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Scioglimento del matrimonio: ultime sentenze

16 Novembre 2021
Scioglimento del matrimonio: ultime sentenze

Accertamento delle condizioni per lo scioglimento del matrimonio.

Quali sono i presupposti necessari per lo scioglimento del vincolo coniugale? Quando va accolta la domanda di scioglimento del matrimonio? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Scioglimento del matrimonio: fondatezza della domanda

E’ fondata e meritevole di accoglimento la domanda di scioglimento del matrimonio laddove al momento del deposito del ricorso lo stato di separazione risulti protratto ininterrottamente per i termini di legge a far tempo dalla comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale ai sensi dell’art. 3, c. 2, lett. b) L. 898/70. La continuità dello stato di separazione si presume nel caso in cui la domanda di divorzio sia presentata congiuntamente da entrambi i coniugi.

Tribunale Torino, Sezione 7, Civile, Sentenza 13 luglio 2021 n. 3496

Criteri per la quantificazione dell’assegno di mantenimento

In tema di scioglimento del matrimonio, in merito alla domanda relativa alla quantificazione del contributo del padre per il mantenimento della figlia, maggiorenne ma non economicamente autosufficiente e convivente con la madre, occorre effettuare una valutazione in ordine ai redditi ed al patrimonio dei coniugi. Giova rilevare, a tal riguardo, che i genitori, seppur benestanti, non sono tenuti a consumare tutto il loro reddito per il mantenimento dei figli, essendo sufficiente che assicurino loro la realizzazione delle loro inclinazioni personali e professionali. L’eventuale inadempimento al pagamento del mantenimento ordinario e delle spese straordinarie ben può essere oggetto di recupero a mezzo di esecuzione forzata su soggetto pienamente solvibile.

Tribunale Firenze, Civile, Sentenza 27 agosto 2021 n. 2135

Violazioni degli obblighi di assistenza familiare

Il delitto di omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli, previsto dall’articolo 570-bis del Cp, è configurabile anche in caso di violazione degli obblighi di natura patrimoniale stabiliti nei confronti di figli minori nati da genitori non legati da vincolo formale di matrimonio (la Corte ha chiarito, in particolare, quanto ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore del Dlgs 1° marzo 2018 n. 21, che vi è continuità normativa tra la fattispecie prevista dall’articolo 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54 e quella prevista dall’articolo 570-bis del Cp).

Corte di Cassazione, Sezione 6, Penale, Sentenza 25 maggio 2021 n. 20721

La riconciliazione tra coniugi

Per provare la riconciliazione tra coniugi separati, considerati gli effetti da essi derivanti, non è sufficiente che i medesimi abbiano ripristinato la convivenza, essendo invece necessaria la ripresa dei rapporti materiali e spirituali, caratteristici della vita coniugale.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Civile, Ordinanza 21 maggio 2021 n. 14037

Accoglimento domanda di scioglimento del matrimonio

La domanda di scioglimento del matrimonio è meritevole di accoglimento, allorché risulti integrata la fattispecie di cui all’art. 3 n. 2 lett. b) della L. n. 898 del 1970, successivamente modificata. Ciò accade, quando, come nella fattispecie, risulti provata l’esistenza di un verbale di separazione consensuale omologato; la domanda sia stata proposta quando lo stato di separazione si era ormai protratto ininterrottamente per i termini di legge a far tempo dalla comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale e sia dimostrato che la comunione spirituale e materiale fra i coniugi non può essere più ricostituita.

Tribunale Torino, Sezione 7, Civile, Sentenza 18 febbraio 2021 n. 808

Domanda di scioglimento del matrimonio: requisiti

Deve essere accolta la domanda di scioglimento del matrimonio allorché sussistano i requisiti richiesti dall’art. 3, n. 2, lett. b) della legge n. 898 del 1970. Nella fattispecie si evidenziava come il solo ricorrente era comparso innanzi al Presidente del Tribunale, nel giudizio di separazione e che da tale data fino alla proposizione del ricorso divorzile, era decorso un periodo superiore a dodici mesi, durante i quali, come da attendibile dichiarazione del ricorrente, non smentita dalla resistente, la separazione si era protratta ininterrottamente e la convivenza non era mai ripresa.

La persistenza di uno stato di separazione da oltre dodici mesi, la conduzione di vite del tutto autonome, l’assenza di qualsivoglia rapporto, la proposizione e la continuazione del giudizio di divorzio, il fallimento del tentativo di conciliazione esperito dinanzi al Presidente del Tribunale, unitamente al sostanziale disinteressamento al giudizio da parte della resistente, palesato dalla sua mancata costituzione, costituivano certamente evidenti manifestazioni dell’indisponibilità dei coniugi ad una riconciliazione e della completa impossibilità della ricostituzione della comunione materiale e spirituale tra i coniugi, sulla quale il matrimonio deve fondarsi.

Tribunale Vasto, Civile, Sentenza 13 febbraio 2021 n. 38

Ripresa della convivenza

La ripresa della convivenza per un lungo periodo – nel caso otto anni – da parte di una coppia in regime di separazione rende improcedibile la successiva domanda di scioglimento del matrimonio. Né l’aver comunque ottenuto dal Tribunale un decreto di modifica della condizioni di separazione ha valore di giudicato sulla mancata riconciliazione.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Civile, Ordinanza 16 giugno 2020 n. 11636

Domanda di scioglimento del matrimonio: improcedibilità

È improcedibile la domanda di scioglimento del matrimonio se i coniugi dopo la separazione sono tornati a vivere insieme per anni, pur avendo altre soluzioni abitative. Ai fini dell’avvenuta riconciliazione non conta il fatto che dormissero in letti separati né che trascorressero le vacanze da soli. Nel caso di specie, la riconciliazione era durata circa 8 anni per poi interrompersi nuovamente perché il marito non aveva mantenuto la promessa di terminare la relazione extraconiugale.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Civile, Ordinanza 16 giugno 2020 n. 11636

Scioglimento del matrimonio: giurisdizione

Le disposizioni dei Regolamenti CE n. 2201/2003 e della Direttiva n. 4/2009 hanno carattere settoriale, dettando norme sulla giurisdizione con esclusivo riferimento a specifiche tipologie di domande (in materia di scioglimento del matrimonio, di responsabilità genitoriale e di obbligazioni di mantenimento); ne consegue una frammentazione dei diversi criteri di giurisdizione astrattamente operanti nell’ambito della medesima controversia in cui siano formulate più domande, attenuata dal principio di c.d. concentrazione che riconduce le domande accessorie alla competenza del giudice chiamato a decidere sull’azione di stato proposta in via principale.

Tribunale Novara, 16/05/2019

Scioglimento del matrimonio: diritto della prole al mantenimento

A seguito della separazione personale tra coniugi (e a maggior ragione della pronuncia di scioglimento del matrimonio, identica essendo la ratio), anche la prole ha diritto ad un mantenimento tale da garantire un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia ed analogo per quanto possibile a quello goduto in precedenza, continuando a trovare applicazione l’art. 30 Cost. che, imponendo il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i genitori a far fronte ad una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario e sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione, fin quando l’età dei figli stessi lo richieda, di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione.

Tribunale Rieti, 04/10/2019, n.706

Scioglimento del matrimonio e processo di divorzio

Nel processo di divorzio non trovano applicazione gli articoli 183 e 190 del codice di procedura civile, venendo in rilievo la disciplina speciale di cui all’articolo 4 della legge n. 898 del 1970 (come modificato dall’articolo 8 della legge n. 74 del 1987) volta ad accelerare la procedura di accertamento dei presupposti dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio, al fine di impedire condotte defatigatorie e ostative del convenuto, e in virtù della quale è riservata al giudice istruttore la possibilità di rimettere la causa al collegio per l’emissione della sentenza non definitiva relativa allo status quando la causa debba proseguire per la determinazione dell’assegno. Tali principi trovano applicazione anche nelle ipotesi in cui siano contestati i presupposti per la dichiarazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Cassazione civile sez. VI, 26/07/2019, n.20323

Declaratoria di inammissibilità della domanda nel giudizio di divorzio

La declaratoria di inammissibilità della domanda volta al riconoscimento dell’assegno di divorzio, proposta tardivamente nel giudizio relativo allo scioglimento del vincolo matrimoniale, non ne limita la proponibilità in separato giudizio, ai sensi dell’art. 9 della l. n. 898 del 1970, pur in mancanza di fatti sopravvenuti, trattandosi di pronuncia processuale inidonea alla produzione del giudicato perché impeditiva dell’esame nel merito della domanda.

Cassazione civile sez. I, 26/06/2019, n.17102

Scioglimento del matrimonio: i presupposti

In tema di divorzio a domanda congiunta, l’accordo sotteso alla relativa domanda riveste natura meramente ricognitiva con riferimento ai presupposti necessari per lo scioglimento del vincolo coniugale, la cui sussistenza è soggetta a verifica da parte del tribunale, avente pieni poteri decisionali al riguardo. Per quanto invece concerne la prole ed i rapporti economici, la domanda congiunta assume valore negoziale nel cui merito il tribunale non deve entrare, salvo che le condizioni pattuite non si pongano in contrasto con l’interesse dei figli minori.

Ne consegue che la revoca del consenso da parte di uno dei coniugi risulta irrilevante sotto il primo profilo, non precludendo al tribunale il riscontro dei presupposti necessari per la pronuncia del divorzio, mentre è inammissibile sotto il secondo profilo, poiché la natura negoziale e processuale dell’accordo intervenuto tra le parti in ordine alle condizioni del divorzio ed alla scelta dell’iter processuale, esclude la possibilità di ripensamenti unilaterali, configurandosi la fattispecie non come somma di distinte domande di divorzio o come adesione di una delle parti alla domanda dell’altra, ma come iniziativa comune e paritetica, rinunciabile soltanto da parte di entrambi i coniugi.

Cassazione civile sez. VI, 24/07/2018, n.19540

Scioglimento del matrimonio: le condizioni concordate tra i coniugi

In materia di scioglimento del matrimonio, le condizioni concordate dai coniugi possono essere recepite in sentenza, costituendo espressione della libera autonomia negoziale delle parti, purché conformi alla legge come nel caso in cui sussistano le condizioni previste dall’art. 3, n. 2, lett. b), della legge 1/12/70 n. 898.

Tribunale Bari sez. I, 24/07/2018, n.3246

Dichiarazione di scioglimento del matrimonio

Ai fini della dichiarazione di scioglimento del matrimonio, sussistono le condizioni previste dall’art. 3, n. 2, lett. b), della legge 1/12/70 n. 898, quando le pattuizioni concordate dalle parti, costituenti espressione della loro libera autonomia contrattuale, sono conformi alla legge.

Tribunale Bari sez. I, 24/07/2018, n.3243

Sentenza di scioglimento del matrimonio

Nell’ambito della cessazione degli effetti civili del matrimonio, costituiscono libera espressione della libertà negoziale delle parti le condizioni concordate circa l’affidamento condiviso dei figli, il collocamento presso la madre, la regolamentazione del diritto di visita e il contributo paterno al mantenimento dei figli. Possono dunque essere recepite nella sentenza di scioglimento del matrimonio.

Tribunale Bari sez. I, 10/07/2018, n.2946

Scioglimento del matrimonio: istruttoria

In caso di separazione pacificamente realizzata dinanzi l’ufficiale dello stato civile comunale, è necessario che il giudice, al quale le parti si rivolgono per ottenere lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio, proceda ad adeguata istruttoria al fine di verificare, nello specifico, se sia intervenuta tra i coniugi una riconciliazione oppure se ricorrano le condizioni per la pronuncia di scioglimento del matrimonio.

Tribunale Fermo, 10/01/2018, n.6

Scioglimento del matrimonio: il diniego della domanda

In tema di divorzio congiunto la revoca del consenso di una dei coniugi non comporta necessariamente il diniego della domanda di scioglimento del matrimonio. Si tratta infatti di una decisione che deve prendere il giudice avente presupposti completamente diversi da quella prevista per la separazione consensuale.

Cassazione civile sez. VI, 24/07/2018, n.19540

La domanda di scioglimento del matrimonio

In tema di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la domanda di scioglimento del matrimonio è fondata e merita accoglimento qualora risulti che la separazione dei coniugi, caratterizzata dalla mancanza di coabitazione e convivenza, da presumersi ininterrotta non essendo stata formulata eccezione in proposito né emergendo elementi di segno contrario, si è protratta ininterrottamente ben oltre il termine previsto dalla legge rispetto al momento in cui i coniugi comparvero dinanzi al Presidente del Tribunale in occasione della loro separazione personale. Sussiste dunque il presupposto previsto dal dall’art. 3 n. 2 lettera b) della legge 1.12.1970 n. 898, come modificata dalla legge n. 74/1987 Legge, e da ultimo dalla l. 06/05/2015 n° 55, applicabile ai giudizi in corso in forza dell’art. 3.

Tribunale Roma sez. I, 06/06/2017, n.11495

Scioglimento del matrimonio: il procedimento dinanzi all’ufficiale di stato civile

Nel procedimento per lo scioglimento del matrimonio dinanzi all’ufficiale di stato civile, ai sensi dell’art. 12 d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni in legge n. 162/2014, la comparizione del coniuge può avvenire anche a mezzo di una terza persona, quando munita di procura speciale.

Tribunale Bari sez. I, 19/10/2016



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