Vecchie multe condonate: cancellati i debiti arretrati

14 Novembre 2019
Vecchie multe condonate: cancellati i debiti arretrati

Addio cartelle di pagamento per contravvenzioni stradali: la sanatoria stabilita dalla pace fiscale si applica anche alle sanzioni amministrative.

Non ci sono solo il bollo auto ed il canone Rai, la spazzatura e l’Imu per gli appartamenti più piccoli: nel calderone dello stralcio dei debiti tributari – la cosiddetta pace fiscale – sono finite anche le contravvenzioni stradali non pagate, quelle che dal 2000 al 2010 sono state iscritte a ruolo e intimate agli automobilisti tramite la cartella di pagamento. Sono gli effetti del decreto fiscale dell’anno scorso (Dl 119/2018) che ha spazzato via i debiti con l’agente per la riscossione fino a mille euro. 

Vecchie multe condonate, quindi, già dall’anno scorso. Chi riceve una cartella esattoriale non deve pagare e può richiedere lo sgravio direttamente allo sportello, con raccomandata o con pec. Chi, invece, l’ha già ricevuta può ignorarla.

Ma come fare a capire quali sono le vecchie multe condonate?

Bisogna prendere la cartella esattoriale e aprirla alla pagina ove è riportato l’estratto dei debiti. Dopodiché, bisogna selezionare tutti gli importi iscritti a ruolo tra il 2000 e il 2010: il dato è riportato su un’apposita colonna dell’elenco. Una volta individuate le singole voci, bisogna verificare che non siano di importo superiore a 1.000 euro, cosa abbastanza scontata per le contravvenzioni stradali che, di norma, arrivano a massimo 500 euro.

Non solo. Chi ha già iniziato una causa per impugnare la cartella contenente la multa ha diritto a chiudere la controversia senza pagare un euro. Lo ha detto un’ordinanza della Cassazione [1], resasi evidentemente necessaria per la scarsa diligenza dell’esattore nel cancellare i debiti. La causa per contestare le cartelle di pagamento deve essere stata avviata tra il 10 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010. 

Cancellazione delle multe

L’articolo 4 del Dl 119/2018, convertito nella legge 136/2018, prevede in effetti lo stralcio dei debiti di importo residuo fino a 1.000 euro risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione in quel periodo, ancorché riferiti alle cartelle per le quali c’è già stata richiesta di rottamazione. Non ci sono distinzioni legate all’origine del debito.

Come scrive Il Sole 24 Ore questa mattina in edicola: «lo stralcio dei debiti, pur lapalissiano nel suo contenuto, non ha impedito al soggetto incaricato della riscossione di avviare inutili e dispendiosi contenziosi anche, addirittura, per cartelle che sono già annullate in automatico dalla legge. Tanta chiarezza ha spinto la Cassazione a chiudere la causa citando letteralmente la norma e subito dopo constatando semplicemente che «il debito in esame, relativo a cartelle di pagamento notificate tra il 2000 e il 2005, rientra nello stralcio, posto che il valore è, per ciascuna cartella, inferiore a mille euro».

Nuovi problemi e nuove cause

Potrebbe sembrare tutto molto semplice e chiaro. Ma le cose sono andate diversamente. Quando l’Agenzia delle Entrate ha annullato le cartelle al 31 dicembre 2018, nessuna comunicazione è stata inviata ai contribuenti. «Ragione sufficiente a mandare in confusione coloro che hanno continuato a vedersi recapitare cartelle di pagamento relative a debiti in realtà già condonati».

In realtà, i contribuenti avevano diritto a vedersi automaticamente cancellati i debiti vecchi, da parte di Agenzia Entrate Riscossione, senza dover prendere alcuna iniziativa o, peggio, dover ricorrere al giudice per ottenere la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Ma così non è stato, non almeno per tutti. Di qui, un’ulteriore valanga di contenziosi.



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