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Pignoramento libretto postale cointestato

14 Novembre 2019
Pignoramento libretto postale cointestato

Come funziona l’esecuzione forzata su un libretto di risparmio intestato a due o più persone: il pignoramento nei limiti delle quote di proprietà del debitore fa salva la prova contraria. 

Dopo aver trattato il tema del pignoramento del libretto postale della pensione, è il turno di un altro tipico salvadanaio: il libretto postale cointestato. 

In realtà, la natura di questo strumento non è differente da un normale libretto postale, con la sola particolarità data dal fatto che l’intestatario del rapporto non è un solo soggetto, ma più di uno. 

La cointestazione, di solito, viene fatta in favore di un familiare per consentire a questi di effettuare operazioni sul conto anche in modalità disgiunta: un valido aiuto per chi è anziano e non si può muovere di casa. Si tratta, quindi, il più delle volte, di una cointestazione fittizia. L’effettivo titolare del denaro resta solo uno, mentre l’altro viene delegato dal primo ad eseguire pagamenti e prelievi. È anche una valida alternativa alla semplice delega, che anticipa il trasferimento della proprietà rispetto alla successione ereditaria.

Ebbene, quanto influisce questa situazione di contitolarità (effettiva o simulata) nei rapporti con i creditori? Entro quali limiti è possibile il pignoramento del libretto postale cointestato? Ecco alcuni chiarimenti sul caso.

Cos’è un libretto postale?

Il libretto postale è una sorta di salvadanaio ove depositare il proprio denaro. Come il conto corrente, è dotato di un Iban e consente di fare prelievi e versamenti (non necessariamente tramite contanti, ma anche da altri conti correnti). Rispetto al conto, le spese di gestione del libretto postale sono molto basse, ma altrettanto bassi sono gli interessi attivi, insufficienti perciò a neutralizzare gli effetti dell’inflazione. In verità, oggi, neanche i conti correnti garantiscono più gli interessi.

Il principale vantaggio dei libretti postali è che sono garantiti dallo Stato: il titolare, quindi, non rischia mai di perdere il proprio denaro. 

Per un libretto con almeno 5mila euro, si paga un’imposta annuale di 32,20 euro; in tutti gli altri casi, l’imposta arriva a 100 euro.

Disponibili in varie tipologie, a seconda delle esigenze familiari, i libretti consentono di eseguire operazioni (come versamenti e prelievi) in tutti gli uffici postali del territorio italiano. In più, garantiscono la disponibilità di una Carta Libretto che funziona come un normale bancomat: tramite essa si può prelevare contanti presso gli sportelli Postamat.

Cos’è un libretto postale cointestato?

Nel libretto postale cointestato, la proprietà del denaro si presume divisa, per pari quote, tra i cointestatari. Così, ad esempio, in un libretto intestato a due persone ciascuna delle due vanterà il 50% dei risparmi in deposito. 

È, tuttavia, possibile dimostrare il contrario, ossia che la cointestazione è fittizia. Ciò avviene quando il beneficiario del denaro presente sul libretto è un solo soggetto. Si pensi alla pensione accreditata sul libretto di un’anziana che ha nominato la figlia come cointestataria affinché prelevi le somme allo sportello per la gestione della casa e il pagamento delle medicine. In ipotesi del genere, dinanzi ad una eventuale azione del cointestatario che pretenda la metà dei risparmi, chiunque può eccepire la simulazione della cointestazione stessa.  

Il rapporto tra le parti e le Poste, invece, è caratterizzato dalla cosiddetta «solidarietà attiva»: in buona sostanza, ciascun cointestatario può prelevare anche più della propria quota senza che il dipendente dello sportello possa frapporre contestazioni. Né l’altro titolare, cui sia stata sottratta la sua parte di denaro, potrà chiedere la restituzione delle somme alle Poste non essendo quest’ultima tenuta a effettuare verifiche sul rispetto delle quote. 

Come avviene il pignoramento del libretto postale cointestato?

Come ogni pignoramento di crediti detenuti presso banche o altri intermediari finanziari, il pignoramento del libretto postale cointestato avviene nelle forme del pignoramento presso terzi. Il creditore viene a conoscenza dell’esistenza del libretto dopo aver consultato l’anagrafe tributaria, su autorizzazione del presidente del tribunale, dopo la notifica dell’atto di precetto (ultimo avviso a pagare prima del pignoramento).

La validità della procedura è subordinata alla notifica dell’atto di pignoramento sia alle Poste che a tutti i cointestatari del libretto (non è indicata una successione di date).

In presenza di un libretto cointestato a due persone, delle quali solo una è il debitore esecutato, il creditore potrà pignorare solo la metà dei soldi depositati sul libretto stesso. A meno che il creditore non dia dimostrazione che la cointestazione è fittizia. Così, ad esempio, il creditore che riesca a dimostrare che il libretto è alimentato solo dalla pensione, dallo stipendio o comunque dai risparmi del contitolare-debitore potrà estendere il pignoramento all’intero deposito e non solo al 50%.  

Al contrario, se il debitore pignorato non è l’effettivo intestatario delle somme depositate, l’altro cointestatario potrà proporre opposizione all’esecuzione forzata e impedire qualsiasi tipo di pignoramento.

Marta ha cointestato il proprio libretto con la pensione alla figlia Roberta, la quale però ha una serie di debiti con l’esattore. L’esattore pignora il 50% del libretto cointestato, ma Marta riesce a far cancellare tale pignoramento dimostrando che sul libretto vengono accreditate solo le mensilità della propria pensione.

Restano fermi i limiti previsti in materia di pignoramenti di pensione e stipendi, limiti pari a un quinto dei ratei mensili accreditati. In questi casi, pertanto:

  • quanto ai risparmi già presenti sul conto alla data di notifica del pignoramento, il blocco potrà interessare solo le somme eccedenti il triplo dell’assegno sociale, ridotte a metà proprio per via della cointestazione;
  • quanto, invece, ai successivi accrediti di stipendi e pensioni, se questi sono imputabili al debitore esecutato potranno essere pignorati nei limiti di un quinto; se, invece, imputabili al cointestatario non debitore non potranno essere pignorati. 


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