Diritto e Fisco | Articoli

Limite controllo contanti

18 Novembre 2019
Limite controllo contanti

Quali controlli possono fare l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza sull’uso dei soldi cash, quali sanzioni e i termini per gli accertamenti sui pagamenti passati.

Le nuove regole sui pagamenti tracciabili e sul divieto all’utilizzo del cash fanno riaffiorare il tradizionale tema sul limite al controllo dei contanti e delle conseguenti sanzioni. Come fa il fisco ad accorgersi delle violazioni commesse dai contribuenti e quali pene rischia chi non rispetta la legge? 

Occorre fare chiarezza sugli aspetti principali di questo argomento per escludere che, come spesso succede dinanzi a temi complessi e nebulosi, si possa cadere in equivoci. Non sono pochi infatti gli errori di ingenuità che, a distanza di anni, fanno affiorare problemi di carattere legale, in particolar modo con l’Agenzia delle Entrate, a cui difficilmente si può trovare una soluzione a posteriori. 

Procediamo dunque con ordine e vediamo qual è il limite ai controlli dei contanti sui conti correnti, sugli scambi tra privati, sulle donazioni e prestiti.

C’è un limite al prelievo di contanti dalla banca?

Da un punto di vista fiscale non esiste alcun limite al prelievo di contanti al bancomat o allo sportello. 

I prelievi superiori a 10mila euro devono essere però giustificati: la banca è tenuta a farsi rilasciare una dichiarazione dal proprio cliente ove questi spiega la finalità del prelievo, dichiarazione che poi viene trasmessa alla Uif (l’Ufficio di Informazione Finanziaria) presso la Banca d’Italia per le opportune verifiche. Di lì poi si valuta se notiziare o meno la Procura della Repubblica, ma solo se vi sono indizi di gravi reati (terrorismo, spaccio, grosse evasioni, ecc.). Ciò non consente, tuttavia, alla banca di impedire al proprio cliente il prelievo in questione, né comporta l’automatica segnalazione all’Agenzia delle Entrate la quale, a tutto voler concedere, viene notiziata di ciò solo ove dovessero sorgere le prove di un reato tributario. Chi pertanto non ha nulla da nascondere, non deve temere nulla.

Quali sono i limiti all’uso dei contanti?

Fino al 31 dicembre 2019, gli scambi di contanti potevano avvenire liberamente fino all’importo massimo di 2.999,99 euro. A partire da 3.000 euro diveniva obbligatorio l’uso di strumenti tracciabili come: bonifico, assegno non trasferibile, carta di credito, bancomat.

Dal 1° gennaio 2020, il tetto all’uso dei contanti è sceso a 1.999,99 euro. Sicché l’uso di strumenti tracciabili scatta da 2.000 euro in su.

Secondo le previsioni della Legge di Bilancio 2020, tale limite vale solo per il 2020 e il 2021. 

A partire invece dal 1° gennaio 2022 – salvo successive modifiche dell’attuale disciplina – il limite all’uso dei contanti scende a 999,99 euro. Sicché da 1.000 euro in su diventa obbligatorio pagare in modo tracciabile.

Quali operazioni si riferiscono al divieto dell’uso di contanti?

Quando si parla di limiti all’uso dei contanti si pensa spesso solo alle vendite di beni o servizi. In realtà la norma si riferisce a qualsiasi scambio tra soggetti diversi. Quindi anche alle donazioni di denaro, ai prestiti tra privati, ai pagamenti alla pubblica amministrazione (ad esempio le rette scolastiche, il bollo auto, ecc.).

Dunque qualsiasi trasferimento di denaro (a prescindere dalla causa per cui è posto in essere) eseguito in un’unica soluzione tra due soggetti differenti (anche se uno dei due è un soggetto pubblico come un ente o altra amministrazione statale o locale) rientra nel divieto all’uso dei contanti.

Divieto di pagamenti in contanti a rate

Quando il pagamento venga frazionato a rate, il divieto all’uso dei contanti scatta solo laddove la dilazione sia un artificio per aggirare la legge. 

Ad esempio, una persona che voglia pagare 3mila euro a un’altra non può farlo in tre rate in contanti da mille euro. 

Il versamento di rate in contanti è consentito – sempre a patto che la sigla rata non superi il tetto legale – solo quando la dilazione: 

  • è frutto di un preventivo accordo tra le parti (si pensi al contratto tra avvocato e cliente con il quale quest’ultimo si impegni ad onorare la parcella del primo sulla base dello stato della causa);
  • oppure è conforme agli usi commerciali (si pensi al pagamento di una ditta edile eseguito a stati di avanzamento delle opere).

Quali sanzioni per l’uso dei contanti? 

Vediamo ora quali sono le sanzioni per chi viola le regole sull’uso dei contanti. Un tempo era prevista una pena variabile tra l’1% e il 40% dell’importo trasferito. Oggi invece scatta una sanzione amministrativa da 3mila a 50mila euro (la sanzione è chiaramente commisurata all’entità della cifra trasferita). La sanzione grava su entrambi i soggetti che hanno partecipato all’operazione, quindi sia su chi versa il denaro che su chi lo riceve. 

Non si tratta di sanzioni penali per cui chi versa contanti sopra la soglia legale non commette reato e non può essere processato. 

Chi fa i controlli sull’uso dei contanti e quando?

L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza eseguono i controlli sugli scambi di contanti superiori al limite legale. I controlli non si possono però riferire ai prelievi dal conto corrente (sia eseguiti al bancomat che allo sportello): sia perché in tal caso non si tratta di scambio di denaro tra soggetti diversi (il proprietario dei soldi è sempre il correntista), sia perché i prelievi non sono sottoposti a verifiche fiscali (salvo per gli imprenditori e le società). Sul punto leggi anche Quanti soldi si possono prelevare in contanti?

Come vengono fatti i controlli sull’uso dei contanti?

Molto spesso i soldi in contanti vengono consegnati al riparo da occhi indiscreti. Di conseguenza è molto difficile che il fisco rilevi una violazione della normativa. Tuttavia, chi esegue un pagamento in contanti superiore al limite si troverà poi a denunciare egli stesso l’operazione se vorrà portare in detrazione l’importo nel caso di benefici fiscali o se sopraggiunge una contestazione tra le parti che sfoci in una causa in tribunale. Lo stesso imprenditore potrebbe conservare un registro con i pagamenti in contanti o una quietanza liberatoria che, in caso di controlli in azienda, rivelerebbero l’illecito. 

Entro quanto tempo i controlli sui pagamenti in contanti passati?

L’Agenzia delle Entrate e la Finanza agiscono spesso con un certo ritardo rispetto ai fatti contestati, quasi sempre dopo qualche anno. Ma qual è il termine massimo per eseguire i controlli sui pagamenti in contanti?

La legge 689/1981 stabilisce che, qualora non sia avvenuta la contestazione immediata dell’infrazione, il termine per la notifica della contestazione è di 90 giorni. Esso decorre dal compimento dell’attività di verifica di tutti gli elementi dell’illecito; bisogna quindi considerare il tempo necessario all’amministrazione per valutare e ponderare adeguatamente gli elementi acquisiti e gli atti preliminari.

L’accertamento della violazione ha quindi una durata variabile perché viene influenzato dall’acquisizione e dalla valutazione dei dati afferenti gli elementi dell’illecito. Solo una volta che è stato compiuto tale accertamento, l’amministrazione può contestare la violazione notificando gli estremi della violazione ed entro appunto il termine di novanta giorni [1].

Esiste un limite al trasferimento di assegni?

I limiti all’uso dei contanti si estendono anche ad assegni bancari e postali. Se infatti emessi per importi pari o superiori a 1.000,00 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

Gli assegni circolari, i vaglia cambiari e postali possono essere richiesti, per iscritto, dal cliente senza clausola di non trasferibilità se di importo inferiore a 1.000,00 euro.

Esiste un limite al trasferimento dei libretti di deposito?

Il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore non può essere pari o superiore a 1.000,00 euro.

Per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta svolta dai soggetti iscritti nel registro dei cosiddetti cambiavalute, il limite al trasferimento del denaro contante è di 1.999,99 euro (ovvero non è possibile per importi pari o superiori a 2.000,00 euro).

Limite contanti da portare all’estero

In Italia non esiste un limite di contanti da detenere a casa o da portare con sé. Resta ovviamente l’obbligo di giustificarne la provenienza se le condizioni economiche del contribuente rendano inverosimile la disponibilità della somma di denaro rilevata (si pensi a un pensionato che circoli con una valigia con 500mila euro in contanti).

Ogni viaggiatore ha diritto di trasportare anche somme di denaro contante ingenti, ma se supera il limite di 10.000 euro deve effettuare una dichiarazione al fine di prevenire le attività di riciclaggio di denaro sporco, di finanziamento del terrorismo e altre attività illecite. Detto limite si applica sia per i viaggi da e verso Stati membri dell’Unione europea sia per viaggi da e verso Paesi extraeuropei.


note

[1] Cass. ord. n. 284/2018 del 9.01.2018.


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