Reddito di cittadinanza: chi è più penalizzato?

16 Novembre 2019 | Autore:
Reddito di cittadinanza: chi è più penalizzato?

Chi è che non può prendere il sussidio pur avendone bisogno. La nuova fotografia della povertà in Italia scattata dalla Caritas.

Il Reddito di cittadinanza prevede importi molto più sostanziosi del Rei ma vi sono degli sfavoriti: i nuclei con 5 e più componenti e i nuclei con figli minori. Sia quelli che ricevono un aumento meno che proporzionale, sia i singoli che ricevono un contributo superiore della soglia di povertà. Mentre le famiglie con 4 e più ricevono un importo sempre inferiore alla soglia di povertà. È quanto emerge dal report 2019 della Caritas su Povertà ed esclusione sociale pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri.

Il Reddito di cittadinanza ha una platea di beneficiari potenziali di gran lunga superiore al Rei (e a oggi ne ha raggiunte più di 2 milioni), ma vi sono degli esclusi: sono gli 87.000 nuclei di stranieri extra Ue che sono stati tagliati fuori dal criterio della residenza 10 anni e i senza dimora, i restanti poveri assoluti che non rispettano i criteri di residenza e quelli che non rispettano quelli di reddito e patrimonio.

Chi sono i poveri in Italia?

In Italia, oggi, risultano in uno stato di povertà assoluta 1 milione 800mila famiglie (il 7% dei nuclei familiari) per un totale di oltre 5 milioni di individui (l’8,4% della popolazione). I dati appaiono pressoché stabili se confrontati con quelli di un anno fa; nel 2017 infatti l’incidenza si attestava al 6,9% per le famiglie e all’8,4% per gli individui.

Tra i disoccupati la povertà assoluta arriva oggi al 27,6%. Ad incidere in modo particolare sulla povertà assoluta risultano per lo più la cittadinanza, l’ampiezza dei nuclei e l’eventuale presenza di figli minori, il livello di istruzione, l’età, lo stato di disoccupazione e, in caso di occupazione, il tipo di lavoro svolto.

Nel 2018, le domande più frequenti sono state quelle relative a beni e servizi materiali (58,2%), che coincidono per lo più con richieste di pacchi viveri, vestiario o accesso alle mense/empori, complessivamente in calo rispetto all’anno precedente (quando si attestavano al 62,1%). Seguono poi le domande di sussidi economici (25,8%), da utilizzare soprattutto per il pagamento di bollette, tasse e/o canoni di affitto e in terza istanza le richieste collegate all’ambito salute (10,4%). Proprio le numerose richieste inerenti la sanità (che corrispondono soprattutto a domande di farmaci e di visite mediche), mai così alte da quando si raccolgono i dati con regolarità e addirittura superiori a quelle degli ambiti ”casa” e ”lavoro”, possono dirsi un grave campanello di allarme in questi anni di post crisi economica, che evidenziano le strette correlazioni esistenti tra deprivazione materiale e fragilità di salute.

E a pagarne maggiormente le spese sono soprattutto le categorie più vulnerabili, quelle di stranieri e migranti, che vivono situazioni di maggiore precarietà economica. Come conferma anche l’ultimo rapporto immigrazione Caritas-Migrantes, di fatto oggi il profilo di salute dei migranti si va sempre più caratterizzando per condizioni di sofferenza dovute a fragilità sociale, accoglienza inadeguata e accessibilità ai servizi non diffusa.



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