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Transazione: cos’è?

29 Aprile 2020
Transazione: cos’è?

Si parla spesso di «transazione» come strumento per evitare una causa o una lite: ecco cos’è nello specifico e come si scrive un accordo transattivo.

La transazione cos’è? Si tratta di un accordo, e quindi un vero e proprio contratto, con cui due o più parti pongono fine a una controversia: si può trattare di una controversia già sfociata in una causa, oppure di semplici contestazioni limitate in un ambito stragiudiziale. Lo scopo del contratto è quello di risolvere una contesa senza che le parti siano obbligate a ricorrere al giudice. La transazione, insomma, è lo strumento principale, anche se non l’unico, per risolvere le liti in via stragiudiziale, ossia fuori da un tribunale. Ovviamente, ciascuno dovrà rinunciare a parte delle proprie richieste, in altre parole ciascuna parte dovrà andare incontro all’altra. Una volta conclusa la transazione le parti non possono più rivolgersi al giudice e rimettere in discussione la lite, salvo che una di esse sia rimasta inadempiente agli accordi stabiliti nella transazione.

Come si pone fine alla controversia?

La legge dice che le parti devono farsi «reciproche concessioni»: in altre parole, ciascuna di esse deve rinunciare a «qualcosa», a una parte delle proprie pretese. Infatti, se a sostenere il sacrificio è soltanto uno dei soggetti coinvolti nella disputa, non si può più parlare di una vera e propria transazione, ma di rinuncia – da parte solo di quest’ultimo – alle proprie rivendicazioni. La transazione, dunque, stabilisce diritti e doveri delle parti non secondo quanto stabilito dalla legge, ma solo secondo quanto decidono le parti, che possono derogare alle norme giuridiche, seppure entro certi limiti. Facciamo un esempio: occupi un appartamento in affitto e non sei riuscito a pagare il canone degli ultimi tre mesi. Il proprietario di casa avrebbe pieno diritto a sfrattarti per morosità, ossia perché non hai pagato l’affitto per più di una volta. Questo è quanto prevedrebbe la legge nel caso in cui il locatore si rivolgesse ad un tribunale. Tuttavia, nulla vieta che tu ed il proprietario di casa vi mettiate d’accordo, non in base al diritto, ma semplicemente in base ad patto tra di voi, per cui per esempio potrai rimanere dentro l’appartamento, pagando il residuo debito a rate. Ovviamente, la legge non specifica entro quale percentuale debbano compiersi le reciproche rinunce, ma lascia libere le parti di meglio regolarsi in base al caso concreto. Non è quindi necessario che si trovi il perfetto punto di mezzo: una transazione può infatti avvenire anche con percentuali diverse dal 50% tra le rispettive rivendicazioni. Per esempio: se Tizio sostiene di essere creditore di Caio per 1.000 euro e Caio ritiene di non dovere nulla a Tizio, i due potrebbero firmare una transazione per evitare la causa, in cui Caio si impegna a pagare a Tizio un importo che trovi soddisfatti entrambi i soggetti, importo che può anche essere diverso dall’esatta media tra le due pretese. La transazione può riguardare anche semplicemente i termini di pagamento, prevedendo che Tizio versi comunque 1.000 euro, ma in maniera rateale. È opportuno ricordare infatti che la legge consente al creditore di esigere il pagamento immediatamente se le parti non si sono messe d’accordo su una possibile dilazione [1], pertanto la «concessione» del creditore potrebbe consistere anche semplicemente nella possibilità per il debitore di pagare a rate, un po’ per volta, anziché tutto subito e in un’unica soluzione, come gli imporrebbe la legge.

Che forma deve avere una transazione?

La transazione può essere stipulata anche mediante una semplice scrittura privata. La forma scritta è necessaria per provare l’esistenza dell’accordo (che diversamente non potrebbe essere provato coi testimoni). Se l’oggetto della transazione sono diritti su beni immobili, c’è bisogno del notaio e la transazione va trascritta nei pubblici registri.

Perchè dovrei rinunciare ai miei diritti con la transazione?

Ti starai forse chiedendo questo: se ho ragione e la legge è dalla mia parte perché dovrei rinunciare ai miei diritti con una transazione, andando incontro alla mia controparte e facendogli delle concessioni? È una domanda più che legittima e tutt’altro che banale. La legge si applica principalmente quando le persone litigano: negli altri casi sono i patti tra le parti (sanciti nei contratti) a stabilire le regole. Solo quando non si riesce a trovare un accordo, allora entra in gioco la legge. È bene che tu sappia che i patti non possono stabilire tutto, nel senso che ci sono dei diritti che vengono chiamati «indisponibili» e che non possono essere oggetto di accordi, ma vengono disciplinati dalla legge soltanto. Per tutti gli altri diritti, invece, le parti possono mettersi d’accordo come vogliono. Può succedere dunque che una parte, pur avendo ragione secondo la legge, decida di rinunciarvi ad esempio per:

  1. convenienza economica: per far valere le proprie ragioni spesso occorre intentare una causa, che può durare anni ed essere molto costosa, quindi a volte, pur di risparmiare i soldi del processo, si preferisce accordarsi, rinunciando a qualcosa di quanto spetterebbe ma chiudendo la questione subito, senza passare alcuni anni nelle aule di tribunale;
  2. strategia: alcune volte i diritti non sono così chiari, o perché la legge è vaga o perchè un fatto non è facilmente provabile e pertanto, per evitare l’incertezza del processo, si preferisce ottenere una vittoria parziale attraverso una transazione piuttosto che rischiare una possibile sconfitta in una causa;
  3. motivi personali o commerciali: pensa per esempio ai rapporti tra fornitore e cliente. Se si tratta di un cliente importante e strategico, non vorrai perderlo e quindi magari tenderai ad essere indulgente di fronte ad un ritardato pagamento, preferendo trovare un accordo e proseguire nel rapporto professionale, che verrebbe invece compromesso con l’inizio di una causa.

Si dice «transare» o «transigere»?

Un dubbio che attanaglia anche gli addetti ai lavori è se nella lingua italiana sia più corretto l’uso del verbo «transare» o «transigere» per indicare la risoluzione di una controversia con una transazione. Anche se nel linguaggio comune è molto diffuso il termine «transare», perché ricostruito a partire dal termine «transazione», l’Accademia della Crusca riporta opinioni contrarie all’uso di tale termine, ritenendo che il verbo non esista nella lingua italiana, dovendo invece usare le forme grammaticalmente corrette «transigere» e «transatto». Se vuoi risolvere una lite senza ricorrere ad un giudice dovrai quindi andare dal tuo avvocato e dirgli che intendi «transigere» la controversia.

Si può sempre concludere una transazione?

Non è sempre possibile firmare una transazione. La legge, infatti, esclude il potere delle parti di regolare con un accordo le liti tra loro insorte nei seguenti casi:

  1. è nulla la transazione su diritti indisponibili: è il caso, per esempio, di un accordo tra lavoratore e datore di lavoro per una riduzione dello stipendio;
  2. allo stesso modo è nulla la transazione relativa ad un contratto illecito: per esempio, la transazione su due spacciatori di droga per la divisione del territorio.

La transazione è sempre valida?

La transazione può essere annullata nei seguenti casi:

  1. qualora una delle parti sia consapevole della temerarietà, ossia dell’infondatezza,della propria pretesa: per esempio, nel caso sopra indicato di Tizio e Caio, l’accordo tra i due è nullo se Tizio è perfettamente consapevole di non aver diritto al pagamento dei mille euro;
  2. quando è stata conclusa, in tutto o in parte, sulla base di documenti falsi, riconosciuti come tali in seguito alla stipula;
  3. quando è intervenuta su lite già decisa con sentenza passata in giudicato, ossia non più impugnabile e contestabile, della quale le parti o una di esse non avevano notizia;
  4. quando riguarda generalmente tutti gli affari che potessero esservi tra le parti e, posteriormente, una parte viene a conoscenza di documenti ignoti al tempo della transazione perché occultati dall’altra parte;
  5. quando riguarda un affare determinato e con documenti posteriormente scoperti si prova che una delle parti non aveva alcun diritto.

Se faccio una transazione devo pagare tasse?

Ti chiederai ora quanto ti potrebbe costare stipulare una transazione. Se ti avvali dell’assistenza di un professionista, dovrai ovviamente ricompensarlo per la sua attività, secondo gli accordi economici presi con lui. Per quanto riguarda i tributi da versare, devi sapere che la transazione è soggetta al pagamento dell’imposta di registro. Tuttavia, la legge prevede che il tributo, in alcuni casi, possa essere pagato solo «in caso d’uso», ossia solo se la transazione viene depositata in tribunale nell’ambito di un processo oppure presso un ufficio pubblico. Se nessuna delle due parti viola gli accordi presi con la transazione non ci sarà mai bisogno di tirare fuori e quindi di usare la transazione, depositandola in tribunale, e quindi questa non verrà mai tassata. La legge consente quindi di evitare la tassazione della transazione (o meglio, di renderla necessaria solo se viene usata in un processo) nel caso in cui essa si concluda tramite scambio di corrispondenza [2]. Quando ti accingerai a concludere una transazione, pertanto, dovrai procedere così: dopo aver raggiunto l’accordo con la tua controparte, gli invierai (anche per email) il testo dell’accordo sotto forma di tua proposta, come se fosse una lettera, avendo cura di firmarla; dopodiché dovrai aspettare di ricevere dalla tua controparte la sua accettazione scritta e firmata in calce alla tua proposta. Così la transazione si intenderà conclusa tramite scambio di corrispondenza e sarà tassata solo se verrà usata in tribunale. Dovrai anche avere cura di inserire nel testo dell’accordo che l’eventuale imposta di registro verrà pagata dalla parte inadempiente.

Cosa succede se una parte è inadempiente alla transazione?

Se la tua controparte non adempie ai propri obblighi contenuti nella transazione, non ti resta che andare in causa davanti ad un giudice, chiedendo che lo stesso la condanni ad eseguire le prestazioni cui si era impegnata. Tuttavia, forse ti starai chiedendo questo: se avevo un credito di 100 verso Tizio e con la transazione, pur di evitare i costi e i tempi lunghi di una causa, ho accettato di ridurre il mio credito di 50, ora che Tizio non mi ha pagato nemmeno i 50 potrò pretendere solo quella somma o potrò invece pretendere il pagamento del mio credito originario di 100? Questa è una domanda tutt’altro che banale, ma per fortuna la risposta è contenuta nella legge. Bisogna dunque distinguere due ipotesi:

  1. se la transazione ha effetto «novativo», cioè se sostituisce completamente, annullando come un colpo di spugna, la situazione precedente alla conclusione della transazione, allora potrai pretendere solo i 50 euro;
  2. se la transazione è invece non novativa potrai chiedere al giudice che condanni Tizio a pagarti il tuo credito originario, ossia 100 euro.

Se concludi la transazione come creditore ti conviene quindi prevedere che la transazione non abbia effetto novativo, così se il tuo debitore non adempie potrai pretendere 100 euro; se invece ti trovi nella situazione opposta, hai convenienza a concordare il contrario, ossia che la transazione sia novativa, in modo da essere tenuto a pagare 50 euro anziché 100 anche se sarai inadempiente alla transazione. Tieni presente infine che la stipula di una transazione può valere come riconoscimento di debito da parte del debitore: questo significa che se le cose vanno male e ti tocca iniziare una causa perché il debitore è rimasto inadempiente ai suoi obblighi, potrai utilizzare la transazione per ottenere più facilmente dal giudice una sentenza a te favorevole. Il tribunale potrà infatti emettere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, avendo il debitore riconosciuto espressamente il proprio debito [3].



3 Commenti

  1. Salve , se invece il contendere fosse un torrino (locale tecnico ultimo piano) che la transazione ha stabilito essere di uno dei due ? che seguito bisogna dare alla scrittura privata ? accatastamento oppure notaio ?

  2. nel caso non si trasferiscano immobili ma solo rinuncia a pretendere somme di denaro la redazione di una scrittura transattiva blindata ha un costo ( intendo tasse da pagare in base alle somme che l’uno rinuncia a pretendere dall altro ?)

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