Cronaca | News

Ilva, spunta la nazionalizzazione

18 Novembre 2019
Ilva, spunta la nazionalizzazione

Secondo indiscrezioni, la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe rilevare l’ex Ilva dopo l’uscita di ArcelorMittal. Ma gli industriali sono contrari.

Dopo il rifiuto ormai definitivo di ArcelorMittal, per il futuro dell’Ilva spunta l’ipotesi della nazionalizzazione. Il Governo sta assumendo iniziative per riaprire gli incontri con la multinazionale indiana ma cerca anche altre strade, consapevole che occorre trovare una soluzione in fretta per evitare ricadute negative sull’economia italiana e proprio oggi è trapelata, attraverso l’agenzia stampa Adnkronos, la notizia secondo cui sarebbe previsto per domani un “sopralluogo” di emissari di Cassa depositi e prestiti a Taranto.

È quanto riferito da Newsmediaset nell’edizione Tg4 delle 12. Scopo della missione, sarebbe di “vagliare l’ipotesi di un polo di nuove iniziative produttive legate al consumo di acciaio”. Stando a questa indiscrezione, la Cdp sarebbe pronta ad assumere la gestione dell’azienda, e il Governo sarebbe d’accordo, anzi è il vero artefice dell’operazione.

Proprio oggi la Cassa Depositi e Prestiti celebra i suoi 170 e alla cerimonia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha lanciato un’apertura in tal senso, per rilanciare il ruolo della Cdp, sia pur non menzionando espressamente l’Ilva: “Il governo non intende guardare a Cassa Depositi e Prestiti come ad uno strumento per risolvere questioni meramente contingenti, di breve periodo. Vogliamo al contrario adottare, con il contributo di Cassa, una prospettiva di ampio respiro per progettare l’Italia di domani, identificando le direttrici di sviluppo sulle quali poter costruire nuova occupazione, implementare nuove idee per aziende tecnologiche e digitali”.

Nel medesimo senso, le dichiarazioni allo stesso evento del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: «La sfida che il governo e Cassa depositi e Prestiti dovranno affrontare insieme sarà duplice: rafforzare la capacità di definire e implementare una moderna politica industriale a sostegno della competitività, della sostenibilità e della coesione sociale e territoriale; e coinvolgere in misura crescente gli investitori istituzionali nella capacità di convogliare verso gli investimenti in infrastrutture materiali, immateriali e sociali capitali pazienti, responsabili e attenti all’impatto sociale e ambientale dei progetti».

Mentre il Governo sembra così voler delineare un ruolo importante della Cassa nelle iniziative industriali, dal mondo produttivo giungono segnali contrari all’intervento pubblico: la pseudo-nazionalizzazione dell’Ilva con un ingresso di Cdp non ha senso, ha dichiarato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, perché a suo giudizio «Quello che può fare bene il privato è  meglio non farlo fare al pubblico, trovare risorse para pubbliche con la logica di una pseudo nazionalizzazione non ha senso per nessuno».

Sull’Ilva serve piuttosto, secondo il presidente degli industriali, “una grande operazione di realismo e buonsenso, bisogna rimettere immediatamente lo scudo penale e poi invitare l’azienda a un tavolo di confronto. Lo scudo è la condizione necessaria anche se non sufficiente. I tempi sono stretti, le operazioni muscolari non convengono a nessuno. Serve responsabilità. Bisogna aprire – ha proposto – una grande stagione anticiclica per attivare gli investimenti in infrastrutture, abbiamo oltre 60mld già stanziati, bisogna attivare i cantieri, generare occupazione. E’ questa la grande sfida del Paese“.


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