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Controlli fiscali: dal 2020 non ci sarà privacy che tenga

18 Novembre 2019
Controlli fiscali: dal 2020 non ci sarà privacy che tenga

L’Autorità garante della privacy assicura di non aver mai bloccato il lavoro dell’Agenzia delle Entrate.

Sono numerose le novità in arrivo in materia di lotta all’evasione. Il nuovo Governo ha schierato tutte le armi disponibili per incentivare l’uso di strumenti elettronici e punire le evasioni. Ritorna il carcere per le evasioni superiori a 100mila euro; in più saranno la guardia di finanza potrà accedere agli archivi dell’Anagrafe tributaria. Il fisco potrà controllare tutte le fatture elettroniche per i controlli incrociati, previa anonimizzazione dei dati. Insomma i tradizionali limiti alla privacy verranno superati. E ciò nonostante la titubanze espresse dal Garante della Privacy (per maggiori informazioni su come il Fisco controllerà le nostre spese, clicca qui).

Diritti dei contribuenti «a rischio» con la norma della manovra economica 2020 che potenzia i controlli dell’amministrazione finanziaria contro l’evasione fiscale. Lo denuncia il presidente dell’autorità garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro nella memoria depositata alla commissione Bilancio del Senato, dove è in corso l’esame del disegno di legge.

Nel mirino del Garante c’è l’articolo 86 del ddl che prevede nuovi poteri per l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza: in particolare la facoltà di incrociare i dati contenuti nell’archivio dei rapporti finanziari tenuto presso l’anagrafe tributaria con le informazioni delle altre banche dati per elaborare parametri di rischio fiscale. E dunque far emergere posizioni da sottoporre ad accertamento oltre che incentivare l’adempimento spontaneo. Il punto è che la prevista pseudonimizzazione dei dati non dà garanzie in tema di riservatezza: da una parte l’interessato sarebbe comunque individuabile, dall’altra lo stesso trattamento dei dati punta a identificare il contribuente, dunque la procedura potrebbe risolversi in un «inutile aggravio» per l’Agenzia. Servono invece misure di sicurezza e controlli sulla qualità dei dati.

Senonché oggi lo stesso Antonello Soro, Garante della privacy, in un’intervista rilasciata al ‘Sole 24 Ore’, ha sottolineato che si tratta di una “gigantesca mistificazione, una balla colossale” l’idea che sia l’Autorità garante della privacy a bloccare la lotta all’evasione. Secondo Soro, questo “è diventato il capro espiatorio di autorevoli esponenti del mondo economico e giudiziario”.

“Tutti disinformati e tutti a raccontare questa storia che oggi l’Agenzia delle Entrate non è in grado di svolgere la funzione di elaborazione dei dati, di analisi dei profili di rischio perché il Garante o la privacy lo impediscono”.

A riaprire il dibattito l’articolo 86 della manovra che punta a scovare gli evasori grazie al confronto fra i dati delle diverse istituzioni: “Ma è dal 2011 – ricorda Soro – che l’agenzia delle Entrate può e deve fare l’analisi e l’incrocio di tutti i dati di cui ha disponibilità. Al riguardo, il Garante ha fornito solo indicazioni per mettere in sicurezza le informazioni, per evitare data breach: questo è stato il nostro ruolo in questi anni. E anche il richiamo che la norma fa alla pseudonimizzazione dei dati è un problema che non abbiamo mai posto”.

“Tutti i dati che l’Agenzia delle Entrate possiede – spese scolastiche, mutui, assicurazioni, interventi edilizi, collaboratori domestici, locazioni, utenze, spese per i viaggi, mezzi di trasporto, conti correnti – possono essere già analizzati e  incrociati. Non c’è mai stata alcuna obiezione da parte del Garante” assicura.

Se in questi anni, tuttavia, questo lavoro di analisi ed elaborazione non ha funzionato, osserva Soro, “ci sono solo due possibili spiegazioni. Una è tecnologica: di fronte alla grande massa di dati di cui dispone, le risorse informatiche delle Entrate sono inadeguate. In tal caso, non resta che investire ulteriormente”. L’altra, invece, è di risorse umane visto che “una volta individuato un potenziale evasore, si deve informarlo e iniziare una procedura di accertamento e un contraddittorio. Attività che richiedono risorse di personale che forse il Fisco non ha”. “D’altra parte – conclude il Garante- se di fronte a 4,7 milioni di dichiarazioni Iva sono stati avviati negli anni scorsi poco più di 160mila accertamenti, c’è da pensare che qualcosa non quadri”.

Per ulteriori approfondimenti, leggi Conti e libretti postali: iniziano i controlli evasione; Controlli fiscali sul conto corrente: come difendersi;


1 Commento

  1. Basta con sta storia della privacy!
    E’ una scusa troppo comoda e spesso
    diventa un abuso!
    Spesso e volentieri comoda ai disonesti!

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