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Successione nel possesso: ultime sentenze

5 Dicembre 2019
Successione nel possesso: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: successione nel possesso; legittimo esercizio delle azioni possessorie; domanda di reintegrazione nel possesso; configurabilità di un’accettazione implicita o tacita dell’eredità.

Successione nel possesso: prova

In caso di successione nel possesso ex art. 1146 cc, occorre che, oltre al possesso del dante causa, sia positivamente riscontrato anche il possesso del successore che agisce in giudizio. Mentre, occorre rilevare, che l’apertura della successione in sé considerata è atto prodromico al trasferimento del diritto ma non del possesso che è una situazione di fatto.

Tribunale Roma sez. V, 05/02/2019, n.2533

La sentenza di reintegrazione 

In tema di azioni possessorie la regola indicata dall’art. 1169 c.c. – il quale dispone che “la reintegrazione si può domandare anche contro chi è nel possesso in virtù di un acquisto a titolo particolare, fatto con la conoscenza dell’avvenuto spoglio” è dettata per il caso in cui la successione nel possesso a titolo particolare nei confronti dell’autore dello spoglio avvenga prima della proposizione della domanda di reintegrazione nel possesso.

Al contrario, qualora la successione nel possesso a titolo particolare avvenga in epoca successiva, opera la norma di cui all’art. 111 c.p.c., in particolare il comma 4, in forza del quale la sentenza ha effetto anche nei confronti dell’avente causa, senza che assuma rilievo la sua condizione soggettiva di buona o mala fede.

Deriva da quanto precede, pertanto, che la sentenza con cui si accerta che l’attore era nel possesso del bene e che lo spoglio lo ha indebitamente privato di possesso, non obbliga solamente l’autore dello spoglio, convenuto nel giudizio di reintegrazione, a restituire lo spogliato nella situazione possessoria anteriore. Infatti, l’accertamento contenuto nella sentenza fa stato a ogni effetto anche verso gli aventi causa dell’autore dello spoglio ex art. 2909 c.c. e la sentenza di reintegrazione vale come titolo esecutivo allo stesso modo in confronto dell’autore dello spoglio, e di quanti gli siano succeduti nel possesso del bene e, ove il trasferimento sia dopo la richiesta di tutela possessoria, a prescindere dalla loro conoscenza o meno di tale spoglio.

Cassazione civile sez. II, 25/10/2016, n.21540

Giustificare la proprietà del bene

L’attore che esercita l’azione di rivendicazione è tenuto, a norma dell’art. 2697 c.c. a fornire la prova rigorosa del vantato dominio e quindi a giustificare la proprietà del bene risalendo, anche attraverso i propri danti causa, ad un acquisto a titolo originario, ovvero dimostrando il compimento dell’usucapione, anche in virtù di un’eventuale successione nel possesso, a nulla valendo la sola produzione documentale del contratto di compravendita in virtù del quale egli si assume proprietario.

Tribunale Roma sez. V, 07/01/2015, n.251

Successione nel possesso: morte dell’usuario di immobile

In caso di morte dell’usuario di un immobile, con conseguente estinzione del diritto d’uso dovuta alla sua intrasferibilità “mortis causa” è inapplicabile, in favore degli eredi che siano subentrati nel godimento del bene, la successione nel possesso, agli effetti dell’art. 1146 c.c.

Cassazione civile sez. II, 12/10/2012, n.17491

Successione nel possesso a titolo particolare

In tema di azioni possessorie, la regola indicata dall’art. 1169 c.c. è da intendersi dettata per il caso in cui la successione nel possesso a titolo particolare nei confronti dell’autore dello spoglio avvenga prima che contro costui sia proposta la domanda di reintegrazione nel possesso.

Allorquando, invece, la successione nel possesso a titolo particolare avvenga dopo la proposizione della domanda di reintegrazione nei confronti dell’autore dello spoglio, non rileva la situazione soggettiva da parte dell’avente causa, perché, a protezione dell’attore e a garanzia dell’effettività della tutela giurisdizionale, opera la norma di cui all’art. 111 c.p.c. e in particolare quella di cui al comma 4, secondo cui la sentenza ha effetto anche nei confronti dell’avente causa.

Cassazione civile sez. III, 27/07/2012, n.13377

Prova della qualità di eredi

Per effetto di una “fictio iuris”, il possesso del “de cuius” si trasferisce agli eredi i quali subentrano nel possesso del bene senza necessità di una materiale apprensione, occorrendo solo la prova della qualità di eredi. Il principio della continuità nel possesso tra il “de cuius” e l’erede consente a quest’ultimo, pur in assenza della materiale apprensione dei beni ereditari, il legittimo esercizio delle azioni possessorie.

Cassazione civile sez. II, 18/05/2001, n.6852

Successione nel possesso: l’operatività

L’operatività della successione nel possesso (di cui all’art. 1146, comma 1, c.c.) presuppone l’esistenza in capo al “de cuius” del possesso della “res”, il quale, secondo la nozione fornitane dall’art. 1140 c.c., si identifica nella manifestazione di un potere di fatto sulla cosa corrispondente all’esercizio di un diritto reale. Ne consegue che ove la “successio possesionis” sia negata da colui nei cui confronti essa sia fatta valere è onere dell’erede dimostrare l’esistenza in capo al “de cuius” del suddetto rapporto di fatto con il bene in contestazione.

(Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto inidonee a fornire la necessaria prova del possesso del “de cuius” le cartelle esattoriali a questo intestate concernenti il pagamento di un tributo immobiliare sul bene in contestazione, sul principale rilievo che tali documenti potevano al più costituire elementi indiziari della situazione possessoria apprezzabili ai fini della positiva valutazione di altre e più qualificanti risultanze probatorie).

Cassazione civile sez. II, 29/03/2001, n.4630

Qualità di erede non acquistata

Il chiamato all’eredità il cui diritto di accettazione sia prescritto non può invocare a proprio favore una successione nel possesso che presuppone la qualità di erede non acquistata.

Cassazione civile sez. II, 30/10/1992, n.11831

Successione nel possesso del de cuius: il chiamato all’eredità

Il chiamato all’eredità, che possegga i beni ereditari, può invocare la propria successione nel possesso del de cuius, anche ai fini dell’usucapione, ai sensi dell’art. 1146 c.c., a condizione che abbia assunto la qualità di erede, accettando la eredità, ferma restando la configurabilità di un’accettazione implicita o tacita, ove il suo comportamento evidenzi la volontà di continuare il possesso esercitato dal dante causa.

Cassazione civile sez. II, 30/06/1987, n.5747



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