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Compensazione giudiziale: ultime sentenze

5 Maggio 2021
Compensazione giudiziale: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: criteri per l’operatività della compensazione; credito opposto in compensazione; presupposti sostanziali ed oggettivi del credito opposto in compensazione.

Quando può operare la compensazione giudiziale?

La compensazione giudiziale può operare anche relativamente ad una ragione creditoria già prescritta, ove il credito opposto sia certo e, benché indeterminato nel suo ammontare, di facile e pronta liquidazione, poiché la regola generale contenuta nell’art. 1242, comma 2, c.c., che postula la prevalenza del diritto alla compensazione rispetto alla prescrizione qualora il relativo termine non sia spirato nell’arco temporale di coesistenza dei crediti e dei debiti, si fonda sul principio di ragionevolezza e di buona fede nella disciplina dei rapporti negoziali e rappresenta una declinazione di quello, pure generale, per il quale, quando due persone sono obbligate l’una verso l’altra, i debiti si estinguono per le quantità corrispondenti.

Cassazione civile sez. III, 11/03/2020, n.7018

Estinzione dell’obbligazione per compensazione giudiziale

Il dato temporale cui fare riferimento per stabilire se ricorra o meno un’ipotesi di estinzione dell’obbligazione per compensazione, anche in caso di compensazione giudiziale, è quello dell’insorgenza e non quello dell’accertamento del credito, che, se anteriore alla cessione, è opponibile al cessionario.

Cassazione civile sez. II, 03/12/2019, n.31511

La facile e pronta liquidità del credito opposto in compensazione

La compensazione giudiziale, prevista dall’art. 1243 comma 2° c.c., è ammessa soltanto se il giudice del merito, nel suo discrezionale apprezzamento, riconosce la facile e pronta liquidità del credito opposto in compensazione, con la conseguenza che, difettando tali condizioni, egli deve disattendere la relativa eccezione e il convenuto potrà far valere il credito in separata sede con autonomo giudizio.

Tribunale Siena, 07/11/2019, n.1125

Credito opposto in compensazione

L’art. 1243 c.c. stabilisce i presupposti sostanziali ed oggettivi del credito opposto in compensazione, ossia la liquidità, inclusiva del requisito della certezza, e l’esigibilità.

Nella loro ricorrenza, il giudice dichiara l’estinzione del credito principale per compensazione legale, a decorrere dalla sua coesistenza con il controcredito e, accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda, mentre, se il credito opposto è certo ma non liquido, perché indeterminato nel suo ammontare, in tutto o in parte, egli può provvedere alla relativa liquidazione, se facile e pronta, e quindi può dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale sino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, oppure può sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.

In sostanza, il credito opposto in compensazione deve essere certo ed esigibile, ovvero di facile e pronta liquidazione.

Tribunale Milano sez. III, 26/06/2019, n.6259

Declaratoria di estinzione per compensazione giudiziale

Ai fini dell’applicabilità dell’art. 2917 c.c. – il quale prevede che, se oggetto del pignoramento è un credito, l’estinzione di esso per cause verificatesi in epoca successiva al pignoramento non ha effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione – ciò che rileva è la posteriorità del fatto genetico del credito opposto in compensazione, per cui, se questo è anteriore al pignoramento, la compensazione può essere utilmente eccepita ed è opponibile al creditore pignorante, non rilevando, invece, il fatto che esso si sia estinto per compensazione giudiziale soltanto dopo il pignoramento.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto operante la cd. compensazione impropria o atecnica tra il credito per retribuzioni e t.f.r. ed il risarcimento spettante al datore di lavoro in quanto fondato su fatto genetico – condotta illecita del lavoratore – anteriore benché giudizialmente accertato in epoca successiva al pignoramento avente ad oggetto il primo).

Cassazione civile sez. lav., 21/05/2019, n.13647

Pignoramento di crediti: la compensazione giudiziale

Quando oggetto del pignoramento è un credito, il principio che l’estinzione di esso per cause verificatesi in epoca successiva al pignoramento non ha effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione, viene meno nel caso in cui il fatto genetico del credito opposto in compensazione sia anteriore al pignoramento. La compensazione in questo caso può essere utilmente eccepita ed è opponibile al creditore pignorante, non rilevando, invece, il fatto che esso si sia estinto per compensazione giudiziale soltanto dopo il pignoramento.

Tribunale Vasto, 15/03/2019, n.90

Compensazione: presupposti per l’operatività

Presupposto per l’operatività della compensazione, a norma dell’art. 1243 c.c., è che il credito addotto in compensazione sia liquido, vale a dire non sia contestato nell’esistenza o nell’ammontare. Nella ricorrenza di tale presupposto, il giudice dichiara l’estinzione del credito per compensazione legale, a decorrere dalla sua coesistenza con il controcredito, mentre, se il credito opposto è certo ma non liquido, perché indeterminato nel suo ammontare, in tutto o in parte, egli può provvedere alla relativa liquidazione, se facile e pronta, e quindi può dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale sino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido.

Tribunale Milano sez. V, 29/01/2019, n.907

Compensazione giudiziale: presupposti e limiti di applicabilità

In tema di compensazione, i presupposti sostanziali, oggettivi, del credito opposto in compensazione: liquidità – che include il requisito della certezza – ed esigibilità. Verificata la ricorrenza dei predetti requisiti, il giudice dichiara l’estinzione del credito principale per compensazione – legale – a decorrere dalla coesistenza con il controcredito e, accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda.

Se il credito opposto in compensazione è certo, ma non liquido, nel senso di non determinato, in tutto o in parte, nel suo ammontare, il giudice può provvedere alla relativa liquidazione se è facile e pronta; quindi, o può dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, o può sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.

Se è controversa, nel medesimo giudizio instaurato dal creditore principale, o in altro giudizio già pendente, l’esistenza del controcredito opposto in compensazione (art. 35 cod. proc. civ.) il giudice non può pronunciare la compensazione, né legale né giudiziale.

La compensazione giudiziale, di cui all’art. 1243 comma 2 cod. civ., presuppone l’accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la medesima compensazione è fatta valere, mentre non può fondarsi su un credito la cui esistenza dipenda dall’esito di un separato giudizio in corso e prima che il relativo accertamento sia divenuto definitivo.

Tribunale Treviso sez. II, 05/10/2018, n.1946

Quando il giudice non può pronunciare la compensazione?

Se il credito opposto in compensazione è certo, ma non liquido, nel senso di non determinato, in tutto o in parte, nel suo ammontare, il giudice può provvedere alla relativa liquidazione se è facile e pronta; quindi, o può dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, o può sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione” e, per altro verso, che “Se è controversa, nel medesimo giudizio instaurato dal creditore principale, o in altro giudizio già pendente, l’esistenza del controcredito opposto in compensazione (art. 35 cod. proc. civ.) il giudice non può pronunciare la compensazione, nè legale nè giudiziale”.

Tribunale Trapani sez. lav., 22/06/2018

Compensabilità del credito 

In tema di compensazione giudiziale, è riconosciuta comunemente la compensabilità del credito per la restituzione della cauzione con quello per canoni insoluti, sussistendo fra essi il rapporto di reciprocità richiesto dall’art. 1241 c.c., atteso che gli stessi, ancorché aventi causa in un unico rapporto contrattuale, non sono in posizione sinallagmatica, ma presentano carattere di autonomia.

Tribunale Avellino sez. I, 05/01/2018

Eccezione di compensazione e accertamento del controcredito

La parte esecutata non può opporre in compensazione un credito certo (derivante da una sentenza ormai coperta da giudicato) con un credito incerto (portato da una sentenza che è oggetto di gravame la cui esecutorietà risulta anche essere stata sospesa dalla Corte di Appello) in quanto la compensazione giudiziale, di cui all’art. 1243, comma 2, c.c. presuppone l’accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la medesima compensazione è fatta valere, mentre non può fondarsi su un credito la cui esistenza dipenda dall’esito di un separato giudizio in corso e prima che il relativo accertamento sia divenuto definitivo.

Tribunale Savona, 18/12/2016

Compensazione giudiziale: presupposti sostanziali ed oggettivi del credito opposto

L’art. 1243 c.c. stabilisce i presupposti sostanziali ed oggettivi del credito opposto in compensazione, ossia la liquidità, inclusiva del requisito della certezza, e l’esigibilità.

Nella loro ricorrenza, il giudice dichiara l’estinzione del credito principale per compensazione legale, a decorrere dalla sua coesistenza con il controcredito e, accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda, mentre, se il credito opposto è certo ma non liquido, perché indeterminato nel suo ammontare, in tutto o in parte, egli può provvedere alla relativa liquidazione, se facile e pronta, e quindi può dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale sino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, oppure può sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.

Cassazione civile sez. un., 15/11/2016, n.23225

Accertamento del controcredito da parte del giudice

La compensazione giudiziale prevista dall’art. 1243, comma secondo, c.c., presupponendo l’accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la compensazione è fatta valere, non può fondarsi su di un credito la cui esistenza dipenda dall’esito di un separato giudizio in corso, in quanto tale credito non è liquidabile se non in quella sede.

Qualora, invece, il credito illiquido non sia semplicemente opposto in compensazione al solo fine di paralizzare la domanda della controparte, ma in relazione al medesimo sia stata proposta domanda riconvenzionale, il giudice, in forza di quanto disposto dagli artt. 36 e 112 c.p.c., non può spogliarsi della cognizione della controversia, ma, dopo aver provveduto circa la domanda dell’attore, deve pronunciarsi anche in merito al credito fatto valere dal convenuto.

Cassazione civile sez. II, 27/06/2016, n.13244



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