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Curatore fallimentare: ultime sentenze

3 Settembre 2021
Curatore fallimentare: ultime sentenze

Curatore fallimentare: poteri, responsabilità e compenso.

Legittimazione attiva del curatore fallimentare

Il curatore fallimentare è legittimato ad agire contro la banca per la concessione abusiva del credito, in caso di illecita nuova finanza o di mantenimento dei contratti in corso, che abbia cagionato una diminuzione del patrimonio del soggetto fallito, per il danno diretto all’impresa conseguito al finanziamento e per il pregiudizio all’intero ceto creditorio a causa della perdita della garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c.

Cassazione civile sez. I, 30/06/2021, n.18610

Concessione abusiva di credito

L’erogazione del credito che sia qualificabile come “abusiva”, in quanto effettuata, con dolo o colpa, ad impresa che si palesi in una situazione di difficoltà economico-finanziaria ed in mancanza di concrete prospettive di superamento della crisi, integra un illecito del soggetto finanziatore, per essere egli venuto meno ai suoi doveri primari di una prudente gestione, che obbliga il medesimo al risarcimento del danno, ove ne discenda l’aggravamento del dissesto favorito dalla continuazione dell’attività d’impresa.

Non integra abusiva concessione di credito la condotta della banca che, pur al di fuori di una formale procedura di risoluzione della crisi dell’impresa, abbia assunto un rischio non irragionevole, operando nell’intento del risanamento aziendale ed erogando credito ad un’impresa suscettibile, secondo una valutazione ex ante, di superamento della crisi o almeno di proficua permanenza sul mercato, sulla base di documenti, dati e notizie acquisite, da cui sia stata in buona fede desunta la volontà e la possibilità del soggetto finanziato di utilizzare il credito ai detti scopi.

Il curatore fallimentare è legittimato ad agire contro la banca per la concessione abusiva del credito, in caso di illecita nuova finanza o di mantenimento dei contratti in corso, che abbia cagionato una diminuzione del patrimonio del soggetto fallito, per il danno diretto all’impresa conseguito al finanziamento e per il pregiudizio all’intero ceto creditorio a causa della perdita della garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c.

La responsabilità in capo alla banca, qualora abusiva finanziatrice, può sussistere in concorso con quella degli organi sociali di cui all’art. 146 l.fall., in via di solidarietà passiva ai sensi dell’art. 2055 c.c., quali fatti causatori del medesimo danno, senza che, peraltro, sia necessario l’esercizio congiunto delle azioni verso gli organi sociali e verso il finanziatore, trattandosi di mero litisconsorzio facoltativo.

Cassazione civile sez. I, 30/06/2021, n.18610

Liquidazione del compenso del curatore

L’assuntore del concordato fallimentare è legittimato a ricorrere per cassazione avverso il decreto di liquidazione del compenso del curatore fallimentare, trattandosi di questione destinata ad incidere sulla commisurazione dell’impegno da lui assunto.

Cassazione civile sez. I, 31/05/2021, n.15168

Legittimazione attiva unitaria del curatore fallimentare

Il curatore fallimentare ha legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa contro gli amministratori di qualsiasi società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori.

Cassazione civile sez. III, 08/02/2021, n.2906

L’obbligo di consegna delle scritture contabili al curatore fallimentare

La disposizione di cui all’art. 217 l.fall., che punisce l’omessa tenuta dei libri e delle scritture contabili, ricomprende in sé – come norma di più ampia portata la cui sanzione, più grave, esaurisce l’intero disvalore oggettivo e soggettivo delle condotte di riferimento – anche quella di cui agli artt. 220 e 16, n. 3 della medesima legge, in quanto, una volta accertata la mancata tenuta delle scritture, risulta inesigibile l’obbligo, da queste ultime norme penalmente sanzionato, di consegna delle stesse al curatore fallimentare.

Cassazione penale sez. V, 14/01/2021, n.12050

Le attestazioni del curatore fallimentare

Le attestazioni del curatore fallimentare, in quanto provenienti da un pubblico ufficiale, hanno valore di prova privilegiata ex art. 2700 c.c. quando abbiano per oggetto fatti da lui compiuti o che egli attesta essere avvenuti in sua presenza, ma non quando riguardino circostanze conosciute attraverso l’esame della documentazione dell’imprenditore dichiarato fallito, con la conseguenza che, ove l’Amministrazione finanziaria emetta un avviso di accertamento a seguito del disconoscimento di una nota di variazione intestata alla società fallita per fatture non pagate, anch’esse intestate alla società, le dichiarazioni del curatore fondate sull’esame di tali documenti non fanno piena prova del mancato pagamento.

Cassazione civile sez. VI, 12/10/2020, n.21994

Curatore fallimentare: è legittimato ad intervenire nel procedimento per l’applicazione della confisca?

In tema di misure di prevenzione patrimoniali, il curatore fallimentare non è legittimato ad intervenire nel procedimento per l’applicazione della confisca, non essendo titolare di un diritto reale, di garanzia o di godimento sui beni sottoposti a sequestro di prevenzione ed in quanto surrogato dall’amministratore giudiziario nella gestione di detti beni, una volta esaurita la fase di distacco dal fallimento.

Cassazione penale sez. V, 25/09/2020, n.29983

Responsabilità del curatore fallimentare: natura, parametri e limiti

L’azione di responsabilità contro il curatore previsto dall’arte. 38 l. caduta. ha natura contrattuale, in ragione della peculiare natura del rapporto e del suo ricollegarsi alla violazione degli obblighi gravi ex lege sull’organo gestore.

Ne deriva che l’adempimento del curatore deve essere valutato in base al misura della diligenza “qualificata” di cui all’arte. 1176, virgola 2, C.C.; parametro che, facendo leva sul grado di perizia necessario per lo svolgimento dell’incarico professionale, consente – in ipotesi di particolare complessità tecnica – di invocare l’attenuazione di responsabilità ex arte. 2236 c.C.

In ogni caso, l’eventuale autorizzazione del giudice delegato, potendo al limite rilevare solo in termini di concorso dell’organo giurisdizionale, non esonera da responsabilità il curatore medesimo

Cassazione civile sez. I, 02/07/2020, n.13597

Curatore fallimentare: può impugnare le misure cautelari reali?

Il curatore fallimentare è legittimato a chiedere la revoca del sequestro preventivo a fini di confisca e ad impugnare i provvedimenti in materia cautelare reale.

Cassazione penale sez. un., 26/09/2019, n.45936

Potere di eccezione del curatore fallimentare

Il curatore fallimentare è legittimato a far valere la nullità del contratto bancario non redatto per iscritto, in violazione dell’art. 117, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 385 del 1993, perché il curatore ha la gestione del patrimonio fallimentare e la sua posizione di terzietà rispetto al fallito è prevista per assicurare una maggiore protezione della massa dei creditori, come confermato dall’art. 119, comma 4, del d.lgs. citato, che riconosce al curatore, in quanto soggetto che subentra nell’amministrazione dei beni del fallito, il diritto ad ottenere la documentazione inerente i rapporti bancari intrattenuti dal fallito con l’istituto di credito.

Cassazione civile sez. I, 06/09/2019, n.22385

Azione esercitata dal curatore fallimentare: la prescrizione

L’azione di responsabilità nei confronti di amministratori di una s.p.a., sub specie di azione dei creditori sociali ai sensi dell’art. 2394 c.c., pur quando sia esercitata dal curatore del fallimento, si prescrive nel termine di 5 anni, con decorrenza dal momento dell’oggettiva percepibilità, da parte dei creditori, dell’insufficienza dell’attivo a soddisfare i debiti.

La prescrizione decorre cioè dal momento in cui l’insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto (nel caso di specie la Cassazione ha ritenuto che la pubblicazione di un bilancio di esercizio che segnali una situazione patrimoniale negativa è fatto idoneo a rendere manifesto lo stato di in capienza della società).

Cassazione civile sez. I, 04/09/2019, n.22077

Potere del curatore di disporre dei beni fallimentari

In tema di inquinamento, il potere del curatore di disporre dei beni fallimentari (secondo le particolari regole della procedura. concorsuale e sotto il controllo del giudice delegato) non comporta necessariamente il dovere di adottare particolari comportamenti attivi finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti e perciò la curatela fallimentare (a meno che non vi sia una prosecuzione dell’attività) non subentra negli obblighi più strettamente correlati alla responsabilità dell’imprenditore fallito, con conseguente esclusione del curatore fallimentare dalla legittimazione passiva dell’ordine di bonifica.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 27/08/2019, n.722

Curatore fallimentare: criteri per la determinazione del compenso

Il compenso del curatore fallimentare va determinato applicando le percentuali sull’attivo (se esistente) e quelle sul passivo secondo i criteri di cui all’art. 1 d.m. n. 30/2012. La somma minima liquidabile, ai sensi dell’art. 4, deve essere riconosciuta a garanzia dell’organo del fallimento solo se i predetti criteri conducono ad una liquidazione inferiore.

Cassazione civile sez. I, 31/07/2019, n.20664

Curatore fallimentare: la liquidazione del compenso 

La liquidazione del compenso del curatore fallimentare deve essere specificamente motivata mediante la indicazione dei criteri seguiti, ai sensi dell’articolo 39 della legge Fallimentare, in relazione alla disciplina regolamentare richiamata (decreto ministeriale 25 gennaio 2012, n. 30), risultando altrimenti nullo il decreto di liquidazione.

Cassazione civile sez. VI, 29/07/2019, n.20430

Nomina di un coadiutore del curatore fallimentare

La nomina di un coadiutore, ai sensi dell’art. 32, comma 2, legge fall., resta assoggettata alle norme pubblicistiche che regolano l’affidamento di incarichi nella procedura fallimentare e l’attività prestata non è perciò riconducibile all’esecuzione di un contratto d’opera professionale, atteso che la curatela si avvale di esso per ricevere un contributo tecnico al perseguimento delle finalità istituzionali; ne consegue che al rapporto che si instaura tra le parti è inapplicabile la disciplina risultante dagli artt. 1418 e 2231 c.c., in forza della quale l’esecuzione di una prestazione d’opera professionale di natura intellettuale, effettuata da chi non sia iscritto nell’apposito albo previsto dalla legge, dà luogo a nullità assoluta del contratto tra professionista e cliente, privando il professionista non iscritto del diritto al pagamento del compenso.

Cassazione civile sez. II, 25/07/2019, n.20193

Onere probatorio incombente sul curatore fallimentare

Il curatore fallimentare che intenda far valere la responsabilità dell’ex amministratore o del liquidatore per violazione degli obblighi di corretta gestione dell’impresa deve allegare e provare che sono state intraprese iniziative imprenditoriali connotate dall’assunzione di nuovo rischio economico-commerciale e compiute al di fuori di una logica meramente conservativa, individuare siffatte iniziative ed indicare quali conseguenze negative, sul piano del depauperamento del patrimonio sociale, ne siano derivate, al netto dei ricavi.

Tribunale Bologna, 12/07/2019, n.1611

Esclusione della responsabilità del curatore fallimentare

La soluzione che pone in capo al curatore fallimentare gli obblighi di cui all’art. 192, d.lgs. n. 152 del 2006, sulla scorta della sua relazione di detenzione con i rifiuti che insistono negli stabilimenti aziendali, si pone in contrasto sia con il principio del « chi inquina paga », sia con le norme del diritto fallimentare che ne disciplinano il munus.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 19/06/2019, n.744

Compenso del curatore fallimentare: quantificazione dell’acconto

L’attivo realizzato dalla vendita del bene nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario, sul quale grava il privilegio ipotecario e fondiario, fa parte dell’attivo finale sul quale calcolare, secondo i parametri del D.M. n. 30/2012, il compenso del curatore fallimentare.

Le percentuali previste da tale norma per la liquidazione del compenso del curatore vanno applicate sull’attivo realizzato, inteso anche come liquidità derivate dalla vendita dei beni mobili e immobili, con la precisazione che deve considerarsi attivo realizzato anche quella parte di prezzo che l’acquirente di beni immobili gravati da ipoteca per mutuo fondiario è tenuto a versare direttamente all’istituto di credito.

In caso di richiesta di liquidazione di un acconto sul compenso del curatore da far valere nella procedura esecutiva avviata dal creditore fondiario quale debito della massa, le percentuali del D.M. n. 30/2012 andranno calcolate sul valore dell’attivo ricavato dalla vendita del bene in sede esecutiva, mentre ai fini del passivo, unicamente sul valore del credito fondiario ammesso al passivo del fallimento.

Tribunale Monza, 13/06/2019

Dichiarazione di fallimento: il curatore può impugnare il sequestro preventivo?

Sussiste la legittimazione del curatore fallimentare a impugnare il decreto di sequestro di prevenzione, laddove il fallimento sia dichiarato prima dell’emissione di tale decreto

Cassazione penale sez. II, 17/05/2019, n.38573

Provvedimento di sequestro preventivo

Il curatore fallimentare non è legittimato a proporre impugnazione avverso il provvedimento di sequestro preventivo, anche per equivalente, emesso anteriormente alla dichiarazione di fallimento di un’impresa non essendo titolare di alcun diritto sui beni del fallito, né in proprio, né quale rappresentante dei creditori del fallito i quali, prima della conclusione della procedura concorsuale, non hanno alcun diritto restitutorio sui beni.

(In motivazione la Corte ha richiamato, a conferma dell’attuale assenza di legittimazione, la previsione del “nuovo codice della crisi di impresa” che, solo a decorrere dalla entrata in vigore nel 2020, attribuisce al curatore la legittimazione a proporre, nei confronti del decreto di sequestro e delle ordinanze in materia di sequestro, richiesta di riesame ed appello nonché ricorso per cassazione).

Cassazione penale sez. II, 16/04/2019, n.27262



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4 Commenti

  1. Chi non può ricoprire il ruolo di curatore fallimentare in un determinato fallimento? e quali sono i requisiti per diventare curatore fallimentare? Aspetto vostre indicazioni sull’argomento, grazie

    1. Possono presentare domanda per svolgere la funzione di curatore fallimentare: gli avvocati, i dottori commercialisti, i ragionieri ed i ragionieri commercialisti, iscritti nell’apposito albo; gli studi professionali ed associati; i soggetti che abbiano già svolto funzione di direzione, controllo ed amministrazione di una società per azioni e che per tali ragioni possiedano comprovate capacità gestionali, a condizione che non siano stati dichiarati falliti.
      Non possono ricoprire il ruolo di curatore in un determinato fallimento:
      il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito e dei creditori;
      coloro i quali hanno avuto responsabilità nel fallimento dell’impresa nei cinque anni precedenti;
      il commissario del concordato preventivo dello stesso debitore e gli associati del commissario.
      Come si presenta la domanda? I soggetti in possesso dei requisiti richiesti dalla legge possono presentare, tramite deposito nella cancelleria del tribunale, al giudice delegato domanda di inserimento nell’elenco dei curatori fallimentari. La nomina del curatore viene effettuata nella sentenza dichiarativa del fallimento; nel caso in cui si debba procedere alla revoca dell’incarico precedentemente conferito oppure alla sostituzione, la nomina del nuovo curatore può essere disposta con decreto del tribunale. Il curatore deve accettare l’incarico entro due giorni dalla nomina, altrimenti il giudice avrà la facoltà di procedere ad una nuova designazione. I compensi sono liquidati dal tribunale, tenuto conto del lavoro svolto e della complessità della procedura.

  2. E scusate se insisto, ma questo argomento mi interessa molto. Come si presenta la domanda per diventare curatore fallimentare? Grazie per la vostra consueta disponibilità

    1. I soggetti in possesso dei requisiti richiesti dalla legge possono presentare, tramite deposito nella cancelleria del tribunale, al giudice delegato domanda di inserimento nell’elenco dei curatori fallimentari. La nomina del curatore viene effettuata nella sentenza dichiarativa del fallimento; nel caso in cui si debba procedere alla revoca dell’incarico precedentemente conferito oppure alla sostituzione, la nomina del nuovo curatore può essere disposta con decreto del tribunale. Il curatore deve accettare l’incarico entro due giorni dalla nomina, altrimenti il giudice avrà la facoltà di procedere ad una nuova designazione. I compensi sono liquidati dal tribunale, tenuto conto del lavoro svolto e della complessità della procedura.

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