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Prescrizione del fermo amministrativo debiti del defunto

23 Novembre 2019
Prescrizione del fermo amministrativo debiti del defunto

Ho ereditato, insieme a mia madre, l’auto del mio defunto padre e, da prima della morte di mio padre quest’auto è ferma in un garage che ora dovrei vendere. Non mi risulta, che in seguito alla morte di mio padre (maggio 2011) siano giunte né a me né a mia madre comunicazioni in merito al fermo che fu iscritto nel lontano febbraio 2011, a memoria di mia madre, per il mancato pagamento di un’imposta sui rifiuti. Il “passaggio di proprietà” del veicolo non è mai stato fatto, in seguito alla morte di mio padre anche mia madre ha cambiato residenza e non è più quella negli atti dell’auto. Il fermo non si prescrive, ma può essersi prescritta la cartella che lo ha generato?Come posso scoprire tutto questo? Posso rimuovere il fermo e vendere l’auto che oggi vale a malapena 1000€?

Come Lei ha ben detto, il fermo non si prescrive, ma si può prescrivere il debito sotteso a quel provvedimento amministrativo. Con riguardo alla prescrizione dell’imposta sui rifiuti, questa – secondo giurisprudenza consolidata – si prescrive in cinque anni: “in tema di riscossione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu), la notifica della cartella di pagamento non è sottoposta ad alcun termine di decadenza, ma deve comunque avvenire nel termine di prescrizione di cinque anni, ai sensi dell’art. 2948, n. 4, c.c. (Cassazione civile, sez. trib., 23/11/2011, n. 24679).

Questo termine inizia a decorrere nuovamente dall’iscrizione del fermo amministrativo, capace di interrompere il decorso della prescrizione fin lì maturato. Esiste però un orientamento recente della Cassazione che posticiperebbe ulteriormente il decorrere del termine prescrzionale. Secondo questa giurisprudenza, la presentazione, da parte del contribuente, della denuncia di successione, quando ormai è prescritto il credito del fisco, costituisce, ove non sia sollevata eccezione di prescrizione, comportamento obbiettivamente incompatibile con la volontà di avvalersi della causa estintiva della pretesa fiscale, derivandone l’inequivoca volontà di rinunziare alla prescrizione già maturata e di considerare come tuttora esistente ed azionabile quel diritto che si era, invece, estinto (Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016).

Pertanto, a seconda di quando è stata presentata la dichiarazione di successione, occorrerà prendere quella data come punto di partenza per il decorso del nuovo termine prescrizionale. Se quel termine quinquennale è già decorso, e Voi avete la certezza che nessuna notifica è arrivata fino ad oggi (o nessun avviso è stato trovato nella cassetta delle lettere), allora il mio consiglio è di procedere con un’azione giudiziale finalizzata a far dichiarare l’intervenuta prescrizione della cartella che ha generato il fermo amministrativo.

In quel giudizio, l’agente riscossore, o anche l’agente impositore, potranno provare l’interruzione della prescrizione, attraverso la produzione delle raccomandate che hanno interrotto il termine. Se non lo faranno, allora potrete ottenere la sentenza di estinzione del debito, per intervenuta prescrizione.

Con quel provvedimento potrete richiedere al Pubblico Registro Automobilistico la cancellazione del fermo, presentando:

  • la sentenza;
  • il certificato di proprietà dell’auto, che nel mentre vi sarete intestati;
  • il modello di richiesta.

Una volta istruita la pratica, otterrete la cancellazione del fermo amministrativo sull’autovettura che potrà, quindi, essere venduta.

Se pensate che la via giudiziale sia troppo onerosa, alla luce del valore commerciale dell’auto, potrete presentare un’istanza di cancellazione della cartella in autotutela all’ente creditore stesso, rappresentando l’intervenuta prescrizione del debito.

Questa via, stragiudiziale, sarebbe la più economica, ma – a differenza della via giudiziale – l’ente creditore non è obbligato a risponderVi, ed il mancato riscontro non potrà essere considerato come una conferma di quanto richiesto, essendo necessario un provvedimento espresso in tal senso.

Articolo tratto da una consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla


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