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Termini per opposizione a richiesta di archiviazione

3 Dicembre 2019 | Autore:
Termini per opposizione a richiesta di archiviazione

Cos’è e come si propone l’opposizione alla richiesta di archiviazione? Entro quanto tempo dalla notifica alla persona offesa bisogna fare opposizione?

Non sempre la denuncia di un fatto costituente reato va a buon fine. Mettiamo il caso che tu abbia segnalato alla polizia postale un accesso abusivo effettuato al tuo account Facebook; dopo un po’ di tempo e diverse indagini compiute, ti viene comunicato che il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione delle indagini perché il presunto autore del fatto è rimasto ignoto. Insomma: le investigazioni sono state un buco nell’acqua. A te non va giù che tutto si concluda come se nulla fosse accaduto e decidi, pertanto, di presentare opposizione alla richiesta di archiviazione. Quanto tempo hai a disposizione per poter fare ciò?

Come avrai capito, con questo articolo vorrei concentrarmi su un singolo aspetto del tema, e cioè sui termini per l’opposizione a richiesta di archiviazione. Non per tutti i reati la legge prevede lo stesso termine e, dunque, è bene che tu sappia sin dall’inizio entro quanto tempi puoi esercitare questo diritto, cioè entro quanto puoi domandare al pm di proseguire le indagini anziché archiviarle. Prosegui nella lettura se ritieni che questo argomento possa interessarti.

La richiesta di archiviazione del pubblico ministero

Il magistrato del pubblico ministero incaricato delle indagini, quando ritiene che l’accusa non possa essere sostenuta in giudizio, chiede al giudice che il caso venga archiviato. Più nel dettaglio, il pm chiede l’archiviazione quando:

  • dalle indagini sia emersa l’innocenza dell’indagato;
  • dalle indagini non siano emersi elementi concreti di colpevolezza, ma solamente deboli indizi che non reggerebbero l’urto di un processo nel contraddittorio delle parti (in altre parole, elementi che sarebbero facilmente smontabili dalla difesa dell’imputato);
  • l’autore del reato sia rimasto ignoto;
  • manca una condizione di procedibilità (ad esempio, manca la querela);
  • il reato è estinto (ad esempio, per prescrizione) o non è previsto dalla legge come reato (perché depenalizzato, ad esempio);
  • il termine massimo per lo svolgimento delle indagini è terminato senza risultati soddisfacenti oppure senza che il presunto autore sia stato identificato;
  • dalle indagini sia emerso che il fatto criminoso commesso dall’indagato è particolarmente tenue e, dunque, non vale la pena procedere ulteriormente [1].

La notifica della richiesta di archiviazione alla persona offesa

L’archiviazione significa che le indagini termineranno e che la persona offesa dal reato non otterrà alcuna giustizia penale. Come opporsi alla richiesta di archiviazione? È la legge [2] a dirlo: l’avviso della richiesta di archiviazione è notificato, a cura del pubblico ministero, alla persona offesa che, nella notizia di reato o successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di volere essere informata circa l’eventuale archiviazione.

Ciò significa che la richiesta di archiviazione viene portata a conoscenza della vittima solamente se costei ha chiesto espressamente di essere avvisata. Capirai bene che, se la persona offesa non viene messa nelle condizioni di conoscere la richiesta di archiviazione, non potrà manifestare la sua opposizione. È essenziale, dunque, che l’intenzione del pm di archiviare le indagini sia notificata alla persona offesa.

Come deve fare la vittima a chiedere di essere informata dell’archiviazione? Semplice: nel momento in cui sporge denuncia/querela, all’interno della sua segnalazione dovrà esprimere chiaramente la volontà di essere informato circa l’eventuale richiesta di archiviazione del pm.

Tuttavia, nulla vieta alla persona offesa di depositare, successivamente alla denuncia/querela, una successiva memoria scritta ove precisare di voler ricevere la notifica della richiesta di archiviazione.

Dunque, per farla breve, la persona offesa ha diritto alla notifica della richiesta di archiviazione solamente se ne fa espressa richiesta, direttamente nella denuncia/querela che ha sporto oppure in atto successivo.

Opposizione all’archiviazione: come si fa?

L’opposizione alla richiesta di archiviazione si fa depositando in Procura (oppure presso l’ufficio del Gip competente) un atto scritto in cui si espongono le proprie ragioni, cioè quelle per cui le indagini dovrebbero proseguire.

Secondo la legge [3], con l’opposizione alla richiesta di archiviazione la persona offesa dal reato chiede la prosecuzione delle indagini preliminari indicando, a pena di inammissibilità, l’oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova.

Dunque, l’opposizione alla richiesta di archiviazione deve indicare al pubblico ministero le indagini che dovrebbe compiere per poter ritenere fondata la notizia di reato; se tale indicazione manca, l’opposizione è del tutto inammissibile e il giudice dispone immediatamente l’archiviazione.

Per scrupolo bisogna dire che, secondo un orientamento oramai piuttosto consolidato, un’opposizione all’archiviazione che si basa solamente su considerazioni giuridiche e, dunque, che sia priva dell’indicazione di ulteriori elementi di indagine, non debba ritenersi sempre e comunque inammissibile, allorquando ci si opponga all’archiviazione non per carenza degli atti investigativi ma per l’erronea qualificazione del fatto operata dal p.m.

Tizio, per vendicarsi del fatto di essere stato lasciato, effettua alcune ritorsioni nei confronti di Caia, sua ex fidanzata. Nello specifico, Tizio si rende protagonista di alcuni incresciosi episodi: rompe il vetro della finestra di casa di Caia, le buca le gomme dell’auto, imbratta la facciata esterna dell’abitazione. Caia denuncia Tizio per stalking, ma il pm chiede l’archiviazione perché, secondo lui, si tratta di episodi di danneggiamento e non di stalking. In un caso del genere, l’opposizione all’archiviazione potrà anche non indicare ulteriori indagini da compiere, visto che il ragionamento del pm è sbagliato e va combattuto sul piano meramente giuridico: la giurisprudenza, infatti, è oramai granitica nel ritenere che anche più episodi di danneggiamento possano configurare lo stalking.

Quali sono i termini per l’opposizione all’archiviazione?

Entro quanto tempo dalla notifica della richiesta di archiviazione è possibile presentare opposizione? Ebbene, i termini per l’opposizione all’archiviazione sono i seguenti:

  • trenta giorni, quando si tratta di delitti commessi con violenza alla persona e per il reato furto in abitazione o furto con strappo;
  • dieci giorni, se l’archiviazione è richiesta per particolare tenuità del fatto;
  • venti giorni in tutti gli altri casi.

Dunque, il termine ordinario per presentare opposizione all’archiviazione è di venti giorni dal momento della notifica della richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero. Questo termine è:

  • prolungato a trenta giorni nel caso in cui l’archiviazione riguardi delitti commessi con violenza (per tali dovendosi intendere le lesioni personali, i maltrattamenti e ogni altro crimine che presupponga l’esercizio della violenza nei confronti della vittima) oppure quelli di furto con strappo o in abitazione;
  • ridotto a dieci giorni quando il pm chiede l’archiviazione perché, pur avendo appurato il fatto, ritiene che si tratti di una condotta non grave e sporadica.

Cosa succede dopo l’opposizione all’archiviazione?

L’opposizione all’archiviazione serve a impedire che il giudice archivi le indagini senza alcun tipo di vaglio. Secondo la legge [4], davanti all’opposizione alla richiesta di archiviazione, sempre che questa non sia inammissibile, entro tre mesi il giudice deve fissare la data dell’udienza in camera di consiglio.

In pratica, quindi, a seguito dell’opposizione all’archiviazione il giudice deve fissare un’udienza durante la quale si contrapporranno il magistrato del pubblico ministero e l’indagato da un lato e la persona offesa dall’altra: mentre i primi insisteranno per l’archiviazione, la vittima chiederà al giudice di disporre la prosecuzione delle indagini fissando un termine per il loro espletamento o, in alternativa, di determinare egli stesso il capo di imputazione, se questo emerge già dalle indagini compiute.

A seguito dell’udienza, il giudice può:

  • accogliere l’opposizione e ordinare al pm di effettuare ulteriori indagini, fissando il termine indispensabile per il compimento di esse;
  • ordinare al pm di formulare direttamente l’imputazione (cosiddetta imputazione coatta);
  • disporre definitivamente l’archiviazione della notizia di reato se ritiene che le indagini non possano proseguire utilmente.

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