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Renzi lancia un piano shock per l’Italia

15 Novembre 2019
Renzi lancia un piano shock per l’Italia

Matteo Renzi annuncia un piano shock da 120 miliardi: non una contromanovra ma un elenco di opere da sbloccare con soldi che già ci sono, dice il leader di Iv.

«Ormai sono come Jessica Rabbit: non sono cattivo ma mi disegnano così». Comincia con questa dichiarazione a La7 la giornata effervescente di Matteo Renzi, che oggi ha lanciato la sua proposta shock per far ripartire l’economia italiana: un piano da 120 miliardi da investire nei prossimi tre anni in grandi opere e infrastrutture come strade, ferrovie, porti, aeroporti, ma anche edilizia scolastica e dissesto idrogeologico.

Si tradurrà in una proposta di legge che verrà depositata il prossimo 15 gennaio e che Renzi vorrebbe trasformare subito in decreto legge, se il premier Conte sarà d’accordo, per consentirne l’entrata in vigore immediata. «Chiediamo che lo votino tutti, anche le opposizioni», annuncia Renzi, ma esclude che questa sia una contro manovra preparata per scombussolare la maggioranza e magari far cadere il governo. A chi glielo chiede, al suo arrivo a Torino dove ha presieduto la manifestazione di Italia Viva, risponde al volo così: «Ma per piacere, ma dai…Adesso l’obiettivo è lavorare».

Il “modello vincente” al quale secondo Renzi si ispira il piano è quello dell’Expo’ a Milano, che «era fermo, stava per essere chiuso, con un grandissimo investimento e un controllo fortissimo  abbiamo sbloccato Expo’». Renzi è convinto che quel successo possa essere replicato su scala più grande: «adesso la vera sfida, il vero sforzo che dobbiamo fare tutti insieme è sbloccare le infrastrutture. Oggi lanciamo un programma da 120 miliardi di sblocco delle infrastrutture, soldi che già ci sono vanno soltanto rimossi da pastoie burocratiche un po’ come abbiamo fatto qualche anno fa con l’Expo a Milano, da lì è partito tutto e ora Milano viaggia veloce. L’obiettivo è fare viaggiare l’Italia veloce quanto Milano».

Ma cosa riguarda in concreto questo piano? Sarà – spiega -«dedicato alle infrastrutture ed in particolare a sbloccare opere, già finanziate, ma bloccate».  E qui fornisce un elenco dettagliato: si parte da strade e ferrovie, dove Renzi ha individuato «Oltre 74 miliardi di opere e bloccate in Italia e di queste 8 circa per mancanza di finanziamenti, le restanti per burocrazia». Il leader di Italia Viva fa degli esempi, come Tav e Gronda  o l’autostrada Roma-Latina.

Ma il piano comprende anche porti e aeroporti, con investimenti complessivi per 7 miliardi, periderie e piani città (2,1 miliardi di investimenti), dissesto idrogeologico – dove Renzi trova 25,9 miliardi già oggi disponibili ma non spesi, tra cui 3 per l’edilizia scolastica) -, scuole e ospedali, con 10 miliardi «già distribuiti agli enti locali per realizzare edifici innovativi e sicuri».

Ed ancora, cultura e turismo, sul “modello Pompei’ per valorizzare il patrimonio artistico culturale, dove ci sono 2 miliardi ancora bloccati, ed, infine, energia e green act, in cui l’ex premier chiede una «accelerazione investimenti Terna, Eni, Snam ed Enel nel prossimo triennio pari a 15 miliardi», ma anche fiscalità ecologica con riduzione del cuneo fiscale per investimenti strutturali in economia circolare e piano di adattamento ai cambiamenti climatici.

Renzi è convinto di trovare adesioni al suo progetto in tutte le forze politiche, opposizioni comprese: «Ne parleremo con tutti e spero che sia sostenuta anche dalle opposizioni perché sullo sbloccare un cantiere dovrebbero essere d’accordo anche Forza Italia e Lega. Noi parliamo di infrastrutture e io sono convinto che possa essere d’accordo Pd, Leu, Lega Forza Italia, Fdi».

Guardacaso, non nomina in questo elenco il Movimento 5 Stelle. I giornalisti se ne accorgono e, appena glielo fanno notare, lui ammette: «fare un accordo con i 5 Stelle è molto complicato, ho sempre contestato l’azione di M5s, credo che Torino, con tutto il rispetto per il sindaco, dimostri che con i Cinque stelle le cose vanno peggio di prima, quindi io non sono un fan del Movimento, ma tra andare a sbattere, portare l’Italia fuori dall’euro e fare un governo di emergenza, abbiamo scelto il governo di emergenza».

Ad alcuni però il piano Renzi sembra una mano tesa alla Lega e l’ex premier su questo ha la risposta pronta: «Fare le opere pubbliche che sono ferme non è una cosa che dico io, la dicono tutti. Ma non c’è nessuno che lo fa. Se Salvini dice che è disponibile a votare il nostro piano infrastrutture: evviva!». Ma Salvini per il momento tace, come anche gli altri interpellati.



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