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Come dare dimissioni telematiche

29 Novembre 2019
Come dare dimissioni telematiche

Nel nostro ordinamento, nessuno può essere obbligato a restare vincolato da un contratto dal quale vuole sciogliersi ma, nel caso del rapporto di lavoro, è importante verificare la reale volontà del lavoratore di dimettersi.

Nel rapporto di lavoro, nella stragrande maggioranza dei casi, il datore di lavoro ha, per usare una metafora, il coltello dalla parte del manico. Esiste, infatti, un’innegabile disparità di forza contrattuale tra il lavoratore dipendente ed il datore di lavoro.

La maggiore forza del datore di lavoro non sempre viene utilizzata in modo legittimo. Ad esempio, nel passato, era molto frequente la prassi delle cosiddette dimissioni in bianco. In sostanza, all’atto dell’assunzione, il datore di lavoro faceva firmare al lavoratore una lettera di dimissioni in bianco, senza la data, che veniva inserita in un secondo momento a piacimento del datore di lavoro.

Per evitare storture come queste sono state introdotte delle specifiche modalità online per dimettersi. Ma come dare dimissioni telematiche? La legge è stata seguita anche da un Decreto ministeriale che illustra il maniera completa e dettagliata la modalità da seguire per rassegnare le dimissioni (o per comunicare la risoluzione consensuale dal rapporto di lavoro) seguendo la nuova procedura telematica. In ogni caso, chi non si sente sicuro a seguire la procedura da solo, può sempre confidare sul supporto dei patronati e di altri soggetti intermediari.

Dimissioni telematiche: cosa sono?

Con il termine dimissioni si intende, nel rapporto di lavoro, l’atto di recesso con cui il lavoratore manifesta al datore di lavoro la propria decisione di uscire dal rapporto di lavoro. Spesso, impropriamente, si parla di “licenziarsi” ma in realtà, nel rapporto lavorativo, il recesso del dipendente si chiama dimissioni mentre il recesso del datore di lavoro si chiama licenziamento.

Le dimissioni sono un atto volontario che è sempre possibile in un contatto di lavoro a tempo indeterminato. Viceversa, in un contratto di lavoro a tempo determinato, le parti non possono recedere dal contratto prima della scadenza del termine contrattuale.

Le dimissioni del dipendente non devono avere una motivazione, ma basta che sia rispettato il periodo di preavviso previsto nel contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro. Se il lavoratore non rispetta il termine di preavviso, l’azienda è legittimata a trattenere dalle sue competenze di fine rapporto la cosiddetta indennità sostitutiva del preavviso, ossia, l’ammontare della retribuzione del dipendente nel periodo di preavviso contrattualmente previsto.

Fino a poco tempo fa, rassegnare le dimissioni era semplice. Bastava scrivere una lettera  e consegnarla, a mani o con raccomandata a/r, al datore di lavoro.

Questa modalità, però, come abbiamo evidenziato in premessa, consentiva abusi e usi distorti da parte del datore di lavoro che poteva far firmare al dipendente delle dimissioni in bianco e protocollarle a suo piacimento, ponendo così fine al rapporto di lavoro senza nemmeno dover correre i rischi legati ad un licenziamento.

Per porre fine a simili abusi, la legge [1] ha introdotto le dimissioni telematiche.

La norma prevede che, a partire dal 12 marzo 2016, le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro devono essere necessariamente effettuate in modalità esclusivamente telematiche, attraverso una semplice procedura online alla quale si può accedere dal sito web del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

E’ stato un successivo Decreto Ministeriale [2] a definire in maniera dettagliata e concreta le modalità operative per seguire la procedura di dimissioni telematiche.

Il predetto Decreto Ministeriale ha anche individuato il modulo delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, nonchè il modulo di revoca, gli standard, le regole tecniche per la compilazione del modulo e per la sua trasmissione al datore di lavoro e all’Ispettorato Territoriale del Lavoro territorialmente competente.

Dimissioni telematiche: campo di applicazione

La norma richiamata prevede che le dimissioni rassegnate al di fuori della procedura telematica siano inefficaci. Ciò significa che se un lavoratore invia una lettera cartacea al datore di lavoro con la quale comunica le proprie dimissioni, questo foglio di carta è inefficace, non ha alcun valore.

Anche se vale sempre il principio “ignorantia legis non excusat” è pur vero che, in un’ottica di buona fede, come chiarito dalle stesse circolari interpretative, in caso di ricevimento di una lettera di dimissioni in modalità tradizionale, il datore di lavoro deve invitare il dipendente a seguire la procedura telematica.

Detto ciò, va comunque premesso che le nuove disposizioni in materia di dimissioni telematiche non si applicano a tutti i rapporti di lavoro ed a tutte le ipotesi di dimissioni dal posto di lavoro.

Infatti, restano fuori dal campo di applicazione della procedura di dimissioni telematiche le seguenti fattispecie:

  • lavoro domestico;
  • casi di risoluzione a seguito di conciliazione stragiudiziale;
  • ipotesi nelle quali le dimissioni devono essere convalidate presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro territorialmente competente [3]: si tratta delle dimissioni rese dai genitori lavoratori entro una certa età anagrafica dei figli;
  • rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni.

Dimissioni telematiche: la procedura

Per procedere alla trasmissione delle dimissioni dal rapporto di lavoro in modalità telematica è possibile procedere personalmente oppure avvalersi dell’ausilio dei soggetti abilitati, vale a dire:

  • patronati;
  • organizzazioni sindacali;
  • commissioni di certificazione dei contratti di lavoro;
  • enti bilaterali;
  • consulenti del lavoro;
  • sedi territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Nel caso in cui si decida di procedere di persona, senza il supporto dei predetti intermediari autorizzati, il lavoratore dimissionario deve essere in possesso del Pin dispositivo dell’Inps oppure dello Spid. Il Pin dispositivo è un codice identificativo personale che l’Inps fornisce a tutti i cittadini italiani che siano assicurati presso l’Inps stesso.

Lo Spid, invece, è il Sistema pubblico di identità digitale, ossia, uno strumento di riconoscimento dell’individuo nella sua operatività online che garantisce a tutti i cittadini e le imprese un accesso unico, sicuro e protetto ai servizi digitali offerti dalla Pubblica Amministrazione.

Per sapere come ottenere lo Spid è sufficiente navigare sul sito dell’Agenzia per l’Italia digitale (AgID). La gran parte dei cittadini possiede un Pin dispositivo Inps, ma se così non fosse, questo codice può essere richiesto collegandosi al portale dell’Istituto di previdenza oppure recandosi presso una delle sue sedi territoriali. Con il Pin o lo Spid, il lavoratore potrà così accedere al modulo online che deve essere compilato per la trasmissione della comunicazione di dimissioni.

Per quanto concerne i dati che devono essere inseriti nel modulo, il sistema richiede alcuni dati identificativi i quali, tuttavia, non devono essere inseriti tutti manualmente dall’utente. Infatti, per i rapporti di lavoro instaurati a partire dal 2008, molti di questi dati saranno recupererati automaticamente dal sistema facendo riferimento ai dati relativi alla comunicazione obbligatoria di avvio/proroga/trasformazione o rettifica del rapporto di lavoro più recente.

Al contrario, con riferimento ai rapporti di lavoro instaurati prima del 2008, sarà l’utente a dover indicare alcuni dati del datore di lavoro, in particolare:

  • il codice fiscale;
  • il comune della sede di lavoro;
  • l’indirizzo email o pec aziendale.

Ovviamente, le dimissioni non sono tutte uguali, in quanto il titolo per il quale il rapporto di lavoro cessa può essere differente.

Proprio per questo, nel passaggio successivo, il form online chiederà al lavoratore dimissionario di indicare la tipologia di comunicazione, ossia, se si tratta di dimissioni volontarie, di dimissioni per giusta causa, di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro oppure di revoca di una precedente comunicazione di dimissioni/risoluzione consensuale del rapporto.

Il sistema indica, dunque, la data di trasmissione (la cosiddetta marca temporale).

A questo punto, il lavoratore è giunto quasi alla fine della procedura e deve ricontrollare con attenzione l’esattezza dei dati inseriti.

Una volta che i dati verranno confermati, il modello online potrà essere salvato in formato Pdf e sarà inviato del tutto automaticamente al datore di lavoro, nell’indirizzo mail o Pec indicato nel modello stesso. La comunicazione che riceve il datore di lavoro proviene dal seguente indirizzo di sistema: dimissionivolontarie@pec.lavoro.gov.it.

Oltre che al datore di lavoro, la comunicazione di dimissioni viene recapitata anche all’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente.

In corso d’opera, il dipendente può anche annullare la procedura. In questo caso, il form online compilato non va perso ma viene, al contrario, salvato ed associato ad un codice identificativo e alla marca temporale.

Dimissioni telematiche: possono essere revocate?

Come già anticipato, la legge prevede che le dimissioni e la risoluzione consensuale dal rapporto di lavoro trasmesse per via telematica possano essere revocate entro 7 giorni dalla comunicazione.

Anche per la procedura di revoca delle dimissioni telematiche, occorre seguire la medesima procedura telematica che abbiamo indicato. La sola differenza è che, nella sezione relativa alla tipologia di comunicazione, il lavoratore non dovrà indicare “dimissioni volontarie” o ” risoluzione consensuale del rapporto di lavoro”, ma dovrà indicare “revoca”.

La possibilità di revoca consente, dunque, al lavoratore anche un diritto di ripensamento sulla propria decisione di dimettersi che si giustifica se si pensa al fatto che le dimissioni rappresentano una scelta molto importante nella vita di una persona ed è dunque fondamentale assicurarsi che ci sia una reale e definitiva volontà del dipendente di assumere questa decisione.


note

[1] D. Lgs. n. 151/2015.

[2] D.M. 15.12.2015.

[3] Art.55 co. 4 D. Lgs. 151/2001.


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