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Più rifiuti produci, più paghi: per gli alberghi tassa più alta

3 Marzo 2014
Più rifiuti produci, più paghi: per gli alberghi tassa più alta

Gli alberghi pagano l’imposta sui rifiuti perché generano rifiuti con alti costi di smaltimento: il Comune può deliberare a carico degli hotel standard più onerosi rispetto alle abitazioni.

Il Comune può legittimamente aumentare l’importo della tassa sui rifiuti dovuto dalle strutture alberghiere mediante regolamento comunale e delibera del sindaco.

È scritto in una recente ordinanza della Cassazione [1]. Secondo la Suprema Corte l’ente locale può imporre un aumento della tariffa a carico degli hotel rispetto alle comuni abitazioni. È noto, infatti, che gli alberghi producono un quantitativo superiore di rifiuti, con un conseguente maggior costo per smaltire gli stessi da parte del Comune.

Così, in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) – dice la Cassazione – è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe, in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, e assoggettata a una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime. Infatti la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto a una civile abitazione costituisce un dato di comune esperienza [2] indipendentemente dal carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore.

Un orientamento contrario è stato registrato qualche mese fa con una sentenza della Commissione Tributaria provinciale di Lecce [3]. Secondo tale pronuncia, la capacità di produrre rifiuti da parte di un esercizio alberghiero è la medesima di quella di una civile abitazione. La motivazione si basa sul questa constatazione di fatto: è ragionevole che un nucleo familiare in vacanza produca uguali (se non minori) quantità di rifiuti rispetto a quelli ordinariamente prodotti nella propria abitazione. Nel caso di specie, la struttura ricettiva ad un campeggio.

Come detto, tale ultima pronuncia (sebbene condivisa da altri tribunali di primo e secondo grado) va in senso opposto all’orientamento costante della Cassazione [4].


note

[1] Cass. ord. n. 4797/14.

[2] E assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal d.lgs. n.22/1997.

[3] CTP Lecce, sent. n. 329 dell’8.10.2013.

[4] Cass. sent. nn. 8278/2008, 302/2010, 12859/2012.

Autore immagine: 123rf.com


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