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Avviso Agenzia Entrate all’indirizzo di residenza: è valido?

18 Novembre 2019
Avviso Agenzia Entrate all’indirizzo di residenza: è valido?

È nulla la cartella di pagamento se l’avviso di liquidazione spedito dall’ufficio delle imposte non è stato notificato al domicilio fiscale presso lo studio?

Alcuni contribuenti hanno un domicilio fiscale diverso da quello di residenza. Succede, ad esempio, ai professionisti che fissano il primo presso il proprio studio e la seconda, ovviamente, dove vivono. Oppure capita con gli imprenditori che, molte volte, eleggono come indirizzo per gli atti tributari quello del commercialista. In questi casi, potrebbe succedere di ricevere, a casa, una lettera dell’Agenzia delle Entrate. Una notifica di tale tipo sarebbe legittima?

Immagina di avere un tuo ufficio: è lì che, quando hai costituito la tua attività commerciale, il commercialista ti ha consigliato di fissare il domicilio fiscale. In questo modo – ti ha detto il tuo consulente – tutta la posta relativa al lavoro non ti arriverà a casa, dove invece potresti scambiarla con la pubblicità e magari buttarla o non darle il dovuto peso.

Un giorno, però, ricevi un avviso dell’Agenzia delle Entrate all’indirizzo di residenza: è valido? Da un lato, saresti portato a ritenere che non lo sia visto che, altrimenti, non vi sarebbe ragione di chiamare “fiscale” il domicilio del tuo studio/ufficio/negozio; dall’altro lato, però, pensi che, comunque, per i registri anagrafici, la tua dimora è proprio là ed è innegabile quindi – soprattutto se hai firmato il registro delle raccomandate del postino – che tu abbia ricevuto l’atto. 

Qual è la soluzione corretta a questo interessante problema? Comprenderai bene che da esso dipende la validità non solo della notifica dell’atto in sé, ma di tutto il procedimento di accertamento nei tuoi riguardi, l’eventuale richiesta di pagamento delle imposte, le sanzioni e anche le successive notifiche delle cartelle esattoriali.

Ebbene, un caso del genere è stato prospettato alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1]. Ai giudici è stato chiesto se un avviso dell’Agenzia delle Entrate all’indirizzo di residenza è valido o se, invece, è sempre necessaria la notifica presso il domicilio fiscale. Ecco qual è stata la soluzione offerta al caso concreto dalla giurisprudenza. 

Dov’è il domicilio fiscale?

Il domicilio fiscale è il luogo ove il contribuente ha la sede dei propri affari e, quindi, dove lavora. È il contribuente ad auto-dichiarare il proprio domicilio fiscale, un po’ come succede con la residenza; sebbene, però, quest’ultima è necessariamente vincolata al luogo di abituale dimora, il domicilio fiscale può anche essere fissato presso una sede secondaria o presso lo studio del proprio consulente.

In generale, il domicilio fiscale serve per individuare:

  • il luogo ove ricevere le notifiche degli atti tributari;
  • la competenza territoriale dell’ufficio delle imposte che sarà delegato ad eseguire gli accertamenti.

Variazione di residenza 

In caso di cambiamento della residenza durante l’anno, volontario o per provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, varia anche il domicilio fiscale.

L’efficacia della variazione non è, però, immediata:

  • il mutamento volontario di residenza anagrafica comporta la variazione del domicilio fiscale decorsi 60 giorni, compreso quello iniziale, senza che occorra alcuna comunicazione all’Agenzia delle Entrate da parte del contribuente [2];
  • nel caso di domicilio fiscale stabilito con atto dell’Agenzia delle Entrate, la variazione ha efficacia dall’anno successivo a quello in cui il cambiamento è stato comunicato al contribuente.

Notifica atti tributari: indirizzo di residenza o domicilio fiscale?

Secondo la sentenza in commento, tutti gli atti tributari devono essere sempre notificati presso il domicilio legale e non, se diverso, presso il luogo di residenza. 

Per cui può essere annullata anche la successiva cartella esattoriale quando l’avviso di liquidazione dell’imposta risulta notificato all’indirizzo di residenza del contribuente e non allo studio/negozio/ufficio dove questi ha eletto domicilio fiscale. Difatti, è in tale ultimo luogo che devono essere consegnati gli atti tributari a pena di nullità; tant’è che il contribuente è tenuto a informare l’Agenzia delle Entrate di eventuali variazioni.  

Del resto, il testo unico sulle imposte sui redditi [3] stabilisce che, «salvo il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del destinatario». In ogni caso, «è facoltà del contribuente eleggere domicilio presso una persona o un ufficio nel Comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano. In tal caso l’elezione di domicilio deve risultare espressamente da apposita comunicazione effettuata al competente ufficio a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero in via telematica con modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate».

In definitiva, è sempre all’indirizzo del domicilio fiscale che vanno consegnati gli atti tributari, tanto che se il destinatario non comunica all’amministrazione finanziaria il cambio di recapito legittima l’ufficio a eseguire le notifiche all’ultimo domicilio conosciuto: risulta, infatti, escluso che sia il fisco a dover cercare il contribuente al di fuori del domicilio.  

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, leggi i nostri approfondimenti:


note

[1] Ctr Lazio, sent. n. 5838/19.  

[2] Cass. 4 aprile 2001 n. 4997.

[3] Art. 60 dar 600/1973.


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