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Chi non emette lo scontrino non solo evade, ma frega anche il cliente

17 luglio 2013


Chi non emette lo scontrino non solo evade, ma frega anche il cliente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 luglio 2013



L’Iva incassata dal commerciante per operazioni non dichiarate costituisce un ingiusto profitto, un “premio evasione” che tuttavia paga il consumatore.

Quante volte non vi siete curati di esigere, dal commerciante, il rilascio dello scontrino dopo l’acquisto di un bene o di un servizio. Vi siete trovati a chiudere un occhio e a perdonare tale evasione, specie nel caso di pagamento di bassi importi (una cena in pizzeria, un chilo di frutta, un ombrellone e la sdraio in un lido, ecc.), soprattutto perché avete creduto di non trarre alcun diretto e immediato beneficio dal corretto adempimento degli obblighi fiscali del venditore.

Anzi, non poche volte il rilascio dello scontrino viene avvertito come una perdita di tempo per chi entra ed esce velocemente dal negozio.

Tuttavia – per quanto banale possa risultare la considerazione che ora faremo – bisogna sapere che chi non emette lo scontrino fiscale non solo evade le tasse (perché non paga le imposte sul reddito percepito), ma frega anche il consumatore acquirente. Il suo vantaggio è quindi “doppio”!

Questa premessa dovrebbe servire a richiamare la vostra attenzione su quello che ora diremo e a sollecitare un maggior senso civico in chi è tenuto a rispettare la normativa fiscale.

Come saprete già, su ogni vendita (tranne per poche eccezioni), il commerciante, oltre al prezzo del bene/servizio, carica sul consumatore anche l’IVA, un’imposta che – secondo il meccanismo disegnato dalla legge – paga l’acquirente al venditore e quest’ultimo, poi, a sua volta, la versa allo Stato. Si tratta di un’importo per niente basso, che arriva, nella maggior parte dei casi, fino al 21% del prezzo (a breve potrebbe salire al 22%).

Che succede, però, se il commerciante non emette lo scontrino? In questo caso, la vendita non viene dichiarata allo Stato che, pertanto, non esigerà mai il pagamento della relativa IVA al commerciante. Tuttavia, quest’ultimo ha ugualmente fatto pagare al consumatore il prezzo pieno del bene/servizio, comprensivo quindi dell’IVA che sarebbe stata dovuta all’Erario in caso di rilascio di scontrino.

Che fine fa, allora, questo importo pagato dal cittadino a titolo di “presunta” IVA? Finisce ovviamente – in nero – nelle tasche del commerciante, il quale, così, oltre a non pagare le imposte sulla vendita, incassa un “premio evasione” pari appunto al 21%. Premio che, neanche a dirlo, paga il cittadino.

Ragionando per paradossi, il consumatore che non riceve il rilascio del regolare scontrino, potrebbe esigere uno sconto del 21% sul prezzo della pizza, del gelato, sul noleggio dell’ombrellone e della sdraio, sul chilo di frutta acquistato al mercato.

Chiedere uno sconto per un illecito fiscale è ovviamente illecito anch’esso. Conviene quindi sollecitare il commerciante all’adempimento dei propri doveri e dare a Cesare quel che è di Cesare, e al venditore quel che è del venditore.

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8 Commenti

  1. ancora si continua a parlare dei commercianti come evasori anche se si stanno estinguendosi,ma mai parlare in maniera seria dei più grandi evasori e cioè tutti i liberi professionisti che sono molto più numerosi dei commercianti e molto più evasori e creano quasi zero posti di lavoro,

  2. Ho saputo di una prassi che sta dilagando..e cioè che i commercianti fanno lo scontrino e dopo LO ANNULANO!! In modo tale da non pagare lo stesso…il supermercato dove vado a fare la spesa, per esempio, fa così! Furbo! 🙂

  3. Sono d’accordo con i precedenti commenti di Umberto e Alberto. Basta demonizzare esclusivamente i commercianti.

  4. I commercianti sono stati i più grandi evasori fiscali dal dopo guerra ad oggi…..ormai hanno accumulato ricchezze di soldi evasi che possono campare ancora per 50 anni…..vergognoso e vergogno e’ chi ancora non ha capito che richiedere lo scontrino fiscale e’ un vero dovere prima che un diritto…

  5. Le cose scritte nell’articolo sono indubbiamente vere ma danno per scontato che lo stato sia un soggetto meritevole di riscuotere le tasse. Tuttavia essendo ormai evidente quanto i soldi pubblici siano male amministrati perché si perdonano reati gravissimi ad opera dello stato mentre non si perdona nulla a chi lavora? E quando domande di questo genere appaiono legittime che ci si rende conto che certi slogan non servono per responsabilizzare i cittadini al senso civile, ma aa fare in modo che continuino a pagare un sistema adelinquere senza ribellarsi. Se i cittadini chiedono meno tasse e burocrazia il sistema, se è democratico, dovrebbe portare in questa direzione eppure sono anni che i governi cambiano ma tutta una casta potente ed opulenta pare non voler rinunciare a nulla ed è disposta a far fallire il paese a spese dei lavoratori. Quindi nemmeno in democrazia siamo. Allora si , chiediamo lo scontrino fiscale, così la Casta avrà ancora meno problemi a fare i propri interessi. Ah già saremo dei delinquenti evasori. Quando chiedete lo scontrino pensate che i nostri soldi serviranno per pagare il vitalizio a uno come Razzi. E giusto un diverso punto di vista.Quello che non è chiaro e che non è ancora scoppiata una guerra civile perché i lavoratori di questo paese sono troppo onesti paragonati allo stato che li governa.

  6. Gabriele condivido il tuo punto di vista sull inutilità di quasi tutti i parlamentari e politici e sugli sprechi dello Stato, ma e’ proprio perche’ esistono gli evasori che non scoppia la rivolta. L’ italiano medio pensa solo a se stesso. Se il tuo servizio o bene che mi offri vale 10 per me ( o per la collettività ) perchè te lo devo pagare 12?? Chi sei ? Se non ti basta 10 vuol dire che la tua attività non rende…. Se non rende per colpa dello stato allora…. Rivoluzione….. No che ti freghi i miei soldi ( i 2 ) per compensare i tuoi minori incassi!! Come risolvono i loro problemi finanziari le altre persone che non possono o non vogliono “barare” come te?!?

  7. bravo silvio, NO scontrino? Si sconto del 22%! cosí é equo, mi metteró a fare discussioni alla cassa ora in poi.

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