione della condotta.

La sospensione della prescrizione penale

I termini di prescrizione penale che abbiamo visto sinora subiscono quasi sempre un prolungamento a causa del ricorrere dei casi di sospensione. La sospensione è istituto giuridico che comporta il congelamento del tempo necessario a far prescrivere un reato: questo significa che, per tutta la durata della sospensione, la prescrizione non va avanti, come se il tempo si fermasse.

Quali sono le cause della sospensione penale? È la legge [3] a stabilire i casi di sospensione; i più importanti sono quelli legati a ragioni di impedimento delle parti e dei difensori ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore.

In pratica, quando occorre un impedimento all’avvocato dell’imputato (malattia, impegno inderogabile in altro processo, astensione, ecc.) o all’imputato stesso (malattia, ecc.), il giudice, preso atto della veridicità dell’impedimento, è tenuto a rinviare l’udienza e a sospendere, per il termine massimo di sessanta giorni, il termine di prescrizione.

La sospensione può anche essere integrale, nel senso che, da un’udienza all’altra, la prescrizione resta completamente bloccata, nel caso in cui vi sia un’espressa richiesta dell’avvocato: ad esempio, il difensore potrebbe chiedere al giudice un rinvio per meglio preparare la discussione oppure per rinvenire un importante documento da produrre, oppure per tentare il bonario componimento con la persona offesa.

La prescrizione resta sospesa anche nel caso in cui l’imputato sia assente perché irreperibile e il giudice disponga la sospensione per consentire alle autorità di effettuare nuove ricerche.

La sospensione della prescrizione dopo il primo grado

Per evitare che buona parte dei processi penali andasse prescritta, con la conseguenza di frustrare le esigenze di giustizia, negli ultimi anni si è assistito a molteplici ritocchi della disciplina della sospensione della prescrizione, modifiche che hanno riguardato prevalentemente i gradi di giudizio successivi al primo. Vediamo di cosa si tratta.

La sospensione della prescrizione in caso di condanna

A seguito della ben nota riforma Orlando del 2017 [4], la prescrizione resta sospesa per un termine non superiore a un anno e mezzo:

  1. dal termine previsto dalla legge per il deposito della motivazione della sentenza di condanna di primo grado, anche se emessa in sede di rinvio, sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio;
  2. dal termine previsto dalla legge per il deposito della motivazione della sentenza di condanna di secondo grado, anche se emessa in sede di rinvio, sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza definitiva.

In pratica, all’imputato condannato in primo grado si applica la sospensione della prescrizione, per un periodo non inferiore a un anno e mezzo, nell’intervallo di tempo che va da una sentenza all’altra, cioè dalla condanna di primo grado alla successiva sentenza d’appello. Stessa cosa accade tra la sentenza di secondo grado e quella della Cassazione.

Il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio

A partire dal primo gennaio 2020 entrerà in vigore una legge [5] che, cancellando la precedente riforma Orlando, introdurrà per la prima volta in Italia il blocco della prescrizione a seguito della sentenza di primo grado.

Secondo la nuova riforma, dunque, il corso della  prescrizione rimane sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o  del  decreto di  condanna fino alla data di esecutività della sentenza che  definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna.

Insomma: addio prescrizione, a meno che essa non maturi già durante il primo grado di giudizio.

L’interruzione della prescrizione penale

Oltre alla sospensione, anche l’interruzione allunga i tempi ordinari della prescrizione. Mentre la sospensione comporta un blocco dei termini, l’interruzione causa l’azzeramento del tempo decorso fino a quel momento. In altre parole, l’interruzione fa cominciare di nuovo daccapo il termine utile al maturare della prescrizione.

Quali sono le cause di interruzione della prescrizione? Lo dice la legge [6]:

  • l’ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo o dell’arresto;
  • l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, su delega del pubblico ministero, o al giudice;
  • l’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio;
  • il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione;
  • la richiesta di rinvio a giudizio;
  • il decreto di fissazione della udienza preliminare;
  • l’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato;
  • il decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena;
  • la presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo;
  • il decreto che dispone il giudizio immediato;
  • il decreto che dispone il giudizio;
  • il decreto di citazione a giudizio.

Abbiamo detto che la prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno della interruzione. Ciononostante, per evitare che le cause interruttive rendessero praticamente interminabile il tempo necessario a prescrivere, la legge ha stabilito un limite inderogabile: in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere [7].

Tizio è imputato per furto. Il termine di prescrizione è di sei anni; tuttavia, a causa della lentezza delle indagini, il decreto che dispone il rinvio a giudizio viene emesso solamente diversi anni dopo il fatto. Il reato si prescriverà, dunque, entro sette anni e mezzo dal momento in cui il delitto fu consumato. Il calcolo si ottiene così: sei anni di prescrizione ordinaria aumentati di un anno e mezzo (tempo pari a ¼ della prescrizione).


note

[1] Art. 157 cod. pen.

[2] Art. 158 cod. pen.

[3] Art. 159 cod. pen.

[4] Legge n. 103 del 23 giugno 2017.

[5] Legge n. 3 del 9 gennaio 2019.

[6] Art. 160 cod. pen.

[7] Art. 161 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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