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Estinzione anticipata prestito: rimborsi e costi

17 Novembre 2019
Estinzione anticipata prestito: rimborsi e costi

Esistono penale e costi per il rimborso anticipato del finanziamento? Il cliente ha diritto a vedersi restituire parte delle commissioni?

Un paio di anni fa, hai ricevuto un finanziamento dalla banca che, tuttavia, ora vorresti estinguere in anticipo rispetto al piano di ammortamento. Grazie, infatti, a un’eredità, hai acquisito la disponibilità economica per pagare il debito residuo in un’unica soluzione. In questo modo, non solo non vedrai più quel triste addebito sulla rata del tuo stipendio, ma non dovrai neanche pagare gli interessi. Vuoi sapere, però, quanto ti costerà questa operazione, se sono previste penali e commissioni oppure se, al contrario, ti è dovuta la restituzione di commissioni e altri addebiti inizialmente concordati. Insomma, quali sono i rimborsi e costi per l’estinzione anticipata del prestito?

La questione ha una sua specifica regolamentazione in Italia che è stata, di recente, oggetto di un’interessante sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1]. Ecco, dunque, come stanno le cose e quali sono i diritti del consumatore. 

Diritto al recesso anticipato dal prestito

Il mutuatario ha facoltà di rimborsare, in tutto o in parte, il finanziamento ricevuto prima della scadenza contrattuale. È la cosiddetta estinzione anticipata. 

Solo per i mutui stipulati prima del 2 febbraio 2007, la banca può esigere il pagamento di una penale per il recesso anticipato del cliente.

Recesso anticipato dal prestito e penali

Al contrario, per i mutui successivi al 2 febbraio 2007, in caso di estinzione anticipata dei mutui (nonostante la normativa europea [2] preveda la possibilità di un indennizzo a favore della banca a copertura di quella parte di costi fissi sostenuti per acquisire il contratto e per la stipula del mutuo non ancora ammortizzati), l’Italia  ha previsto il diritto del mutuatario di abbattere o estinguere il mutuo in anticipo senza costi aggiuntivi [3]. Dunque, per i mutui stipulati da tale data, l’estinzione anticipata non comporta il pagamento di una penale o di costi aggiuntivi rispetto al capitale che si intende restituire. Qualsiasi patto contrario, risultante nel contratto, si considera nullo nonostante l’accettazione del cliente. 

Con l’estinzione anticipata del mutuo e il pagamento dell’integrale debito si estingue anche l’ipoteca.

Recesso anticipato dal prestito e rimborso dei costi

Appurato che la banca non può pretendere penali o commissioni in caso di recesso anticipato, vediamo ora se il mututario può chiedere piuttosto la restituzione di questi costi necessari a mantenere in vita il finanziamento per un periodo di tempo superiore. 

La legge italiana stabilisce che il cliente, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, ha diritto a una riduzione del costo totale del credito pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto. In particolare, egli può esigere la parziale restituzione dei costi relativi ai servizi che riguardano l’intero svolgimento del rapporto negoziale (costi recurring).

I costi del finanziamento, insieme ad altre informazioni rilevanti, sono riportati in un documento denominato «Informazioni europee di base per il credito ai consumatori (IEBCC o SECCI)», che deve essere consegnato prima della conclusione del contratto.

La ripartizione tra oneri recurring e up front va esposta in modo chiaro e comprensibile: la mancanza di chiarezza nella rappresentazione dei costi può tradursi in un ingiustificato innalzamento del livello complessivo dei costi.

Mutui, cessione del quinto dello stipendio o della pensione

Le stesse regole appena illustrate valgono per qualsiasi tipo di prestito: dal mutuo ipotecario (quello cioè erogato per l’acquisto della casa con accensione di un’ipoteca sull’immobile acquistato) alle numerose cessioni del quinto dello stipendio o della pensione. Anche in questi casi, quindi, il cliente può, versando il capitale residuo, estinguere in anticipo il prestito senza pagare gli interessi per la residua parte dell’ammortamento, commissioni, penali o risarcimenti.

Aumento dei rimborsi per le estinzioni anticipate dei mutui

Di recente, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha pubblicato una sentenza in materia di estinzione anticipata dei finanziamenti che sta destando molte preoccupazioni nel mondo degli intermediari finanziari e, nello stesso tempo, delle aspettative tra i mutuatari. 

Secondo la Corte Europea, quando un finanziamento viene estinto anticipatamente, «il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato include tutti i costi posti a carico del consumatore», pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del credito.

Ma quali sono questi costi? Questo la Corte non lo dice, ma lascia intendere che non si possa andare troppo sul sottile e fare troppe distinzioni. 

La decisione fa traballare la regolamentazione che, in Italia, avevano deciso la Banca d’Italia e l’Abf. In particolare, le due istituzioni avevano stabilito una distinzione chiara tra costi upfront (quelli una tantum legati al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento) e quelli recurring, che sono “spalmabili” nel tempo. Solo questi ultimi vanno restituiti al cliente in caso di estinzione anticipata del prestito. Peraltro, la giurisprudenza dell’Abf ha punito le “furbizie”, penalizzando gli intermediari nei casi in cui le due fattispecie non venissero chiaramente (e giustificatamente) distinte.

Secondo la sentenza in commento: «l’effettività del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito risulterebbe sminuita qualora la riduzione del credito potesse limitarsi alla presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente il credito come dipendenti dalla durata del contratto, dato che… i costi e la loro ripartizione sono determinati unilateralmente dalla banca e che la fatturazione di costi può includere un certo margine di profitto». E poi «limitare la possibilità di riduzione del costo totale del credito ai soli costi espressamente correlati alla durata del contratto comporterebbe il rischio che il consumatore si veda imporre pagamenti non ricorrenti più elevati al momento della conclusione del contratto di credito, poiché il soggetto concedente il credito potrebbe essere tentato di ridurre al minimo i costi dipendenti dalla durata del contratto». E infine la sentenza afferma: «il margine di manovra di cui dispongono gli istituti creditizi nella loro fatturazione e nella loro organizzazione interna rende, in pratica, molto difficile la determinazione, da parte di un consumatore o di un giudice, dei costi oggettivamente correlati alla durata del contratto».

Secondo Aldo Dolmetta, consigliere di Cassazione: «La pronuncia è destinata ad avere un forte impatto sulla materia dei finanziamenti in Italia e soprattutto per la questione della cessione del quinto. La Corte porta un radicale mutamento di approccio rispetto anche alla prospettiva fin qui adottata da Bankitalia, portando a una parificazione di trattamento normativo tra costi recurring e costi upfront». E continua: «Non è detto che le imprese finanziatrici si adeguino automaticamente. Per questo motivo appare assai auspicabile un pronto intervento ad hoc da parte della Vigilanza di Bankitalia, che venga a conformare le proprie istruzioni alle indicazioni pervenute dalla Corte, anche per evitare inopportuni strascichi di contenzioso; ed evitare, o ridurre, indebiti vantaggi per i finanziatori (al di là, cioè, del margine operativo destinato a finire in contenzioso): la presenza di una fascia di rapporti “irregolari” viene, se non altro, a falsare lo svolgimento della concorrenza del mercato».


note

[1] C. Giust. U.E. C-383/18 dell’11 settembre 2019.

[2] Dir. UE 2014/17 “Mortgage Credit Directive”.

[3] D.lgs. n. 72/2016.


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