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Giudizio di divisione: ultime sentenze

11 Dicembre 2019
Giudizio di divisione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: giudizio di divisione ereditaria; formazione dello stato attivo dell’eredità; immobili non divisibili; diversificazione delle operazioni divisionali; domanda riconvenzionale di collazione proposta dal convenuto.

Giudizio di divisione ereditaria: formazione delle quote 

Nel giudizio di divisione ereditaria, per sua natura assoggettato alle medesime preclusioni tipiche stabilite dalla legge per il normale giudizio contenzioso, successivamente alla costituzione dei convenuti non può più essere chiesta una formazione delle quote diversa da quella cui il giudice debba attenersi in relazione al patrimonio del de cuius individuato dalle parti nei loro scritti difensivi iniziali.

Ne consegue che la deduzione del fatto che un condividente sia tenuto alla collazione di un bene donato, costituendo eccezione in senso proprio, in quanto diretta a paralizzare la pretesa di tale condividente a partecipare alla divisione secondo quanto gli spetterebbe ove tale donazione non avesse avuto luogo, è soggetta alle preclusioni di cui all’art. 167, comma 2, c.p.c..

Di talché va affermata la tardività della richiesta di tener conto anche del bene oggetto della donazione disposta dalla de cuius formulata per la prima volta nel corso delle operazioni di stima del compendio ereditario e di formazione di un progetto divisionale dello stesso.

Tribunale Napoli sez. VI, 29/07/2019, n.7576

Giudizio di divisione ereditaria: comunione su un bene immobile non divisibile

Nel giudizio di divisione ereditaria, la comunione su un bene immobile non comodamente divisibile ex art. 720 c.c., esistente tra medesimi soggetti ma in virtù di titoli diversi, dando luogo alla formazione di autonome masse, impone la diversificazione delle operazioni divisionali che, secondo un criterio logico–cronologico, devono essere compiute partendo dallo scioglimento della comunione più risalente per poi procedere via via allo scioglimento di quelle successive, senza che la valutazione delle richieste concorrenti di attribuzione sia influenzata dall’esito delle precedenti attribuzioni che hanno posto termine allo stato di indivisione su autonome comunioni.

(Nella specie, il giudice d’appello aveva invece attribuito a una condividente la proprietà esclusiva di un bene immobile comune non divisibile, tenendo conto, ai fini dell’individuazione del maggior quotista sul predetto bene, della precedente assegnazione ad altro condividente della proprietà piena di un diverso bene immobile comune proveniente da titolo diverso).

Cassazione civile sez. II, 06/02/2019, n.3512

Prestazione del ctu: riparto dell’obbligo di pagamento del compenso 

L’obbligo di pagare il compenso per la prestazione eseguita dal consulente d’ufficio ha natura solidale, per essere l’attività svolta dal consulente finalizzata all’interesse comune di tutte le parti; ciò premesso, nei rapporti interni tra i condebitori, vi è solo una presunzione di eguaglianza, che fa salva la possibilità di individuare un diverso criterio di riparto delle quote dell’obbligazione solidale.

(Nella specie, relativa a consulenza tecnica esperita in un giudizio di divisione ereditaria, la S.C. ha confermato la sentenza d’appello che nei rapporti interni fra i condividenti aveva ripartito l’obbligo di pagamento del compenso in misura proporzionale alle rispettive partecipazioni alla massa comune).

Cassazione civile sez. VI, 09/02/2018, n.3239

La collazione nel giudizio di divisione ereditaria

La domanda diretta a conseguire gli interessi sulle somme pari al valore degli immobili oggetto di collazione per imputazione può essere proposta per la prima volta in appello, in ragione della necessaria operatività dell’istituto della collazione nel giudizio di divisione ereditaria e dell’automatica inerenza alla comunione, sin dall’apertura della successione, delle summenzionate somme.

Cassazione civile sez. II, 06/07/2017, n.16701

Giudizio di divisione ereditaria: sentenza

Qualora la sentenza resa in primo grado in un giudizio di divisione ereditaria sia stata censurata nella parte in cui aveva ritenuto ammissibile la domanda proposta da chi si era visto attribuire la qualità di erede in virtù dell’accettazione tacita desumibile dall’aver indicato nelle proprie dichiarazioni dei redditi la quota a lui spettante degli immobili caduti in successione, versando le relative imposte, l’appello deve ritenersi inammissibile, in quanto la sentenza gravata ha valutato in modo dettagliato e approfondito le questioni riproposte come motivi di appello e ha fatto corretta applicazione dei principi di diritto consolidati nella giurisprudenza di legittimità, sì che l’impugnazione non ha una ragionevole probabilità di essere accolta.

Corte appello Venezia, 16/04/2014

Citazione per divisione ereditaria

L’atto introduttivo del giudizio di divisione ereditaria non interrompe il decorso del tempo utile all’usucapione da parte del convenuto, tale atto non essendo rivolto alla contestazione diretta ed immediata del possesso “ad usucapionem”.

Cassazione civile sez. II, 21/03/2014, n.6785

Domanda riconvenzionale di collazione

Nel giudizio di divisione ereditaria, qualora l’attore – nel replicare alla domanda riconvenzionale di collazione proposta dal convenuto – deduca la nullità di altra donazione, effettuata dal “de cuius” in favore di costui, formula non già una mera precisazione della domanda, bensì un’eccezione di merito in senso proprio, che, come tale, deve essere proposta non con la memoria assertiva di cui al quinto comma dell’art. 183 cod. proc. civ..

(Nel testo applicabile “ratione temporis”, anteriore alla novella di cui all’art. 2, comma 3, lettera c-ter, del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni in legge 14 maggio 2005, n. 80), bensì entro l’udienza di trattazione, ai sensi del quarto comma del medesimo articolo.

Cassazione civile sez. II, 27/09/2013, n.22274

Giudizio di divisione ereditaria: le fasi

Il giudizio di divisione ereditaria, pur avendo carattere unitario, si articola in una pluralità di fasi (ad esempio, con la collazione e i prelevamenti) che si concludono con sentenze non definitive suscettibili di passaggio in giudicato se non impugnate o assoggettate a tempestiva riserva di gravame, con la conseguenza che le relative questioni decise non possono essere rimesse in discussione. In particolare qualsiasi questione relativa all’accertamento di un rapporto di credito e debito relativo ai frutti prodotti dai beni costituenti la comunione ereditaria, ovvero ai miglioramenti apportati alle cose comuni deve porsi non nell’ambito della domanda relativa alla divisione e ai conseguenti conguagli divisionali, bensì, sia pure contestualmente, con una distinta e autonoma domanda di rendiconto.

Invero, ove nel possesso del singolo bene ereditario sia stato, sin dalla apertura della successione, il solo condividente cui il bene è stato poi assegnato e questi ne abbia anche percepito i relativi frutti, è evidente che la questione non si pone in termini di conguagli sul valore del capitale, ma di rendiconto della gestione del capitale stesso, con la corresponsione in favore del condividente non assegnatario degli interessi corrispettivi sulle somme a lui eventualmente dovute in relazione ai frutti maturati e non percepiti.

Cassazione civile sez. II, 08/05/2013, n.10892

Giudizio di divisione ereditaria: sentenza conclusiva delle singole fasi 

Nel giudizio di divisione ereditaria, costituisce sentenza definitiva soltanto quella che scioglie la comunione rispetto a tutti i beni che ne facevano parte, mentre le eventuali sentenze che concludono le singole fasi del procedimento hanno carattere strumentale e natura di sentenza non definitiva e sono, come tali, suscettibili di riserva di gravame, ai sensi dell’art. 340 c.p.c..

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva, erroneamente, escluso di poter attribuire natura non definitiva alla sentenza con cui il giudice di primo grado, dichiarata la riferibilità di una scheda testamentaria al de cuius, senza nulla disporre circa lo scioglimento della comunione relativa ai beni ereditari, aveva ordinato la rimessione della causa sul ruolo ai fini della prosecuzione delle operazioni divisionali, e scelto consapevolmente altresì di qualificare la sentenza stessa come non definitiva, in tal modo ingenerando nelle parti il ragionevole convincimento in ordine all’effettiva sussistenza di detta natura ed all’ammissibilità della riserva di impugnazione).

Cassazione civile sez. VI, 29/12/2011, n.29829

Divisione giudiziale dei beni ereditari e costituzione dei convenuti

In tema di giudizio di divisione ereditaria, successivamente alla costituzione dei convenuti non può più essere chiesta una formazione delle quote diversa da quella cui il giudice debba attenersi in relazione al patrimonio del de cuius individuato dalle parti nei loro scritti difensivi iniziali.

Ne consegue che la deduzione del fatto che un condividente sia tenuto alla collazione di un bene donato, costituendo eccezione in senso proprio, in quanto diretta a paralizzare la pretesa di tale condividente a partecipare alla divisione secondo quanto gli spetterebbe ove tale donazione non avesse avuto luogo, è soggetta alle preclusioni di cui all’art. 167, comma 2, c.p.c.

Cassazione civile sez. II, 28/12/2011, n.29372

Giudizio di divisione ereditaria: le migliorie apportate ad un bene non divisibile

Nel giudizio di divisione ereditaria di un bene riscontrato non divisibile, le migliorie apportate da uno dei condividenti allo stesso vengono a far parte, per il principio dell’accessione, al bene stesso, con la conseguenza che di esse deve tenersi conto ai fini della stima del bene, nonché della determinazione delle quote e della liquidazione dei conguagli.

Tuttavia, l’azione di rendiconto e quella di pagamento delle migliorie sono autonome e distinte rispetto alla domanda di scioglimento della comunione, sicché la domanda riconvenzionale con la quale si intende chiedere il rendiconto od il pagamento delle migliorie deve essere proposta, a pena di inammissibilità con la comparsa di risposta ai sensi dell’art. 167 c.p.c. che ne preclude la proponibilità nell’ulteriore corso del giudizio, a meno che la controparte non abbia accettato il contraddittorio su di essa.

Tribunale Bari sez. II, 06/10/2011, n.3105



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