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Cessione del credito: ultime sentenze

6 Dicembre 2019
Cessione del credito: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: contratto di cessione del credito; divieto di cessione del credito; notificazione al debitore ceduto.

Quando si configura il contratto di cessione del credito? Cosa comporta la natura consensuale del contratto di cessione del credito? Quando sussiste la violazione del divieto di cessione del credito? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Cessione del credito: forme e modalità

Non può tacersi, da un lato, che la notificazione al debitore ceduto, prevista dall’art. 1264 c.c., non si identifica con quella effettuata ai sensi dell’ordinamento processuale, ma costituisce un atto a forma libera che, come tale, può concretarsi in qualsivoglia atto idoneo a porre il debitore nella consapevolezza della mutata titolarità attività del rapporto obbligatorio; dall’altro, che non è prescritto, ai fini dell’efficacia della cessione, che questa sia notificata al debitore prima che quest’ultimo sia citato in giudizio dal cessionario.

Corte appello Trento sez. II, 23/05/2019, n.128

Cessione di credito da parte dei lavoratori in favore del sindacato

I lavoratori, nell’esercizio della autonomia privata e mediante la cessione del credito in favore del sindacato, possono chiedere al datore di lavoro di trattenere sulla retribuzione i contributi sindacali da accreditare; il rifiuto ingiustificato del datore di lavoro di effettuare tali versamenti integra inadempimento rilevante sotto il profilo civilistico e costituisce condotta antisindacale poichè limita il diritto dei lavoratori di scegliere lo strumento più utile per partecipare all’attività dei sindacati e priva gli stessi della possibilità di percepire, con regolarità, la fonte primaria di sostentamento per la loro attività, ponendoli in una situazione di debolezza verso il datore di lavoro e le altre organizzazioni sindacali.

Cassazione civile sez. lav., 02/10/2019, n.24612

Eccezioni opponibili dal debitore ceduto al cessionario

A seguito della cessione del credito il debitore ceduto diviene obbligato verso il cessionario allo stesso modo in cui era tale nei confronti del suo creditore originario. Pertanto, potrà opporre al cessionario tutte le eccezioni opponibili al cedente sia quelle attinenti alla validità del titolo costitutivo del credito, sia quelle relative ai fatti modificativi ed estintivi del rapporto anteriori alla cessione od anche posteriori al trasferimento, ma anteriori all’accettazione della cessione o alla sua notifica o alla sua conoscenza di fatto.

Tribunale Bergamo sez. IV, 14/09/2019, n.1948

La legittimazione del cessionario a pretendere la prestazione

La natura consensuale del contratto di cessione del credito comporta che – ai sensi dell’art. 1260 c.c. -il credito si trasferisca dal patrimonio del cedente a quello del cessionario per effetto dell’accordo, mentre l’efficacia e la legittimazione del cessionario a pretendere la prestazione dal debitore (in quanto alla semplice conoscenza della cessione da parte di costui si ricollega l’unica conseguenza della non liberatorietà del pagamento effettuato al cedente) conseguono – ai sensi dell’art. 1264 c.c. – alla notificazione o all’accettazione della cessione al contraente ceduto che non sono soggetti a particolari discipline o formalità ma sono atti a forma libera, purché idonei a porre il debitore ceduto nella consapevolezza della mutata titolarità del rapporto obbligatorio.

Corte appello Bari sez. II, 30/05/2019, n.1280

Cessione del credito: la scelta del contraente

La cessione del credito è un contratto a prestazioni corrispettive in quanto, a fronte dell’apporto anticipato di liquidità, il cedente deve pagare al cessionario un prezzo concordato, di regola detraendolo dall’importo del credito anticipato, sicché la scelta del contraente da parte di un organismo pubblico deve avvenire attraverso la procedura dell’evidenza pubblica la quale assicura il rispetto dei principi imperativi di imparzialità e buon andamento della P.A., di cui all’art. 97 Cost., nonché la concorrenza (ex art. 117, comma 2, lett. e, Cost.), realizzando l’interesse pubblico al miglior vantaggio economico e garantendo, al contempo, ai soggetti abilitati, il diritto di esercitare attività economica senza discriminazione.

(In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva ritenuto causa di nullità del contratto, ex art. 1418 c.c., la violazione dell’obbligo dell’evidenza pubblica nella scelta del cessionario del credito da parte di società a totale partecipazione pubblica).

Cassazione civile sez. III, 24/04/2019, n.11202

Cessione del credito: la notificazione

La notificazione della cessione del credito al debitore ceduto, prevista dall’art. 1264 cod. civ., costituisce atto a forma libera, purché idoneo a porre il debitore nella consapevolezza della mutata titolarità attiva del rapporto obbligatorio, e, pertanto, può essere effettuata sia mediante ricorso per decreto ingiuntivo, sia mediante comunicazione operata nel corso del successivo giudizio di opposizione ex art. 645 cod. proc. civ.

Tribunale Cassino, 08/03/2019

Divieto di cessione del credito senza l’adesione della PA

Il divieto di cessione del credito senza l’adesione della pubblica amministrazione di cui all’art. 70 R.D. n. 2440 del 1923 trova applicazione esclusivamente in relazione ai rapporti di durata, come l’appalto e la somministrazione, rispetto ai quali soltanto il legislatore ha ravvisato la deroga al principio generale della cedibilità dei crediti ex art. 1260 c.c.. In presenza di altri tipi di contratto vale la regola generale di cui all’art. 1264 c.c. e, dunque, che non è necessario un assenso da parte della amministrazione ceduta, in ogni caso, peraltro, da escludersi quando il rapporto è cessato.

Tribunale Roma sez. II, 12/12/2018, n.23826

Cessionario del credito: può agire per l’adempimento del credito?

Il cessionario del credito può agire per l’adempimento del detto credito, ma giammai proporre azione di risoluzione del contratto, di nullità o di annullamento.

Tribunale Vercelli, 03/12/2018, n.535

Violazione del divieto di cessione del credito

Sussiste violazione del divieto di cessione di cui all’art. 1261 c.c. nell’ipotesi in cui un avvocato, oltre a rendersi cessionario di un credito, abbia avuto dal cedente anche uno specifico mandato professionale per avviarne l’azione di recupero presso il debitore moroso, atteso che è coerente con la “ratio” della norma – la quale è diretta ad impedire la speculazione sulle liti da parte dei soggetti in essa contemplati – la sua interpretazione estensiva che sia volta ad attribuire un significato ampio al sintagma “diritti sui quali è sorta contestazione”.

Cassazione civile sez. III, 20/11/2018, n.29834

Cessione di contratto e cessione del credito: differenze

Nella cessione del contratto, disciplinata dagli artt. 1406 ss. c.c., si verifica una sostituzione nella figura di “parte” di un contratto a prestazioni corrispettive non ancora eseguite; sostituzione che è totale, in quanto il cedente viene completamente estromesso dalla titolarità del rapporto, che, invece, viene conseguita dal cessionario, il quale sarà l’unico legittimato a ricevere la prestazione e ad avvalersi dei rimedi contrattuali, in quanto tenuto a sua volta ad eseguire una prestazione a favore del contraente ceduto; nella cessione del credito, invece, disciplinata dagli artt. 1260 ss c.c., il trasferimento, anche se il credito nasce da contratto, ha per oggetto solo il credito in quanto tale, e la sostituzione riguarda unicamente la posizione di “creditore”; ne consegue che il cessionario del credito, non essendo anche parte del contratto costitutivo del credito stesso, non può avvalersi di poteri connessi a tale posizione di parte, e quindi essere legittimato a proporre le azioni a tutela del sinallagma contrattuale; ed invero, riconoscere siffatta legittimazione al cessionario, che non si inserisce in quel rapporto sinallagmatico che giustifica l’esperibilità delle azioni, significa consentirgli una indebita ingerenza nella sfera giuridica del cedente, il quale invece, nonostante la cessione, è sempre parte del contratto originario; di conseguenza, in caso di cessione di un credito avente fonte contrattuale, vi è una scissione tra la titolarità del rapporto contrattuale, che rimane al cedente, e la titolarità del diritto di credito ceduto, che invece viene trasmessa al cessionario, il quale acquista però solo i diritti e le azioni rivolti alla realizzazione del credito ceduto ed all’adempimento della prestazione, non anche le azioni contrattuali; la previsione dell’art. 1263 c.c., comma 1, in base alla quale il credito è trasferito al cessionario, oltre che con i privilegi e le garanzie reali e personali, anche con gli “altri accessori”, deve essere intesa nel senso che nell’oggetto della cessione rientri ogni situazione giuridica direttamente collegata con il diritto di credito stesso, ivi compresi tutti i poteri del creditore relativi alla tutela del credito e quindi anche le azioni giudiziarie a tutela del credito, tra cui l’azione di adempimento dell’obbligazione ceduta.

Tribunale Vercelli, 03/12/2018, n.535



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