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I fratelli hanno diritto a quote ereditarie?

23 Novembre 2019
I fratelli hanno diritto a quote ereditarie?

Una signora molto anziana, vedova e senza figli, muore senza lasciare testamento. Le succedono numerosi fratelli e sorelle. Prima di morire donò un appartamento ad un nipote. Di questa donazione si deve tenere conto (mediante collazione) per il calcolo delle quote spettanti ai fratelli?

Per rispondere ai suoi quesiti occorre fare le seguenti premesse e precisazioni:

  • solo in favore del coniuge, dei figli (e dei loro discendenti) e degli ascendenti del de cuius la legge prevede quote di riserva; in altri termini soltanto al coniuge, ai figli (e ai loro discendenti) e agli ascendenti (in assenza di figli) spetta il diritto ad una quota del patrimonio del defunto;
  • coniuge, figli e ascendenti del de cuius sono definiti legittimari (o riservatari o successori necessari) e nel caso in cui il de cuius, con le disposizioni contenute nel suo testamento e/o con le donazioni disposte in vita, non abbia rispettato le quote a loro spettanti, essi avranno la possibilità di avviare un’azione di riduzione per porvi rimedio;
  • non esistono, perciò, quote del patrimonio del defunto riservate ai fratelli e perciò il de cuius che non abbia coniuge, figli o ascendenti è libero di destinare con il suo testamento (ed anche con le donazioni fatte in vita) l’intero suo patrimonio anche eventualmente ad estranei (cioè a persone non legate a lui da vincoli di parentela o affinità);
  • nel caso in cui il de cuius non abbia lasciato testamento, è direttamente la legge a stabilire le quote spettanti agli eredi: dagli articoli 570 e 582 del Codice civile si ricava che a colui che muore senza lasciare figli, né genitori, né altri ascendenti, né coniuge, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali;
  • la collazione è l’atto con cui il coniuge e i discendenti del de cuius (solo loro e nessun altro erede) sono obbligati (salva dispensa) a conferire, una volta che abbiano accettato l’eredità, le liberalità ricevute in vita dal defunto per evitare lesioni delle quote di riserva ed assicurare, tra loro, la parità di trattamento nella ripartizione del patrimonio ereditario.

Fatte queste premesse e sulla base di esse, nel suo caso:

  • non esistono quote di riserva a vantaggio dei fratelli (e dei discendenti di alcuni di essi premorti) della de cuius (la defunta avrebbe potuto destinare con testamento tutto il patrimonio anche ad uno solo degli eredi o anche ad un estraneo ed era anche libera di destinare in vita, con donazioni, tutto il patrimonio ad un singolo erede o ad un estraneo);
  • i fratelli (e i nipoti) succedono alla de cuius ai sensi degli articoli 570 e 582 del Codice civile;
  • nessuno degli eredi della de cuius è obbligato oggi alla collazione in quanto agli attuali eredi (che non hanno diritto ad alcuna quota di riserva) spettano solo le quote stabilite dalla legge calcolate su ciò che costituiva il patrimonio della de cuius al momento della sua morte (dato che, appunto, alla collazione sono tenuti solo il coniuge ed i discendenti della de cuius con la finalità di mantenere tra essi – e solo rispetto ad essi – la proporzionalità di quote stabilite nel testamento o nella legge);
  • pertanto la donazione fatta dalla de cuius al nipote è perfettamente valida ed efficace e non è soggetta a collazione.

Articolo tratto da consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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