Avvocato incinta, arriva la sala rosa

15 Novembre 2019
Avvocato incinta, arriva la sala rosa

I problemi delle avvocate incinte per ottenere i rinvii di udienza a volte negati nonostante la legge lo preveda. La proposta di istituire una “sala rosa”.

Continua a far discutere la vicenda di un’avvocato di Roma, incinta all’ottavo mese di gravidanza, alla quale il giudice aveva negato il rinvio dell’udienza, poi ripensandoci, dopo l’intervento del consiglio dell’Ordine, e infine concedendolo. Ora, l’avvocato in questione lancia attraverso l’agenzia stampa Adnkronos l’idea di istituire nei tribunali italiani una “sala rosa” dove le donne in gravidanza possano riposarsi, avere un bagno decente e quelle che hanno partorito da poco possano allattare.

L’iniziativa è stata lanciata oggi a Roma, durante la conferenza dei Comitati pari opportunità degli Ordini forensi. Qui la professionista ha riportato il suo caso, cogliendo l’occasione per rimarcare i tanti episodi di pari opportunità negate nel mondo della giustizia.

L’ideatrice della proposta ha 38 anni ed è avvocato dal 2010. Alla sua seconda gravidanza, era già entrata in vigore la norma per tutelare la maternità in arrivo: «Dall’1 gennaio 2018  – spiega l’avvocato – è entrata in vigore con la legge di bilancio la possibilità per gli avvocati, nel periodo due mesi prima e tre mesi dopo dalla data presunta del parto, di chiedere lo slittamento di alcuni termini processuali e il rinvio di udienze, salvo per alcune udienze particolari. Beneficiando di questa legge, alla mia seconda gravidanza, ho mandato alcune istanze di differimento di udienze».

Il racconto prosegue e spiega come si è verificato il problema: «In particolare avevo chiesto il rinvio di un’udienza nell’ambito di un procedimento di separazione tra coniugi, perché era stata fissata al 16 aprile 2019, un giorno prima della mia data presunta del parto: il giudice, pur non rigettando l’istanza, l’aveva subordinata al consenso della controparte che ovviamente non c’é stato».

Con il rinvio negato – prosegue – «Sono stata costretta a rivolgermi al consiglio dell’Ordine di mia appartenenza per ottenere il rinvio. In altre udienze mi sarei fatta sostituire, ma nelle separazioni si crea un rapporto speciale tra cliente ed avvocato per via della materia delicata. Così, dopo essermi rivolta al consiglio dell’Ordine degli avvocati, il giudice mi ha concesso il rinvio».

L’avvocato racconta di aver avuto poi modo di parlarne con lo stesso giudice che inizialmente aveva respinto la sua richiesta: “Anche lei è donna e mamma, mi ha espresso le sue perplessità perché secondo lei era necessario definire il procedimento visto che c’era di mezzo il figlio della coppia da tutelare».

E’ seguita la decisione di rendere il suo caso emblematico per vicende simili che possono capitare alle colleghe: «Alla fine sono riuscita a ottenere questo rinvio, fermo restando che tutti gli altri giudici ai quali avevo presentato istanze simili mi avevano concesso il rinvio. So però di colleghe che sono state meno fortunate di me. Noi facciamo un lavoro particolare, non abbiamo la maternità, grazie a questa norma del 2018 possiamo chiedere il rinvio oppure possiamo farci sostituire. Però andrebbe sensibilizzata di più la nostra categoria anche sulle problematiche che affronta chi fa la nostra professione e aspetta un figlio».

Da qui, la proposta: «Bisognerebbe istituire una ‘Sala Rosa‘ per le donne nei tribunali. Una sala dove allattare, ma anche dove le donne in gravidanza possano riposarsi o trovare un bagno decente».


note

Immagine: 123rf.com


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