Tumori pancreas: nuovi farmaci e terapie

18 Novembre 2019
Tumori pancreas: nuovi farmaci e terapie

Tra chirurgia e chemioterapia, arrivano nuovi modi per curare questo tumore a mortalità elevatissima. I risultati presentati in vista della Giornata mondiale.

In Italia, il tumore al pancreas è la quarta causa di morte per tumore: ogni anno, circa 13.500 persone se ne ammalano; nel 2016 i decessi sono stati più di 12 mila e per oltre la metà dei pazienti la diagnosi avviene tardivamente, quando la malattia è in stadio metastatico.

Inoltre, il tumore al pancreas può essere asportato solo nel 20% dei pazienti: la complessità della chirurgia risiede anche nella capacità di selezionare con attenzione i candidati all’intervento.

Ecco perché, pur avendo un’incidenza relativamente bassa (rappresenta circa il 3% dei tumori maligni), l’impatto di questa patologia in termini di mortalità è devastante: la sopravvivenza a 5 anni è pari all’8%.

Tutti questi dati emergono oggi in un incontro a Milano in vista della Giornata mondiale contro il tumore al pancreas, che si celebra il 21 novembre e sul quale ci ha resocontato l’agenzia Adnkronos Salute. “La ‘fatica di decidere’ è l’espressione che meglio cattura lo stato d’animo di chi si trova ad affrontare questo tipo di malattia, completamente impreparato, indipendentemente da grado di istruzione o status sociale”, spiega Piero Rivizzigno, presidente dell’Associazione Codice Viola, in occasione dell’incontro.

«Il nostro sforzo è quello di alzare l’attenzione su questa patologia che allo stato attuale può considerarsi una vera emergenza sanitaria che mette a rischio la vita dei pazienti, non solo perché ha la peggiore prognosi fra tutti i tumori solidi, ma anche perché ci sono purtroppo un numero limitato di protocolli di cura e centri ospedalieri non sufficientemente specializzati per una presa in carico efficace del paziente», spiega Rivizzigno.

La chemioterapia è, insieme alla chirurgia, la più importante arma a disposizione contro il tumore del pancreas. Due recenti studi indipendenti hanno dimostrato l’efficacia di una nuova associazione di quattro farmaci (cisplatino, nab-paclitaxel, capecitabina, gemcitabina), approvata dall’Aifa a giugno 2019. In uno studio randomizzato di fase II, la quadruplice combinazione ha ottenuto un miglioramento significativo della sopravvivenza, rispetto allo schema a due farmaci (nab-paclitaxel e gemcitabina).

La Commissione tecnico-scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato lo schema a inizio giugno 2019 e ci auguriamo che venga presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale per poterlo utilizzare al più presto nella pratica clinica – sottolinea Michele Reni, direttore del Programma strategico di coordinamento clinico, Pancreas Center, Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.

Questo cocktail di farmaci ha, infatti, degli indubbi vantaggi clinici, richiede solo due accessi ospedalieri mensili anziché tre e, rispetto allo schema attuale, ha anche un costo inferiore di circa il 15%. Non ultimo, lo schema è adatto anche per i pazienti con mutazione Brca, consentendo di poter somministrare il platinante, ritenuto attualmente necessario per questi pazienti, senza rinunciare al nab-paclitaxel”.

“Oltre alle nuove opzioni terapeutiche che sono di fondamentale importanza per i pazienti – precisa Rivizzigno – è necessaria tuttavia una rivalutazione più strutturale dei modelli organizzativi e di cura per migliorare il livello di adeguatezza degli ospedali italiani, anche per quanto riguarda il trattamento chirurgico, al quale è associata ancora una notevole incidenza delle recidive e della mortalità ad un anno”.

Tornando alla chirurgia, per il tumore del pancreas può essere molto utile, ma anche molto dannosa se l’ospedale non è adeguato. A ribadirlo sono i risultati del nuovo studio, presentato a Milano in occasione dell’incontro promosso dall’Associazione Codice Viola in vista della Giornata mondiale contro questa malattia, che si celebra il 21 novembre. La ricerca ha evidenziato che ci sono 300 ospedali in Italia (il 77% delle strutture che eseguono resezioni pancreatiche) che realizzano in media solo tre operazioni al pancreas all’anno: troppo poche considerando che si tratta di uno degli interventi più complessi di tutta la chirurgia addominale.

“Se l’ospedale non ha l’esperienza sufficiente, il paziente potrebbe non ricevere un trattamento adeguato – commenta Gianpaolo Balzano, responsabile dell’Unità funzionale di chirurgia pancreatica, Pancreas Center, Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e autore dello studio – Il rischio più grave è la mortalità operatoria: lo studio ha evidenziato che in quei 300 ospedali la mortalità per resezione pancreatica è superiore al 10%, quindi tre volte più alta rispetto ai centri con maggiore esperienza, dove si attesta al 3,1%.

In alcuni ospedali, questo rischio può essere addirittura superiore al 20 o 25%. C’è poi un altro rischio, meno evidente ma altrettanto grave per il paziente – avverte l’esperto – cioè che non vengano prese le decisioni corrette, come per esempio operare un paziente che non dovrebbe essere operato, non arrivare alla diagnosi in tempi adeguati o non gestire adeguatamente la chemioterapia”.

Poichè il tumore al pancreas può essere asportato solo nel 20% dei pazienti, la complessità della chirurgia risiede anche nella capacità di selezionare con attenzione i candidati all’intervento. Una precedente ricerca aveva mostrato che negli ospedali ‘a basso volume’ i pazienti sono sottoposti a un eccesso di interventi chirurgici inutili, cioè senza che il tumore venga asportato (63% delle operazioni eseguite negli ospedali a minor volume contro 24% in quelli a maggior volume).

Interventi che, secondo le linee guida, dovrebbero essere ridotti al minimo. Vi è infatti un aumentato rischio di morire anche per questo tipo di interventi (mortalità 10,6% negli ospedali a minor volume contro il 4,6% dei più grandi), avvertono gli specialisti.

Cosa fare allora? “Analogamente a quanto fatto dalla Conferenza Stato-Regioni con l’istituzione delle Breast Unit nel 2014, dovrebbero essere istituite le Pancreas Unit, con precise linee di indirizzo organizzative e assistenziali. Ogni Regione dovrebbe poi individuare al più presto le strutture appropriate, prendendo in considerazione sia un criterio di ‘volume minimo’, che la qualità delle prestazioni offerte. L’ospedale dovrebbe garantire un basso tasso di mortalità operatoria e un team multidisciplinare con competenze specifiche proprio sulla patologia pancreatica, per la gestione della diagnosi, della cura e delle complicanze post-intervento”, conclude Balzano.



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