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Quali diritti si perdono con la separazione

15 Novembre 2019
Quali diritti si perdono con la separazione

Conseguenze della separazione e del divorzio, il caso della separazione fittizia e la perdita delle prerogative di coniuge. 

Ti stai per separare da tua moglie o da tuo marito. È un passo importante, tuttavia inevitabile. La convivenza è diventata difficoltosa e le continue litigate non fanno bene ai vostri figli. Nel tentativo di trovare un accordo sulle condizioni del distacco, vuoi informarti su quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi della nuova vita che affronterai. Ti chiedi, dunque, quali diritti si perdono con la separazione?

La stessa domanda se la pone chi, invece, sopraffatto dai debiti, si prefigge con la separazione di separare solo il proprio patrimonio da quello del coniuge; in tal modo, trasferendo i propri beni (soprattutto gli immobili) in capo a quest’ultimo, tenta di evitare il pignoramento. Anche in questa ipotesi, posto il palese intento simulatorio che assume l’atto di sospensione del matrimonio, ci si può chiedere quali diritti si perdono con la separazione.

Cerchiamo di fare il punto della situazione in questa breve guida in cui spiegheremo, indirettamente, quali sono le differenze tra la condizione di chi è separato e quella di chi è divorziato. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la separazione?

Prima di spiegare quali diritti si perdono con la separazione, dobbiamo chiarire a cosa serva quest’atto e quali effetti ha. La separazione è solo l’anticamera del divorzio: procedura obbligata, quindi, per chi vuol recidere il vincolo matrimoniale. Essa non è necessaria solo se si intende chiedere l’annullamento del matrimonio (sia al tribunale ecclesiastico che a quello civile). 

La separazione può essere effettuata sia dinanzi al giudice, in tribunale, che con un accordo firmato alla presenza degli avvocati delle due parti (cosiddetta «negoziazione assistita»). Se la coppia non ha avuto figli o questi sono già indipendenti dal punto di vista economico, la separazione può avvenire anche in Comune, senza l’ausilio degli avvocati; ciò però solo a patto di non prevedere, con l’atto di separazione, trasferimenti di beni (mobili o immobili), ad eccezione solo della previsione di un assegno di mantenimento. 

Con la separazione si sospendono alcuni obblighi tipici del matrimonio come la convivenza e la fedeltà. Ragion per cui, già il giorno dopo la separazione, marito e moglie (ormai “ex”) possono vivere separatamente e iniziare relazioni con altre persone senza alcun rischio.

Se uno dei due coniugi non ha un reddito sufficiente per mantenere il tenore di vita che aveva durante il matrimonio, con la separazione il giudice – salvo patto contrario tra le parti – prevede un assegno di mantenimento mensile. Lo si può evitare versando all’ex un assegno in un’unica soluzione. 

Se marito e moglie non si mettono d’accordo sulle condizioni di separazione (cosiddetta separazione consensuale), la stessa viene pronunciata dal giudice al termine di una normale causa (cosiddetta separazione giudiziale). Nel primo caso, il divorzio può essere chiesto dopo solo 6 mesi. Nel secondo, invece, il divorzio può essere avviato dopo 1 anno.

È solo col divorzio che cessa definitivamente il matrimonio. L’assegno di mantenimento viene sostituito dall’assegno divorzile che, a differenza del primo, non deve preservare lo stesso tenore di vita goduto durante l’unione ma serve solo per garantire l’autosufficienza economica, a prescindere dalle condizioni di reddito dell’ex. Resta salvo, tuttavia, l’obbligo di parametrare il relativo importo sulla base del contributo che il coniuge più debole ha dato alla ricchezza della famiglia, con il proprio lavoro domestico e la perdita di possibilità di carriera (il riferimento è alla casalinga).

Quali diritti si perdono con la separazione?

Alla luce di quanto appena detto, possiamo comprendere cosa succede in caso di separazione e quali diritti perdono i coniugi.

Chiariamo ovviamente che, nel caso in cui la separazione sia solo simulata, volta cioè a impedire il pignoramento di determinati beni, molte delle valutazioni che faremo innanzi non avranno alcun valore perché sostituite dall’accordo delle parti. 

Convivenza e uso della casa

Il primo diritto che si perde con la separazione è quello alla convivenza. Il che significa, da un lato, che se il giudice dovesse accordare la casa coniugale in uso al coniuge con cui vanno a vivere i figli, l’altro non potrà conservare le chiavi dell’appartamento, neanche se di sua proprietà.

Si perde anche il diritto a usare il relativo arredo, quando necessario all’immobile, come la cucina, il forno, il frigorifero, il tavolo da pranzo e i letti.

Mantenimento

Perde il diritto al mantenimento chi ha provocato la separazione con il proprio comportamento colpevole. Egli deve, cioè, aver violato uno degli obblighi del matrimonio come la convivenza, la fedeltà, l’assistenza, il rispetto. Tali comportamenti devono essere valutati dal giudice che si pronuncia, a riguardo, sul cosiddetto addebito. Il coniuge cui sia addebitata la fine del matrimonio non potrà, anche se più povero, pretendere quindi il mantenimento. 

Attenzione però: anche in caso di addebito, non si perde il diritto agli alimenti, che sono una cosa diversa dal mantenimento. Gli alimenti sono “lo stretto indispensabile per sopravvivere” nel caso in cui uno dei due coniugi sia in condizioni di estrema povertà e incapacità a procurarsi il necessario (ad esempio, per una grave malattia). Tale diritto, quindi, non viene meno con la separazione. 

Eredità

Con la separazione non si perdono i diritti ereditari. Per cui, se uno dei due coniugi dovesse morire durante tale periodo, prima cioè del divorzio, l’altro gli succede. 

Si perdono i diritti ereditari solo in caso di addebito della separazione e, comunque, in ogni caso, a partire dal divorzio. 

Pensione di reversibilità

Con la separazione il coniuge superstite non perde il diritto a conseguire la pensione di reversibilità nel caso in cui l’ex muoia. E ciò anche se rinuncia alla sua eredità. 

Secondo la Cassazione, la pensione di reversibilità spetta anche al coniuge separato con addebito.

Anche con il divorzio si ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge, ma solo per una quota da dividere con l’eventuale secondo coniuge. La quota viene determinata sulla base di una serie di parametri come, ad esempio, la durata del matrimonio, la sussistenza di un assegno di mantenimento, le condizioni economiche. La reversibilità all’ex coniuge divorziato spett,a però, solo ad alcune condizioni:

  • il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico deve essere anteriore alla sentenza di divorzio;
  • il coniuge divorziato deve già percepire dall’ex coniuge defunto un assegno divorzile versato con cadenza periodica: in altri termini, se al momento del decesso il coniuge superstite non aveva diritto all’assegno (perché tale diritto non era mai stato riconosciuto o perché era stato riconosciuto e poi revocato) o se ha ricevuto l’assegno di divorzio in un’unica soluzione (una tantum), non avrà diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto;
  • l’ex coniuge non deve essersi risposato (circostanza che, peraltro, escluderebbe nei suoi confronti l’assegno di divorzio).

La reversibilità non spetta, infine, all’ex coniuge divorziato se questi ha accettato di ricevere l’assegno divorzile in un’unica soluzione.

Buonuscita (Tfr)

Con la separazione si perde il diritto a ottenere una quota del trattamento di fine rapporto del coniuge. Per vantare il proprio diritto sull’altrui buonuscita, bisogna infatti avere già divorziato. Tale diritto non è riconosciuto al coniuge separato. 

All’ex coniuge divorziato spetta una quota del Tfr (di norma il 40%) solo se:

  • titolare dell’assegno di mantenimento e sempre che detto mantenimento non sia stato pagato con un’unico assegno (cosiddetta «una tantum»);
  • non risposatosi;
  • il tfr deve essere stato liquidato dall’azienda dopo la sentenza di divorzio, ma deve essere il frutto del lavoro svolto (anche solo in parte) quando ancora la coppia era ancora sposata.

Pertanto, se il coniuge separato cessa di lavorare dopo la pronuncia di separazione ma prima dell’instaurazione del giudizio di divorzio, egli di fatto può disporre liberamente delle somme ricevute a titolo di indennità di fine rapporto e l’altro coniuge non può pretendere alcunché, anche se titolare di assegno di mantenimento.

Lo stesso discorso vale nel caso delle anticipazioni del Tfr percepite in costanza di separazione. 

Assistenza morale e materiale

Con la separazione si perde il diritto all’assistenza morale. Quella materiale è, invece, garantita dall’eventuale previsione dell’assegno di mantenimento. 

Fedeltà

Con la separazione non si può pretendere che l’ex coniuge sia fedele. Egli può intraprendere una relazione con un’altra persona alla luce del sole, senza temere conseguenze al momento del divorzio.

Attenzione però: se questa relazione si solidifica e trasforma in una convivenza stabile si perde il diritto all’assegno di mantenimento, a prescindere dalle condizioni economiche del nuovo compagno (quindi, anche se quest’ultimo è disoccupato). 

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