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Dove notificare pignoramento presso terzi poste italiane

28 Novembre 2019 | Autore:
Dove notificare pignoramento presso terzi poste italiane

Pignoramento di un conto corrente postale: la procedura da seguire e i limiti da rispettare nel caso in cui il creditore è un soggetto privato/azienda ovvero l’Agenzia delle Entrate – Riscossione. La rateizzazione del debito e i conti correnti non pignorabili.

Per recuperare un credito, intendi pignorare il conto corrente postale del tuo debitore. Come fare? A chi devi notificare l’atto di pignoramento? Cosa succede se il conto è cointestato? Quando si sente parlare di pignoramento, il più delle volte, il pensiero corre a quello che ha ad oggetto un bene immobile di proprietà del debitore come ad esempio la casa, un terreno agricolo o un capannone industriale.

In realtà, il legislatore italiano ha previsto altri tipi di pignoramento che consentono al creditore di recuperare quanto gli è dovuto, in caso di inadempimento del debitore. Esistono, infatti, il pignoramento mobiliare, che si applica ai beni mobili “di valore” presenti nell’abitazione o nella sede dell’impresa del debitore, come l’arredo, i quadri, i tappeti, i gioielli, i macchinari, le attrezzature, le merci e gli automezzi di sua proprietà e il pignoramento presso terzi, che è finalizzato a vincolare principalmente i crediti del debitore che non sono in suo diretto possesso ma si trovano nella disponibilità di un’altra persona, evidentemente sua debitrice. In quest’ultima tipologia, rientra il pignoramento del conto corrente di cui il debitore può essere intestatario presso una banca ovvero alla posta. In tal caso, i crediti dovuti al debitore sono rappresentati dalle somme accantonate sul conto corrente e il terzo che le detiene è l’istituto di credito o l’ufficio postale dove si trovano depositate.

In particolare, con riferimento al blocco del conto corrente postale, il creditore potrebbe avere interesse a conoscere dove notificare il pignoramento presso terzi poste italiane e come si svolge l’intera procedura. Si tratta infatti, di un’esecuzione forzata, rapida e sicura, che gli permette di realizzare in tempi assai brevi, le pretese vantate nei confronti del debitore.

Come si attua il pignoramento del conto corrente postale

Perché si possa attuare in concreto il pignoramento del conto corrente postale del debitore è necessario seguire passo – passo l’iter all’uopo previsto dalla legge.

Più nello specifico, il creditore deve notificare al debitore:

  • il titolo esecutivo, che è l’atto che gli consente di agire esecutivamente per recuperare le somme a lui dovute. Nel titolo esecutivo, infatti, è attestato in modo certo ed incontestabile il suo diritto ad ottenerne il pagamento. Ad esempio, sono atti esecutivi: le sentenze, le cambiali, gli atti ricevuti da notai, i decreti ingiuntivi, ecc.;
  • l’atto di precetto, che è un ultimo avviso con il quale il creditore dà al debitore un termine di 10 giorni per pagare. Decorso inutilmente detto termine, è possibile chiedere il pignoramento. In merito, va ricordato che il pignoramento va richiesto nel termine di 90 giorni dalla notifica dell’atto di precetto, altrimenti perde efficacia. Pertanto, il creditore dovrà notificare un altro atto di precetto prima di richiedere il pignoramento;
  • l’atto di pignoramento vero e proprio, che viene notificato anche alle poste italiane e contiene l’ingiunzione di non pagare al correntista, le somme pignorate nonché l’invito a rendere al creditore procedente la dichiarazione prevista dalla legge [1], nel termine di 10 giorni dalla notifica. E’ bene precisare che detta dichiarazione consiste in una comunicazione da farsi attraverso raccomandata a/r o a mezzo pec, con la quale il terzo deve specificare di quali somme è debitore. Nell’atto di pignoramento, è contenuta altresì, la citazione del debitore a comparire in un’udienza dinanzi al giudice dell’esecuzione, nella quale questi disporrà l’assegnazione delle somme in favore del creditore.

Dove notificare il pignoramento presso terzi poste italiane

L’atto di pignoramento del conto corrente postale deve essere notificato sia al debitore sia alle poste italiane per due ordini di motivi. Innanzitutto, il debitore deve sapere che il creditore sta agendo nei suoi confronti per recuperare il proprio credito, attraverso il pignoramento delle somme che tiene depositate sul conto corrente postale.

L’atto di pignoramento va notificato nel luogo in cui il debitore risiede o dove ha il domicilio, la sede o la dimora.

A loro volta, le poste italiane devono essere coinvolte nella procedura esecutiva in modo da attuare il divieto di prelievo al debitore e di vincolo delle somme depositate sul conto corrente, fino a quando il giudice non ne ordinerà l’accredito in favore del creditore.

La notifica dell’atto di pignoramento presso terzi poste italiane va effettuata presso l’ufficio postale dove si trova il conto corrente di cui il debitore è titolare.

Cosa avviene dopo la notifica del pignoramento presso terzi poste

A seguito della notifica dell’atto di pignoramento presso terzi poste italiane, può accadere che:

  • il conto corrente sia vuoto o presenti un saldo negativo. In questo caso, i soldi non vengono bloccati; tuttavia se prima dell’udienza davanti al giudice dell’esecuzione il debitore dovesse ricevere dei bonifici, le somme accreditate verranno sottoposte a pignoramento;
  • il conto corrente sia uguale o inferiore alla somma intimata. Il conto viene bloccato fino all’udienza di assegnazione ed il debitore non può effettuare prelievi. E’ possibile, però, ricevere eventuali bonifici, che vengono parimenti bloccati fino a concorrenza delle somme pignorate;
  • il conto corrente presenti un saldo superiore alla somma intimata. Il debitore può prelevare le somme in eccesso, quindi quelle non pignorate e può, anche in questo caso, ricevere bonifici.

Quali sono i limiti al pignoramento di un conto corrente postale

Il creditore, sia nel caso di un soggetto privato o sia di un’azienda, può pignorare il conto corrente postale sul quale il debitore riceve l’accredito dello stipendio ovvero quello sul quale gli viene erogata la pensione. Tuttavia, non può bloccare tutte le somme ivi depositate, ma deve rispettare determinati limiti.

Infatti, il nostro legislatore ha previsto che può essere vincolata solo una parte del conto corrente postale. Più precisamente quella che supera l’importo del deposito ottenuto moltiplicando per tre l’ammontare dell’assegno sociale.

Un esempio ci aiuterà a comprendere meglio.

Per il 2019 l’assegno sociale ammonta a 457,99 euro mensili; ne consegue che il suo triplo è pari a 1.373,97 euro. Tale somma rappresenta il limite che non può essere pignorato, mentre quello che eccede può essere bloccato. Quindi, se sul conto corrente postale del debitore risultano depositati 2.000 euro a titolo di stipendio o pensione, può essere pignorata solo la somma di 626,03. Infatti, se da 2.000 si sottrae 1.373,97, che è la parte impignorabile, residua la somma di 626,03 che si può, appunto, vincolare.

Il denaro che, invece, viene accreditato nella stessa data di notifica dell’atto di pignoramento o successivamente, sempre a titolo di stipendio o di pensione, può essere bloccato nella misura di un quinto [2].

Se il pignoramento viene eseguito oltre i limiti previsti, è considerato parzialmente inefficace, di conseguenza resta valido il pignoramento effettuato entro la soglia, mentre per quanto riguarda la parte eccedente, questa si considera come se non fosse mai stata pignorata e il debitore può tornare nella disponibilità delle proprie somme.

Va precisato che per poter usufruire dei limiti del pignoramento del conto corrente dove si trovano depositati lo stipendio o pensione, è necessario che sul predetto rapporto non confluiscano redditi di natura diversa.

Come avviene il pignoramento del conto corrente postale con Tfr

Il pignoramento del conto corrente postale sul quale viene accreditato il Tfr (trattamento di fine rapporto) segue le stesse regole già sopra enunciate.

Per cui, se l’atto di pignoramento viene notificato prima dell’accredito del Tfr sul conto corrente postale, la prestazione sarà pignorabile solo nella parte eccedente i 1.373,97 euro. Invece, se il Tfr viene accreditato nella stessa data di notifica dell’atto di pignoramento o successivamente, potrà essere vincolato nella misura di un quinto.

Come avviene il pignoramento di un conto corrente postale cointestato

Il creditore può pignorare un conto corrente postale cointestato. Tuttavia il debito, se è personale, non si estende all’altro correntista. Pertanto, viene bloccato il 50% delle somme depositate mentre la parte che eccede può continuare ad essere utilizzata da entrambi i cointestatari. Più precisamente il debitore può ritirare la somma non pignorata a meno che l’altro correntista non ne richieda la restituzione, dimostrando che la somma appartiene alla sua quota di conto.

Qualsiasi somma accreditata successivamente alla notifica dell’atto di pignoramento, viene vincolata al 50% del suo valore. In ogni caso, non è mai possibile superare la metà del deposito pena l’annullamento dell’azione del creditore.

Per quanto attiene ai rapporti tra i correntisti, si presume che la titolarità del conto sia al 50%. Ne consegue che quando esistono delle ripartizioni diverse bisogna accertare l’apporto economico di entrambi i titolari del conto corrente postale.

Cosa succede nell’udienza dinanzi al giudice dell’esecuzione

All’udienza fissata, se le poste italiane hanno fatto pervenire una dichiarazione positiva, il giudice dell’esecuzione ordina l’assegnazione delle somme dovute. Pertanto, il creditore deve provvedere alla notifica dell’ordinanza alle poste italiane affinché le stesse possano dare esecuzione a quanto ordinato dal giudice (in altre parole, il pagamento delle somme prelevate dal conto corrente postale del debitore in favore del creditore).

Se, invece, la dichiarazione è negativa, il giudice dichiara l’estinzione della procedura esecutiva.

Se le poste italiane non hanno fatto pervenire alcuna dichiarazione nel termine di 10 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, il giudice su richiesta del creditore, fissa un’altra udienza. Se le poste non compaiono o sebbene comparse non rendono la dichiarazione, il credito pignorato si considera non contestato nell’ammontare o nei termini indicati dal creditore.

Pertanto, se il terzo non si presenta all’udienza o, volendo agevolare il debitore a cui deve una somma di denaro, non effettua la dichiarazione, il giudice emetterà un provvedimento di assegnazione dei crediti, che si assumono esistenti in quanto “non contestati”.

Come avviene il pignoramento presso terzi poste per debiti fiscali

Anche nel caso in cui il creditore è l’Agenzia delle Entrate – Riscossione esistono dei limiti specifici da rispettare per il pignoramento dello stipendio o della pensione versati su conti correnti postali.

Nel dettaglio, se:

  • lo stipendio/pensione non supera i 2.500 euro mensili, il limite è di 1/10;
  • lo stipendio/pensione è compreso tra i 2.501 e i 5.000 euro mensili, il limite è di 1/7;
  • lo stipendio/pensione è superiore a 5.000 euro mensili, il limite è di 1/5.

L’ultimo stipendio resta comunque sempre disponibile per qualsiasi necessità del debitore.

Qual è la procedura del pignoramento presso terzi per debiti fiscali

Quando il debito è rappresentato da somme dovute all’Agenzia delle Entrate – Riscossione, la cartella esattoriale che viene notificata, racchiude in sé la natura di titolo esecutivo e di precetto allo stesso tempo. Se l’Agente per la Riscossione pignora lo stipendio accreditato sul conto corrente postale, non deve citare il debitore dinanzi al giudice dell’esecuzione ed attendere l’ordinanza di assegnazione. Se invece, pignora la pensione è comunque richiesta l’udienza davanti al giudice dell’esecuzione.

Nel primo caso pertanto, qualora nel termine di 60 giorni successivi alla notifica della cartella, il debitore non paga, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione notifica alle poste italiane l’atto di pignoramento. Se nei 60 giorni successivi alla notifica dell’atto di pignoramento il debitore continua a non saldare o non chiede la rateizzazione, le poste sono obbligate a stornare le somme dovute, direttamente in favore dell’Ente di Riscossione.

Va precisato che la legge ha potenziato i poteri dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione di accesso alle banche dati come, ad esempio ,a quelle dell’Inps e dell’Anagrafe tributaria. Ciò consente al Fisco di verificare facilmente i redditi di cui dispongono tutti i cittadini italiani nonché la fonte dalla quale derivano, cioè se si tratta di stipendi, pensioni, libretti postali, ecc. in modo da intervenire tempestivamente attraverso il pignoramento presso terzi.

Come può l’intestatario evitare il blocco del conto corrente postale

L’intestatario del conto corrente postale nei 60 giorni successivi alla notifica dell’atto di pignoramento, può chiedere una rateizzazione del debito. Una volta accettata la richiesta di dilazione e dopo il pagamento della prima rata del piano di ammortamento, il debitore potrà ottenere lo sblocco del conto corrente.

Quali sono i conti correnti postali che non si possono pignorare

Esistono dei conti correnti postali che non si possono pignorare. Nello specifico, si tratta di quelli:

  • in rosso, dove cioè non c’è alcun attivo;
  • dove sono accreditate pensioni di invalidità od assegni di accompagnamento;
  • dove è stata accreditata un’assicurazione sulla vita.

Va precisato che, negli ultimi due casi, bisogna comunque dimostrare che sul conto corrente postale non siano confluiti altri redditi.

Sono, invece, pignorabili i conti correnti Paypal così come le carte di credito e quelle prepagate, trattandosi di documenti emessi a seguito del deposito di somme presso le poste.


note

[1] Art. 547 cod. proc. civ.

[2] Art. 545 cod. proc. civ.


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