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Pensione

30 Novembre 2019 | Autore:
Pensione

Pensione di vecchiaia, di anzianità, anticipata, di invalidità, di reversibilità: quali sono i principali trattamenti riconosciuti dall’Inps e dalle casse professionali, previdenza complementare.

Con la parola pensione, normalmente, si intende una prestazione economica erogata da un ente di previdenza, spettante in base alla contribuzione versata durante la vita lavorativa. La pensione, intesa come trattamento di previdenza, è dunque riconosciuta agli assicurati, che nella generalità dei casi sono lavoratori, e spetta al verificarsi delle particolari condizioni oggetto dell’assicurazione, cioè:

  • L’acquisizione di un’invalidità riconosciuta (si tratta di una riduzione, al di sopra di una determinata percentuale, della capacità lavorativa);
  • la vecchiaia (che, a seconda della tipologia di trattamento, può non consistere non soltanto nel compimento di una determinata età, ma anche nel versamento di determinate annualità di contributi);
  • il decesso dell’assicurato: in quest’ultimo caso spetta la pensione ai superstiti, che può essere di reversibilità o indiretta.

Proprio per questi motivi, l’assicurazione obbligatoria per la generalità dei lavoratori ha la denominazione IVS, invalidità vecchiaia e superstiti.

La pensione intesa come trattamento di assistenza, invece, spetta al verificarsi di determinate condizioni sanitarie o economiche.

Accanto alla previdenza obbligatoria (si dice obbligatoria in quanto il pagamento dei contributi risulta obbligatorio per tutti lavoratori, committenti e datori di lavoro, non si può scegliere di non versare) è presente la previdenza complementare: la sua funzione è quella di integrare la pensione, cioè il trattamento previdenziale obbligatorio, mediante dei versamenti aggiuntivi facoltativi.

Esistono numerose tipologie di pensione, erogate sia dall’Inps (o dalle gestioni amministrate dall’istituto) che dalle casse professionali, cioè dalle gestioni previdenziali dei liberi professionisti, oltre che dai fondi di previdenza complementare. Partendo dalla previdenza obbligatoria, è possibile percepire, per i lavoratori iscritti, la pensione di vecchiaia, che può essere ordinaria, anticipata, contributiva (calcolata col sistema interamente contributivo), o rientrante in regimi speciali. Tra questi, ricordiamo la deroga Amato [1], che consente di ottenere il trattamento di vecchiaia con 15 anni di contributi, ; possono invece derogare all’età pensionabile prevista per la generalità degli iscritti all’Inps gli appartenenti a specifici fondi, ad esempio i lavoratori del comparto difesa sicurezza o soccorso, dello sport e dello spettacolo.

Abbiamo poi la pensione anticipata (si chiama così perché consente di anticipare l’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia), che può essere anch’essa ordinaria o contributiva, oppure con opzione quota 100, o per i lavoratori precoci.

Anche se la legge Fornero [2] (la riforma delle pensioni entrata in vigore dal 2012, che ancora oggi costituisce la struttura della normativa sui requisiti pensionistici) ha abolito la pensione di anzianità nella generalità dei casi, restano in vigore alcune pensioni di anzianità per specifiche categorie: si tratta ad esempio dell’opzione donna, un trattamento sperimentale che viene normalmente prorogato di anno in anno, della pensione per gli addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni. La pensione di vecchiaia, anticipata e di anzianità può essere erogata anche dalle casse dei liberi professionisti, con requisiti differenti rispetto a quelli previsti per la generalità degli iscritti all’Inps. C’è poi la possibilità di sommare contributi versati presso case differenti, attraverso il cumulo o la totalizzazione, che sono degli strumenti gratuiti, oppure attraverso la ricongiunzione, che normalmente è a pagamento.

Per quanto riguarda la pensione di invalidità, questa può essere riconosciuta sia dall’Inps che dalle case dei liberi professionisti: i requisiti sono differenti a seconda della gestione previdenziale di appartenenza. Normalmente, si distingue tra assegno ordinario di invalidità, che può spettare anche in costanza di rapporto di lavoro, e pensione di inabilità, che spetta per inabilità permanente ed assoluta qualsiasi attività lavorativa.

In caso di decesso dell’assicurato, spetta la pensione indiretta; se l’assicurato era già pensionato, spetta la pensione di reversibilità.

Per quanto riguarda i fondi di previdenza complementare, le prestazioni erogate sono riconosciute, normalmente, al maturare dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata “principale”. In alcuni casi specifici, ed in presenza di determinate situazioni, è possibile ottenere una rendita integrativa anticipata, la cosiddetta Rita. Ma procediamo con ordine facciamo il pinto sulle principali tipologie di pensione esistenti.

Come si calcolano i contributi utili alla pensione?

A seconda della tipologia di pensione richiesta (anticipata, di vecchiaia, etc.) la legge prevede differenti requisiti: tra questi, il principale, oltre all’età, è il totale dei periodi contribuiti, cioè degli anni di contributi.

Per quanto riguarda il calcolo dei contributi accreditati, generalmente, nell’estratto conto dell’Inps, la contribuzione è suddivisa in settimane, ma può essere indicata anche in mesi o in giorni, a seconda della gestione alla quale appartiene il dipendente.

Normalmente è necessario considerare i seguenti coefficienti di trasformazione, per capire quanti anni di contributi si possiedono:

  • 1 anno= 52 settimane;
  • 1 mese= 4,333 settimane.

coefficienti sono differenti in alcune gestioni particolari, oppure nel passaggio dalla gestione Inps ordinaria ad un fondo diverso: per gli iscritti Enpals, ad esempio, 6 giornate equivalgono a una settimana Inps Fpld (fondo pensione lavoratori dipendenti).

Si possono sommare i contributi accreditati in casse diverse?

I periodi di contribuzione accreditati presso diverse gestioni previdenziali possono essere sommati:

  • gratuitamente, nel caso in cui si richieda la totalizzazione dei contributi, il cumulo o il computo presso la gestione Separata;
  • a titolo oneroso, se si chiede la ricongiunzione dei contributi presso un’unica gestione.

Che cosa succede se non si possono sommare i contributi?

Se non ci si avvale di questi strumenti, i contributi di ogni gestione devono essere considerati separatamente, per verificare il diritto ad un’autonoma pensione.

Alcune gestioni previdenziali riconoscono il diritto alla pensione supplementare, cioè a una pensione aggiuntiva rispetto alla principale.

Pensione per chi è già pensionato

In alcune ipotesi è anche riconosciuto il diritto al supplemento di pensione, cioè al ricalcolo della pensione per chi è già pensionato, ma lavora e continua a versare i contributi (per approfondire: pensione supplementare, supplemento della pensione, ricalcolo e ricostituzione della pensione).

Come cambia l’età per la pensione?

L’età pensionabile, cioè l’età stabilita per ottenere la pensione, cambia con il tempo, in base alla speranza di vita. Nello specifico, il requisito di età viene aggiornato ogni biennio in base alla speranza di vita media riscontrata dall’Istat, confrontando il biennio che precede la data di riferimento con il biennio anteriore.

Per quanto riguarda il biennio 2021-2022, il requisito di età di tutte le pensioni (o il requisito di contribuzione, per i trattamenti per i quali non è previsto il requisito di età) sarebbe dovuto aumentare di tre mesi, ma in base all’incremento della speranza di vita riscontrato realmente dall’Istat non ci sarà nessun incremento nel biennio 2021 2022, in quanto l’aumento verificato è inferiore a un mese.

Come anticipato, non tutte le pensioni prevedono un requisito di età per l’accesso: per alcuni trattamenti, come la pensione anticipata, è sufficiente rispettare un requisito contributivo.

Finestre per la pensione

Quasi scomparse dopo l’entrata in vigore della legge Fornero [2], con l’ultimo decreto in materia di pensioni [3] le finestre sono state reintrodotte per la maggior parte dei trattamenti. Di che cosa si tratta? Le finestre sono dei periodi di attesa che devono trascorrere a partire dall’ultimo requisito maturato per la pensione sino alla liquidazione del trattamento.

Le finestre differiscono non soltanto in base al trattamento liquidato, ma anche in base alla categoria di appartenenza dell’interessato. Per esempio, per la pensione con opzione donna le finestre sono pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti ed a 18 mesi per le lavoratrici autonome, mentre per la pensione quota 100 le finestre sono pari a tre mesi per i lavoratori del settore privato ed a sei mesi per i dipendenti pubblici. Ai lavoratori della scuola, normalmente, si applica una finestra annuale per ragioni di natura didattica.

Quali sono i sistemi di calcolo della pensione?

La prima cosa da sapere, in merito alla pensione, è che il sistema di calcolo dell’assegno non è unico, ma dipende dall’anzianità contributiva posseduta (sia dalla data di accredito del primo contributo, che dagli anni di contributi complessivi), dalla gestione previdenziale e dalla categoria di appartenenza.

Presso la generalità dei fondi facenti amministrati dall’Inps, il sistema di calcolo è:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo (in base a quanto stabilito dalla legge Fornero [2]), per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (in questi casi si parla di calcolo misto);
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995, o per chi, pur possedendoli, opta per il ricalcolo contributivo (non tutti, però, possono aderire all’opzione contributiva), per il computo presso la gestione Separata Inps, o effettua la totalizzazione dei contributi per sommare i versamenti accreditati in casse diverse, o si pensiona con opzione donna.

I sistemi di calcolo sono invece differenti per gli iscritti alle casse dei liberi professionisti; anche all’interno delle varie gestioni Inps, ad ogni modo, le specifiche modalità di determinazione dell’assegno di pensione possono cambiare, specie per quanto riguarda le quote calcolate col metodo retributivo.

In particolari casi, ad esempio per gli aventi diritto alla pensione d’inabilità, sono applicate delle maggiorazioni nel calcolo della pensione; in altri casi possono essere applicate delle penalizzazioni percentuali.

Come si calcola la pensione col sistema retributivo?

Il calcolo retributivo della pensione si basa sugli ultimi stipendi o redditi percepiti ed è diviso in due quote:

  • la quota A che, per la generalità dei dipendenti del settore privato iscritti all’Inps, si basa sugli ultimi 5 anni di stipendio, rivalutati, e sul numero di settimane di contributi possedute al 31 dicembre1992; per i dipendenti pubblici statali si basa sulle voci fisse e continuative dell’ultimo stipendio moltiplicate per 12, per i dipendenti degli enti locali, iscritti alle ex casse di previdenza amministrate dal tesoro (Cpdel, Cps, Cpi e Cpug), la retribuzione pensionabile è costituita dalle voci dell’ultimo stipendio che hanno caratteristiche di fissità e continuità moltiplicate per 13 mensilità;
  • la quota B che normalmente, per i dipendenti, si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio, rivalutati (o sugli anni dal 1993 al pensionamento), e sul numero di settimane possedute al 31 dicembre 2011.

Il sistema di calcolo retributivo cambia per i dipendenti pubblici e per i lavoratori autonomi.

Per approfondire: Calcolo retributivo della pensione

Come si calcola la pensione col sistema contributivo?

Per quanto riguarda il calcolo contributivo della pensione, questo riguarda i periodi:

  • a partire dal 1° gennaio 1996, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (cioè ai contribuenti che applicano il metodo misto);
  • a partire dal 1° gennaio 2012, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (cioè a chi era soggetto al solo calcolo retributivo);
  • a partire dal versamento del 1° contributo, per chi non possiede versamenti al 31 dicembre 1995.

È calcolata col sistema contributivo tutta la contribuzione posseduta, poi, per chi si avvale dell’opzione donna, dell’opzione contributiva, del computo nella gestione Separata o della totalizzazione dei contributi.

Il calcolo contributivo non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni percepite come il sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che viene incrementato all’aumentare dell’età pensionabile.

Anche il calcolo contributivo si divide in due quote:

  • la quota A, che riguarda i periodi sino al 31 dicembre 1995;
  • la quota B, che riguarda la contribuzione accreditata dal 1° gennaio 1996 in poi, o Quota C, dal 1° gennaio 2012.

Per ricavare l’assegno di pensione corrispondente alla Quota B o alla Quota C, è necessario:

  • accantonare, per ogni anno, una percentuale della retribuzione lorda corrisposta dal 1996 (il 33% è l’aliquota valida per la generalità dei lavoratori dipendenti), in base all’aliquota contributiva prevista dall’Inps per le varie categorie di lavoratori;
  • rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del Pil nominale, che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno;
  • sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;
  • moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, una cifra espressa in percentuale che varia in base all’età, ottenendo così la quota B o la quota C di pensione.

Per approfondire: Calcolo contributivo della pensione.

Pensione di vecchiaia

Per ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria, sino al 31 dicembre 2022 è necessario aver compiuto i 67 anni e possedere un minimo di 20 anni di contributi. I lavoratori che non possiedono contributi alla data del 31 dicembre 1995, assieme a coloro che hanno optato per il calcolo contributivo del trattamento, possono ottenere questa pensione se l’assegno, che per loro risulta calcolato col sistema interamente contributivo, supera di 1,5 volte l’assegno sociale.

La pensione di vecchiaia ordinaria, per i beneficiari delle cosiddette deroghe Amato [1], può essere ottenuta anche con soli 15 anni di contributi. Chi sono i beneficiari delle deroghe? Si tratta di coloro che possiedono 15 anni di contributi al 31 dicembre 1992, di coloro che sono stati autorizzati al versamento dei contributi volontari entro il 24 dicembre 1992, oppure di coloro che possiedono 15 anni di contributi di lavoro dipendente, 25 anni di anzianità contributiva e che hanno lavorato in modo discontinuo per almeno 10 anni.

Non tutti gli iscritti all’Inps, però, possono beneficiare di questa agevolazione: ne abbiamo parlato in Pensione con 15 anni di contributi.

L’età per la pensione di vecchiaia è ridotta a 66 anni 7 mesi per gli addetti ai lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi e non beneficiari dell’Ape sociale.

Pensione di vecchiaia contributiva

In alcuni casi, la pensione di vecchiaia può essere ottenuta con soli 5 anni di contributi: tuttavia, l’età richiesta per il trattamento è pari a 71 anni sino al 31 dicembre 2022. Possono beneficiare di questa pensione soltanto coloro che non possiedono contributi al 31 dicembre 1995, oppure coloro che optano per il computo presso la gestione separata, cioè per far confluire tutti contributi presso questa gestione.

Per aderire al computo, però, sono richiesti i seguenti requisiti:

  • iscrizione presso la gestione separata e versamento di almeno un mese di contributi;
  • meno di 18 anni di contributi versati o accreditati alla data del 31 dicembre 1995;
  • almeno 5 anni di contributi versati o accreditati dal 1° gennaio 1996;
  • almeno 15 anni di contributi complessivi.

Pensione di vecchiaia anticipata

I lavoratori delle aziende del settore privato, se possiedono un’invalidità pensionabile almeno dell’80%, possono pensionarsi a 61 anni di età, se uomini, oppure a 56 anni di età, se donne, con un minimo di vent’anni di contributi ed una finestra di attesa pari a 12 mesi.

Per i non vedenti, sono previsti requisiti ancora più agevolati, ed in alcuni casi possono essere sufficienti soli 10 anni di contribuzione.

Pensione in regime di cumulo dei contributi

La pensione di vecchiaia ordinaria può essere ottenuta anche da chi possiede versamenti accreditati presso casse diverse, comprese le gestioni di previdenza dei liberi professionisti, grazie al cumulo dei contributi.

In questo caso, l’interessato, se possiede almeno vent’anni di contributi complessivi (ed un assegno almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, nell’ipotesi in cui il suo trattamento si calcoli col sistema integralmente contributivo), può pensionarsi a 67 anni.

Nell’ipotesi in cui l’età per la pensione di vecchiaia richiesta dalla cassa professionale sia superiore ai 67 anni, l’interessato al compimento dei 67 anni riceverà soltanto l’assegno di competenza dell’Inps, e dovrà attendere l’età pensionabile presso la gestione di previdenza dei liberi professionisti per ottenere la quota di pensione da quest’ultimo fondo.

Col regime di cumulo è possibile anche ottenere la pensione anticipata ordinaria, la pensione di inabilità e la pensione ai superstiti.

Il cumulo è gratuito per il pensionato, cioè non comporta oneri, ma presso alcune casse professionali, in determinati casi, può determinare il ricalcolo contributivo del trattamento. Ogni fondo, ad ogni modo, calcola la pensione separatamente, per la quota di propria competenza.

Pensione in regime di totalizzazione

Un altro modo per sommare gratuitamente contributi accreditati presso gestioni diverse è avvalersi della totalizzazione. Grazie alla totalizzazione, anche gli iscritti presso le casse dei liberi professionisti possono ottenere:

  • la pensione di vecchiaia, con un minimo di 66 anni di età e 20 anni di contributi complessivi, oltre agli eventuali requisiti previsti da ciascuna gestione; è prevista una finestra di attesa pari a 18 mesi;
  • la pensione di anzianità, con 41 anni di contributi complessivi e di una finestra di attesa pari a 21 mesi;
  • la pensione di inabilità e la pensione ai superstiti.

Generalmente, la totalizzazione comporta il ricalcolo contributivo di tutto il trattamento: se l’interessato, però, raggiunge il diritto ad autonoma pensione di vecchiaia presso una cassa professionale, non subisce il calcolo contributivo per la quota di pensione di competenza della cassa.

Ricongiunzione per ottenere un’unica pensione

Un altro modo per riunire la contribuzione accreditata presso casse diverse consiste nella ricongiunzione: con quest’operazione, il pensionato può far confluire i contributi presso un’unica gestione.

L’operazione, però, può comportare degli oneri, da calcolarsi col sistema:

  • retributivo, o della riserva matematica, per i periodi anteriori al 31 dicembre 1995 (o al 31 dicembre 2011, per gli iscritti all’Inps con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; il periodo di riferimento può cambiare per gli iscritti alle casse professionali);
  • contributivo, o percentuale, per i periodi restanti.

Abbiamo parlato dei sistemi di calcolo relativi alla ricongiunzione in merito al calcolo del riscatto dei periodi non coperti da contributi: i procedimenti di calcolo, infatti, sono gli stessi, ma per quanto riguarda la ricongiunzione dall’onere devono essere sottratti i contributi confluiti nella gestione di destinazione, da rivalutare al tasso annuo composito del 4,5%. Per approfondire: Calcolo del riscatto.

Pensione anticipata

La pensione anticipata ordinaria può essere ad oggi ottenuta con:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi, più 1 finestra di attesa pari a tre mesi, per i lavoratori;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi, più 1 finestra di attesa pari a tre mesi, per le lavoratrici.

La pensione anticipata può essere ottenuta anche in regime di cumulo. I requisiti non cambieranno, a differenza di quanto previsto per tutti i requisiti pensionistici soggetti ad adeguamento alla speranza di vita, sino al 31 dicembre 2026.

Pensione anticipata per i lavoratori precoci.

La pensione anticipata può essere ottenuta con soli 41 anni di contributi da chi appartiene alla categoria dei lavoratori precoci: si tratta di coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19º anno di età.

Per avvalersi di questa pensione agevolata, poi, bisogna possedere almeno un contributo versato alla previdenza obbligatoria prima del 1996 ed appartenere a determinate categorie tutelate:

  • addetti ai lavori usuranti e gravosi;
  • disoccupati di lungo corso (esclusi i lavoratori a termine);
  • lavoratori con invalidità almeno pari al 74%;
  • caregiver (si tratta di coloro che assistono un familiare di primo grado con handicap grave, convivente da almeno 6 mesi; in alcuni casi sono ammessi coloro che assistono un familiare di secondo grado).

Anche in questo caso, come avviene per la pensione anticipata ordinaria, è necessaria una finestra di attesa pari a tre mesi. Inoltre, prima di inoltrare la domanda di pensione, è necessario richiedere all’Inps la certificazione dei requisiti, entro il 1° marzo di ogni anno. Questa tipologia di pensione agevolata è strutturale, cioè non deve essere prorogata di anno in anno ma risulta permanente.

Con la pensione anticipata per i lavoratori precoci non è possibile lavorare sino alla maturazione del requisito virtuale per la pensione anticipata ordinaria, cioè sino un massimo di 10 mesi, a partire dalla maturazione di 41 anni di contributi, per le donne, e di un anno e 10 mesi per gli uomini.

Pensione anticipata con opzione quota 100

Per il triennio 2019- 2021 è operativa una nuova tipologia di pensione, cosiddetta  pensione anticipata quota 100: il trattamento può essere ottenuto con un minimo di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps, poi, è necessario anche possedere 35 anni di contributi al netto dei periodi di disoccupazione e di malattia non integrata.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione dell’assegno, è necessario attendere una finestra che è pari a tre mesi, per la generalità dei lavoratori del settore privato, a sei mesi per i dipendenti pubblici, che devono fornire anche un preavviso minimo all’amministrazione pari a sei mesi, ed a un anno per i lavoratori della scuola (a questi lavoratori, per la generalità delle pensioni, si applica sempre una finestra annuale).

Con la pensione quota 100 non è possibile lavorare sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, a meno che non si svolga un rapporto di lavoro autonomo occasionale, con compensi massimi sino a 5mila euro annui. la quota 100 non comporta penalizzazioni ne ricalcolo contributivo del trattamento.

Quota 100 può essere ottenuta anche grazie al cumulo dei contributi, ma senza considerare quelli accreditati presso le gestioni previdenziali dei liberi professionisti.

Pensione con opzione donna

La pensione di anzianità con opzione donna è un trattamento agevolato non strutturale, che viene prorogato di anno in anno. In base all’ultima bozza della legge di bilancio 2020, per fruirne è necessario:

  • possedere almeno 35 anni di contributi al 31 dicembre 2019;
  • essere nata entro il 31 dicembre 1960, se lavoratrice autonoma, oppure entro il 31 dicembre 1961, se dipendenti.

È inoltre necessario attendere una finestra pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le autonome. La pensione con opzione donna subisce il ricalcolo integralmente contributivo del trattamento, in cambio dell’anticipo nell’uscita dal lavoro.

Pensione anticipata contributiva

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione può ottenere, dal 2019 al 2022, la pensione anticipata a 64 anni di età. Si tratta della cosiddetta pensione anticipata contributiva, che può essere raggiunta, sino al 31 dicembre 2022, con i seguenti requisiti:

  • almeno 64 annidi età;
  • almeno 20 anni di contributi;
  • un assegno di pensione pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale.

Pensione anticipata addetti ai lavori usuranti

Gli addetti ai lavori usuranti o ai turni notturni possono ottenere una particolare pensione agevolata, se risultano aver svolto l’attività usurante o notturna:

  • per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;
  • per almeno metà della vita lavorativa.

Per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore addetto a mansioni usuranti maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
    • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
    • almeno 35 anni di contributi.

Se il lavoratore possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti di età e la quota sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote e i requisiti richiesti sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno. Per approfondire: Pensione addetti lavori usuranti e notturni.

Pensione presso i fondi di previdenza complementare

La previdenza complementare non sostituisce la previdenza obbligatoria, ma integra il sistema pensionistico pubblico, aiutando a mantenere un adeguato tenore di vita dopo la cessazione dell’attività lavorativa.

L’adesione alla previdenza complementare è libera e volontaria: ogni lavoratore può decidere se e a quale fondo aderire. I meccanismi automatici di adesione previsti dalla legge non limitano la volontarietà.

Al raggiungimento dell’età pensionabile in base alla gestione obbligatoria d’iscrizione, il lavoratore con almeno 5 anni di adesione al fondo pensione può ottenere una delle seguenti prestazioni:

  • rendita vitalizia;
  • liquidazione fino al 50% dell’importo accantonato sotto forma di capitale e la restante parte in rendita vitalizia.

Solo in ipotesi specifiche è possibile ottenere la liquidazione dell’intera posizione individuale sotto forma di capitale.

Pensione integrativa anticipata

La rendita integrativa temporanea anticipata, o Rita, consente di ricevere in modo frazionato tutta o parte della contribuzione accreditata presso il fondo di previdenza complementare, sino al compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia nel sistema pensionistico obbligatorio di appartenenza.

Il lavoratore con almeno 5 anni di adesione a una forma pensionistica complementare può ottenere la Rita in caso di:

  • cessazione dell’attività lavorativa;
  • maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro i cinque anni successivi;
  • anzianità contributiva di almeno 20 anni nel regime obbligatorio di appartenenza;

oppure

  • inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi;
  • maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 10 anni successivi.

Prestazioni previdenziali anticipate

Con riferimento alla contribuzione accreditata presso il fondo di previdenza complementare, nel periodo di accumulo il lavoratore aderente del settore privato può chiede alcune prestazioni anticipate, quali:

  • in qualsiasi momento, per un importo non superiore al 75%, per spese sanitarie conseguenti a situazioni gravissime attinenti a sé, al coniuge o ai figli, per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • decorsi 8 anni di iscrizione, per un importo non superiore al 75%, per l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli o per la realizzazione, sulla prima casa di abitazione, degli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia;
  • decorsi 8 anni di iscrizione, per un importo non superiore al 30%, per la soddisfazione di ulteriori esigenze.

Le prestazioni previdenziali anticipate possono essere reintegrate in qualsiasi momento dal lavoratore.

Assegno ordinario di invalidità

Per i lavoratori la cui capacità lavorativa si riduce a meno di un terzo, è possibile ottenere un assegno, calcolato alla pari della futura pensione, nell’ipotesi in cui possiedano almeno cinque anni di contributi, di cui tre accreditati nell’ultimo quinquennio: si tratta dell’assegno ordinario di invalidità.

Questo trattamento non è riconosciuto agli iscritti presso tutte le gestioni amministrate dall’Inps, ad esempio ai dipendenti pubblici non spetta (ma in compenso a questi lavoratori spetta la pensione per inabilità alle mansioni ed a proficuo lavoro). Agli iscritti presso le gestioni di previdenza dei liberi professionisti può spettare un assegno per invalidità, i cui requisiti differiscono a seconda del fondo di appartenenza.

L’assegno ordinario di invalidità è cumulabile limitatamente con il reddito: in particolare è ridotto in modo differente in presenza di redditi superiori a 4 volte o a 5 volte il trattamento minimo, e subisce un’ulteriore riduzione nell’ipotesi in cui sia superiore al trattamento minimo. Per approfondire: Assegno d’invalidità.

Pensione di inabilità

L’Inps riconosce, sia ai lavoratori del settore pubblico che del settore privato, la pensione di inabilità al lavoro, in presenza di almeno cinque anni di contributi, di cui tre accreditati nell’ultimo quinquennio. Questa pensione è calcolata accreditando una maggiorazione sino a 60 anni di età e sino a un massimo di quarant’anni di contributi.

Il trattamento è riconosciuto solo se è riscontrata un’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa.

Pensione ai superstiti

A determinati familiari del lavoratore o del pensionato deceduto è riconosciuta, in presenza di requisiti contributivi minimi, la pensione ai superstiti.

Questa pensione, calcolata sulla base dei contributi posseduti dall’assicurato, o sulla base della pensione già liquidata, se il dante causa risultava già pensionato, spetta in percentuali differenti, a seconda del familiare avente diritto.

Inoltre, è ridotta del 25, del 40 del 50%, in base ai redditi prodotti dal beneficiario (superiore a 3,4 oppure cinque volte il trattamento minimo). La pensione ai superstiti è detta di reversibilità, se il dante causa era già pensionato, oppure indiretta se si trattava di un assicurato non ancora beneficiario di pensione.

Per approfondire: Guida alla pensione ai superstiti.

Integrazione della pensione

La pensione, se inferiore a un determinato ammontare mensile, che per il 2019 è pari a 513,01 euro, può essere aumentata a questa cifra grazie alla cosiddetta integrazione al trattamento minimo. Non tutti i pensionati possono beneficiarne: non spetta, ad esempio, a coloro la cui pensione è calcolata con il sistema interamente contributivo (ad eccezione delle beneficiarie di opzione donna). Inoltre, per la spettanza del trattamento minimo è necessario non superare uno specifico reddito sia personale che proprio e del coniuge. Per approfondire: Integrazione al trattamento minimo

Maggiorazione sociale ed incremento al milione

Al verificarsi di specifici requisiti, si può aver diritto ad un’ulteriore integrazione della pensione: si tratta della maggiorazione sociale, che può essere a sua volta ulteriormente integrata dal cosiddetto incremento al milione.

Anche in questo caso, oltre agli specifici requisiti di età ed eventualmente sanitari previsti, è necessario non superare un limite massimo di reddito, sia proprio che sommato a quello dell’eventuale coniuge. Per approfondire: Integrazione della pensione.

Rivalutazione della pensione

La pensione è adeguata annualmente al costo della vita rilevato dall’Istat, tramite il cosiddetto meccanismo di perequazione. In particolare, sono adeguate alla percentuale stabilita, sulla base dei dati Istat, da un apposito decreto Mef, le pensioni sino a 4 volte il minimo, in base alle previsioni del ddl di bilancio 2020. Per approfondire: Aumento pensioni.

Pensione di cittadinanza

La pensione può essere anche integrata dal reddito di cittadinanza, o dalla pensione di cittadinanza, nel caso in cui tutti i componenti del nucleo abbiano compiuto almeno 67 anni (possono essere presenti componenti di età inferiore solo se disabili gravi).

Per quanto riguarda la pensione di cittadinanza, la quota base (si tratta della quota spettante a tutti i nuclei familiari, compresi quelli senza affitto o mutuo a carico) arriva sino a un massimo di 630 euro al mese, e deve essere moltiplicata per la scala di equivalenza (che varia al variare dei componenti del nucleo familiare, ma non può superare 2,1; si arriva 2,2 solo se in famiglia ci sono disabili gravi o non autosufficienti).

Di conseguenza, la quota base della pensione di cittadinanza può arrivare, secondo il numero dei componenti della famiglia, fino a un massimo di 1.323 euro mensili, 1386 se ci sono disabili gravi o non autosufficienti.

Con la quota aggiuntiva, pari a un massimo di 150 euro, che spetta a chi paga il mutuo o l’affitto, il reddito del singolo può arrivare sino a 780 euro al mese, ed il reddito massimo spettante a un nucleo con più componenti può arrivare a 1.473 euro al mese (1323 euro più 150), o a 1536 euro (1386 più 150).

Gli importi relativi al reddito di cittadinanza risultano leggermente meno elevati.

Prepensionamento

I trattamenti di prepensionamento, o di scivolo per la pensione, sono delle prestazioni economiche, come l’assegno straordinario, l’Ape e l’isopensione, che offrono un sostegno economico al lavoratore sino alla data in cui matura i requisiti per il pensionamento.

L’isopensione, ad esempio, è uno scivolo pensionistico istituito dalla Legge Fornero nel 2012 [4], recentemente modificato,  che consente ai dipendenti di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 7 anni senza perdere la retribuzione. Ha un meccansimo simile anche l’assegno straordinario.

L’Ape aziendale consiste nella possibilità, per il datore di lavoro, di incentivare l’esodo dei dipendenti ai quali non mancano più di 3 anni e 7 mesi alla pensione di vecchiaia, offrendo un contributo che serva ad abbassare i costi dell’Ape volontario.

L’Ape sociale ha un meccanismo molto simile all’Ape volontario, in quanto accompagna il lavoratore dai 63 anni di età sino all’età per la pensione di vecchiaia: il costo dell’anticipo pensionistico, però, è a carico dello Stato, e l’importo dell’assegno è uguale a quello della futura pensione, con un massimo di 1500 euro mensili.

Il contratto di espansione, consente di pensionarsi con un anticipo sino a 5 anni ai dipendenti delle aziende con almeno mille unità che devono riorganizzare l’attività.

Per approfondire: Scivolo per la pensione.

note

[1] D.lgs. 503/1992.

[2] Dl 201/2011.

[3] Dl 4/2019.

[4] L. 92/2012.


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