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Scolo delle acque: ultime sentenze

9 Dicembre 2019
Scolo delle acque: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: scolo delle acque; costruzione di una conduttura per lo scolo delle acque; individuazione del giudice competente; silenzio sull’intimazione a ripristinare la sicurezza e il corretto utilizzo delle tubazioni per lo smaltimento delle acque meteoriche.

Smaltimento delle acque meteoriche

Il silenzio sull’intimazione a ripristinare la situazione di sicurezza e del corretto utilizzo delle tubazioni per lo smaltimento delle acque meteoriche investe il regolare funzionamento del sistema di deflusso e scolo delle acque e, impattando in modo pieno e diretto sul regime delle acque pubbliche, si deve dichiarare il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, con conseguente rimessione della questione al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 16/11/2018, n.1074

Scarico delle acque piovane

L’azione per l’osservanza della limitazione legale della proprietà prevista dall’art. 913 c.c. per lo scolo delle acque, la quale miri ad ottenere, oltre all’accertamento dell’aggravamento della condizione del fondo inferiore in conseguenza di opere abusivamente costruite in quello superiore, la demolizione di tali opere, si sostanzia in una “actio negatoria” di servitù di scolo che, poiché diretta alla rimozione di opere realizzate nel fondo altrui, determina, ove la piena proprietà di questo appartenga a più soggetti (comproprietari o usufruttuario e nudo proprietario), un’ipotesi di litisconsorzio necessario nei confronti di tutti costoro.

Cassazione civile sez. II, 05/07/2018, n.17664

Servitù di scolo

L’azione per l’osservanza della limitazione legale della proprietà prevista dall’art. 913 cod. civ. per lo scolo delle acque, la quale miri ad ottenere, oltre all’accertamento dell’aggravamento della condizione del fondo inferiore in conseguenza di opere abusivamente costruite nel fondo superiore, la demolizione di tali opere, va qualificata come actio negatoria di servitù di scolo e si configura quale rimedio di carattere generale a favore del proprietario contro terzi che abbiano posto in essere opere ritenute lesive del diritto di proprietà o delle facoltà ad esso connaturate.

La legittimazione attiva e passiva compete a coloro che sono titolari delle posizioni giuridiche dominicali rispettivamente svantaggiate o avvantaggiate dalla servitù.

Tribunale Bari, 11/02/2015, n.598

Costruzione di un muro di cinta e di una conduttura per lo scolo delle acque

I fatti di violenza o minaccia, attuati per coartare la volontà di persone estranee al conflitto di interessi che oppone l’agente ad altri, integrano, oltre all’esercizio arbitrario delle proprie ragioni in danno dell’antagonista, anche il reato di violenza privata in danno di tali persone, ancorché l’agente si prospetti come finalità definitiva della condotta la reintegrazione di un diritto, preteso verso il soggetto in conflitto.

(Riconosciuta la sussistenza del reato di violenza privata nella condotta dell’imputato che aveva spintonato, aggredito verbalmente e buttato acqua addosso agli operai che stavano eseguendo, per conto della di lui sorella, lavori di scavo per la costruzione di un muro di cinta e di una conduttura per lo scolo delle acque).

Cassazione penale sez. V, 17/12/2014, n.7295

Scolo delle acque derivante dall’esercizio di attività umane

Ai sensi degli art. 908 e 913 del codice civile, salvo diverse ed espresse previsioni contrattuali, il fondo inferiore non può essere assoggettato allo scolo di acque diverse da quelle che defluiscono dal fondo superiore secondo l’assetto naturale dei luoghi, non essendo legittimo lo stillicidio delle acque piovane, né lo scolo delle acque derivante dall’esercizio di attività umane in grado di incidere, quantitativamente e per intensità, sul deflusso naturale, salva l’eccezione di cui all’art. 913, ultimo comma, del codice civile.

Tribunale Salerno sez. II, 12/05/2014, n.2376

Giurisdizione del tribunale superiore delle acque pubbliche

Ai sensi dell’art. 143, comma 1, lett. a) del r.d. n. 1775 del 1933, rientra nella giurisdizione di legittimità del Tribunale superiore delle acque pubbliche, la controversia relativa alla legittimità dell’ordine con cui sono stati disposti lavori per la realizzazione della rete di scolo delle acque per il deflusso nelle acque pubbliche; invero la giurisdizione del TSAP sussiste anche quando siano impugnati provvedimenti di Autorità diverse da quelle preposte alla tutela delle acque, ove concorrano, in concreto, a disciplinare la realizzazione, localizzazione, gestione ed esercizio di opere idrauliche, atteso che ciò che rileva ai fini dell’individuazione del giudice competente è soltanto l’incidenza oggettiva sul regime delle acque, per cui sono considerati provvedimenti in materia di acque pubbliche tutti quei provvedimenti amministrativi i quali, pur non riguardando direttamente la demanialità delle acque, attengano comunque alla disciplina del demanio stesso, interferendo immediatamente e direttamente sulle opere su di esso incidenti e cioè, in definitiva, sul regime delle acque pubbliche.

Consiglio di Stato sez. II, 22/05/2013, n.4987

Scolo delle acque reflue

Nella regione Umbria, ai sensi dell’art. 21 commi 2 e 3 l. reg. 23 dicembre 2004 n. 30, il contributo dovuto ad un consorzio di bonifica da parte del gestore del servizio idrico integrato per lo scolo delle acque reflue che utilizzi canali consortili od acque irrigue come recapito di scarichi provenienti da insediamenti di qualsiasi natura trova la sua fonte in una normativa bilaterale che ne esclude la connotazione tributaria, in quanto la legge attribuisce rilievo genetico e funzionale alla volontà delle parti nella costruzione della prestazione del servizio fornito dal consorzio di bonifica ed a quella sinallagmatica assicurata dal gestore.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 04/08/2011, n.265

Esistenza del diritto al trasferimento della servitù

Il trasferimento di una servitù (nella specie, di scolo delle acque reflue) in altro luogo per unilaterale iniziativa del proprietario del fondo servente, in assenza di accordo preventivo con il possessore di essa, integra gli estremi dello spoglio violento, rimanendo riservate all’eventuale giudizio petitorio la valutazione delle ragioni addotte dal proprietario convenuto in possessoria circa la esistenza di un suo diritto al trasferimento della servitù.

Cassazione civile sez. II, 07/02/2011, n.3031

Fori di drenaggio nel muro di sostegno

Praticare dei fori di drenaggio nel muro di sostegno che separa il proprio immobile da altra proprietà, al fine di prevenire fenomeni di ristagno e di umidità, può essere considerata un’opera “abusiva”, in quanto potrebbe aver peggiorato la condizione del fondo servente e, quindi, aver integrato la violazione di cui all’art. 913 del c.c. (“Scolo delle acque”).

Cassazione civile sez. II, 15/10/2010, n.21320

Scolo delle acque naturali superficiali

In tema di scolo delle acque naturali superficiali, nell’ipotesi in cui lo stato naturale dei luoghi abbia subito profonde modificazioni, sia nel terreno soprastante che in quello sottostante, a seguito di recenti interventi edilizi non finalizzati alla sistemazione agraria dei fondi, va rigettato il ricorso ex art. 1168 c.c. con il quale il proprietario del terreno soprastante lamenta lo spoglio “del possesso del diritto di scolare le acque”, non potendo il ricorrente vantare alcun diritto di scolare le acque nel fondo sottostante né, quindi, l’esercizio di fatto del relativo potere.

Tribunale Trani, 10/03/2009

Scolo e scarichi di acque

Poiché, ai sensi degli art. 908 e 913 c.c., salvo diverse ed espresse previsioni convenzionali, il fondo inferiore non può essere assoggettato allo scolo delle acque di qualsiasi genere, diverse da quelle che defluiscono dal fondo superiore secondo l’assetto naturale dei luoghi, lo stillicidio sia delle acque piovane sia, a maggior ragione, di quelle provenienti dall’esercizio di attività umane (come, ad es., dallo scorinio di panni stesi mediante sporti sul fondo alieno) può essere legittimamente esercitato soltanto se trovi rispondenza specifica in un titolo costitutivo di servitù “ad hoc” o comunque – ove connesso alla realizzazione di un balcone aggettante sull’area di proprietà del vicino-sia stato esplicitamente previsto tra le facoltà del costituito diritto reale.

Infatti, l’apertura di un balcone non può che integrare una servitù avente un duplice oggetto (la parziale occupazione dello spazio aereo sovrastante il fondo del vicino, in deroga alle facoltà dominicali di cui all’art. 840 comma 2 c.c., e il diritto di veduta e di affaccio in deroga alle distanze prescritte dall’art. 905 c.c.), ma non anche le diverse facoltà esercitate in deroga a uno dei principi informatori della proprietà fondiaria dei quali gli art. 908 e 913 c.c. sono espressione.

Cassazione civile sez. II, 28/03/2007, n.7576

Rifacimento del canale di scolo delle acque piovane

La costruzione di un muro di confine, il rifacimento del canale di scolo delle acque piovane e l’esecuzione di un riporto di terreno sul fondo che abbiano lasciato inalterato il preesistente fossato senza mutare significativamente il dislivello dei terreni, non recando alcun pregiudizio al fondo del vicino, non possono essere causa di danni per la perdita delle colture.

Tribunale Savona, 14/04/2006

Divieto di compiere le alterazioni dello stato dei luoghi

In tema di scolo delle acque, l’art. 913 c.c., imponendo il divieto di compiere le alterazioni dello stato dei luoghi che possano comportare una sensibile modifica del deflusso delle acque, prevede un nesso causale fra l’opera dell’uomo e l’aggravamento della servitù; pertanto, qualora siano state disposte dal Comune modifiche dell’assetto urbanistico, occorre verificare se le opere realizzate dal proprietario del fondo superiore per convogliare direttamente le acque sul fondo inferiore non siano state determinate dall’operato dell’amministrazione.

(Nella specie, era stato accertato che, a seguito delle modifiche dell’assetto urbanistico, le acque venivano direttamente convogliate sul fondo inferiore non soltanto attraverso la griglia apposta dal proprietario del fondo dominante ma anche tramite la strada e la canalizzazione delle acque realizzate dal Comune; la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, rilevando che non era stato compiuto l’accertamento in ordine all’incidenza causale dell’operato dell’amministrazione nell’aggravamento della servitù di scolo).

Cassazione civile sez. II, 18/04/2005, n.8067



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