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Ditelo Voi Mediazione civile, una svolta epocale per la soluzione delle controversie

Ditelo Voi Pubblicato il 16 luglio 2013

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> Ditelo Voi Pubblicato il 16 luglio 2013

Mediazione o non mediazione: mentre il Parlamento decide cosa fare delle norme del Decreto del Fare che reintroducono il “vecchio” istituto, ecco l’opinione dell’avv. Paolo Giuseppe Sotis: tutte le ragioni per cui credere nella mediazione.

 

di Avv. Paolo Giuseppe SOTIS, foro di Fondi (LT) (paologsotis@yahoo.it)

 

Oggetto di disputa da parte di molti appartenenti alla categoria degli avvocati, la mediazione civile, ritenuta incostituzionale dalla Corte Costituzionale per difetto di delega nell’ottobre 2012, sembrerebbe risorgere come una fenice grazie al “Decreto fare” dell’attuale governo Letta. Ma cos’è la media-conciliazione? Un istituto entrato in vigore nel 2011 che non ha fatto a tempo a poter decollare ed essere conosciuto coscientemente dal popolo italiano. La mediazione nasce – così come la definiscono gli americani – come alternativa alla disputa; vale a dire la possibilità di risolvere controversie legali di varie genere (ovviamente non di rilevanza penale), sedendosi innanzi a un conciliatore, terzo, indipendente, imparziale,  esterno, obiettivo   ed autonomo che attraverso quella che Socrate chiamava l’arte della majeutica, riesce a trasformare il conflitto in dialogo e condurre le parti ad un probabile accordo.

L’attuale legislazione che riguarda la mediazione è in corso di approvazione da parte del Parlamento, proprio in questi giorni. In estrema sintesi, la mediazione, in svariate materie di natura civile (restando esclusi i sinistri stradali ), dovrà essere obbligatoriamente instaurata in caso di causa civile. La durata massima prevista è di 3 mesi (contro i 4 mesi precedenti), e le tariffe previste sono molto più basse di quelle applicate nel biennio 2011/2012, con la possibilità, forse, di effettuare il primo incontro in modo del tutto gratuito, con  grande vantaggio dei cittadini, in caso di esito negativo della mediazione al primo incontro; e la maggiore qualificazione del mediatore.

Partecipare alla mediazione-conciliazione, rappresenta una svolta di enorme valore civile. Darebbe la possibilità ai cittadini di risolvere problemi di natura legale, lo ripetiamo in ambito civilistico, in tempi ridottissimi, con poca spesa e con la possibilità di salvaguardare “la propria salute”, dal momento che angustie, costi, liti, e interminabili cause producono solo nocumento. Inoltre attraverso un accordo , è molto probabile, che non solo entrambe le parti ne escano soddisfatte, ma possano continuare ad avere rapporti economico-sociali.

La mediazione è prima di tutto un filosofia di vita a cui la gente deve avvicinarsi per capirla a fondo. Ma questo importante istituto non può però essere apprezzato dai cittadini, se questo viene ostacolato e boicottato dalla stragrande maggioranza degli avvocati che fanno di tutto per non farla approvare.

Parlando per esperienza: ho potuto constatare durante svariate mediazioni, che quando le parti sono sostituite dalla presenza di avvocati che non credono nella mediazione, i casi di riuscita sono stati pari allo zero. Al contrario, nel caso di presenza sia di parti che legali favorevoli alla mediazione, si sono ottenuti risultati più che soddisfacenti. Allora verrebbe il dubbio di pensare se molte mediazioni senza esito positivo siano state “guidate” da legali, che non credendo nella mediazione, ma portatori di interesse e fiducia del cliente (che poco conosce l’istituto), muovendosi volontariamente in una posizione di muro in mediazione.

Alcuni avvocati sostengono che la mediazione obbligatoria costituirebbe una limitazione al diritto di difesa. Ma per quale motivo, se non impedisce alla parte di proseguire la causa?

La mediazione è un filtro che serve tra l’altro a sfoltire i carichi giudiziari e non preclude la via giudiziaria.

Alcuni avvocati sostengono che un accordo non deve essere fatto obbligatoriamente avanti al mediatore, ma può essere fatto anche in studio tra avvocati. Verissimo. E nessuno lo esclude. Ma se si arriva alla mediazione obbligatoria, significa che si è già intrapresa la via giudiziaria; quindi tale eccezione è del tutto errata e tendenziosa.

Tra l’altro, si ribadisce che il mediatore, posto in un luogo diverso da quello degli avvocati, è un luogo terzo, imparziale ed  estraneo che garantisce maggior possibilità di successo per il raggiungimento di un accordo.

Alcuni avvocati sostengono che le tariffe sono costose. Anche questo è errato, dal momento che esse sono scese notevolmente, ed è probabile che venga approvata la gratuità del primo incontro in caso di mediazione negativa.

Queste sono alcune delle innumerevoli obiezioni che in modo non elastico, prepotente e cinico volgono alcuni colleghi avvocati. Ma ripetiamo, per quale motivo? Sono forse inconsapevolmente guidati dai loro rappresentanti che temono con la mediazione la perdita di qualche potere?


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1 Commento

  1. Contesto in primis le modalità con le quali è stato imposto il ricorso a questo istituto: il businness della formazione ha inflitto ad una categoria già dimenticata un ulteriore vulnus. Centinaia di aspiranti avvocati o di avvocati hanno pagato circa 1000 euro a testa per corsi inutili ed assurdi. Ora si parla di avvocati ex officio divenuti conciliatori. Peggio ancora, ulteriore beffa al danno.

    Ancora. Gli avvocati sono già mediatori. I tempi bibilici della giustizia hanno l’ovvia conseguenza che fare causa non conviene a nessuno, in primis al professionista. I costi della giustizia sono già altissimi, a chi giova allungarne i tempi e aggiungere altri costi? Pertanto, credo che l’avvocatura contesti questo istituto perchè inutile e dannoso, non certo per la perdita di poteri (quale?) che ne consegue.

    Sono altri i problemi della giustizia e della categoria degli avvocati, ossia sopprimere questa lobby di “plenipotenziari” che da troppi anni impedisce la dignità della professione e manipola le leggi per favorire pochi clienti, o lavorare veramente ad una riforma della giustizia che preveda, dopo 15 anni, concorsi per personale di cancelleria ed eliminazione di inutili doppioni come il giudizio di appello.

    Avv. Alessio Fortuna

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