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Ticket: cambia qualcosa?

14 Novembre 2019 | Autore:
Ticket: cambia qualcosa?

La manovra economica del Governo ha modificato la spesa sanitaria a carico dei cittadini? Come funzionerà la compartecipazione legata al reddito?

L’altalena del Governo durante l’approvazione della Legge di Bilancio 2020 è andata su e giù più volte sulla riforma del ticket sanitario. E alla fine si è fermata a metà tra il vero cambiamento più volte annunciato dal ministro della Salute Roberto Speranza ed il vecchio sistema. Tra accelerazioni e passi indietro, sul ticket cambia qualcosa? In parte sì, in parte toccherà aspettare – ben che vada – ancora un anno. È il tempo richiesto dal ministro per rifinire la riforma che potrebbe far risparmiare a molti contribuenti sulla spesa per visite, esami e medicinali e che farebbe, invece, spendere di più a chi guadagna di più.

Il cambiamento che, secondo il Governo, dovrebbe garantire una maggiore accessibilità al sistema sanitario, consisterà nel legare il ticket al reddito degli utenti, secondo la classica regola «chi ne ha di meno pagherà di meno e chi ne ha di più pagherà di più». Prima che questo principio diventi realtà, cambierà qualcosa sul ticket con l’abolizione del superticket, quei 10 euro che ancora si versano in più in determinate regioni per avere una prestazione sanitaria.

Ciò che non è ancora ben definito è il capitolo esenzioni. Probabile che tutto resti così com’è, visto che le agevolazioni potrebbero arrivare dalla riforma che rivede la compartecipazione degli utenti alla spesa sanitaria.

Comunque, vediamo nel dettaglio il ticket: cosa cambia sicuramente e cosa potrebbe cambiare dal 2020.

Ticket sanitario: come funziona oggi

Come già saprai, il ticket sanitario è una quota di partecipazione diretta degli utenti del Ssn alla spesa pubblica derivata dalle prestazioni per l’assistenza sanitaria che fornisce lo Stato agli utenti. È in tutto e per tutto una tassa, insomma.

Il ticket prevede ad oggi delle esenzioni per:

  • reddito;
  • invalidità civile (con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 66%);
  • malattie croniche o rare;
  • età (minori di 6 anni oppure over 65) purché appartenenti ad un nucleo familiare con reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro.

Indipendentemente da tutto ciò, ci sono dei casi in cui non si paga mai il ticket sanitario, e cioè per:

  • esami strumentali e di laboratorio organizzati dalla Regione per programmi di diagnosi precoce e prevenzione (ad esempio la mammografia per la diagnosi del tumore al seno, il Pap test per il tumore alla cervice uterina, ecc.);
  • esami per la tutela della salute collettiva, obbligatori per legge in casi di epidemie;
  • le prestazioni dei pediatri;
  • le prestazioni del medico di famiglia;
  • ricoveri ospedalieri, ordinari o in day-hospital;
  • alimenti destinati a categorie particolari (es. alimenti senza glutine alle persone affette da celiachia) e dispositivi medici per persone affette da diabete (aghi, strisce reattive, penne pungidito, misuratori della glicemia, ecc.);
  • le protesi, le ortesi e gli ausili tecnologici destinati alle persone con disabilità.
  • donazioni di sangue, organi e tessuti;
  • vaccini e vaccinazioni obbligatorie per legge;
  • analisi del sangue per accertamento da Hiv (Aids);
  • prestazioni in pronto soccorso con codice rosso (paziente molto critico), giallo (paziente mediamente critico), verde (paziente poco critico). Si pagam invecem il ticket per il codice bianco (prestazioni non urgenti).

Se vuoi approfondire tutto quello che c’è da sapere sulle esenzioni dal pagamento del ticket, ti invitiamo a leggere la nostra guida.

Ticket sanitario: cosa cambierà?

Se il ministro della Salute, Roberto Speranza, porterà avanti la sua idea, ci sarà un riordino del ticket sanitario. Non nell’immediato, però, come aveva ipotizzato lo stesso ministro alle prime battute della Legge di Bilancio 2020. Molto probabilmente toccherà aspettare la prossima manovra. Per cui, e per rispondere a chi si chiede se sul ticket cambia qualcosa, bisogna dire: no. Non adesso.

Qualcosa dovrebbe, comunque, muoversi entro il 31 marzo 2020. Prima di quella data è prevista l’approvazione di un decreto firmato dai ministri della Salute e dell’Economia con cui verranno individuate le nuove quote di compartecipazione (cioè i nuovi importi del ticket) per le prestazioni specialistiche e di diagnostica. In particolare, il decreto identificherà le prestazioni esenti e le esenzioni a beneficio dei soggetti «vulnerabili e privi di reddito».

Il provvedimento, inoltre, dovrebbe tenere conto della presenza di malattie croniche e invalidanti o di malattie rare, nonché il riconoscimento di invalidità o l’appartenenza a categorie protette.

L’obbligo di pagamento del ticket – sempre secondo le intenzioni del ministro Speranza – sarà legato al reddito familiare equivalente rapportato al numero dei componenti del nucleo familiare. In pratica, la somma dei redditi di tutti i componenti del nucleo, al netto dell’Irpef, aumentata del 20% del valore complessivo del patrimonio ad eccezione della prima abitazione. Tutto ciò si dovrebbe tradurre nel solito criterio: un costo inferiore per chi ha un reddito più basso ed uno superiore per chi guadagna di più. Verrà, infine, fissato un tetto massimo di spesa oltre il quale non si pagherà più il ticket.

Abolizione del superticket sanitario

Confermata, poi, l’abolizione dei superticket sanitario di 10 euro che si paga in alcune regioni. Questo vuol dire che se oggi paghi 36 euro di ticket più altri 10 di superticket per fare un esame diagnostico, domani ti costerà «soltanto» 36 euro.

Ma domani quando? Per «domani», in questo caso, si intende a partire dal 1° settembre 2020. Il Governo compenserà le minori entrate mettendo il prossimo anno 185 milioni di euro nel fabbisogno standard della sanità e 554 milioni di euro nel 2021.


note

Autore immagine: 123rf.com


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