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Amministrazione dei beni della comunione: ultime sentenze

12 Dicembre 2019
Amministrazione dei beni della comunione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: disciplina dell’amministrazione dei beni oggetto della comunione legale; rifiuto del consenso di uno dei coniugi per il compimento di atti di straordinaria amministrazione; azione di annullamento dell’atto per violazione della regola dell’operare congiunto dei coniugi.

Amministrazione dei beni della comunione legale tra coniugi

L’art. 184, secondo comma, cod. civ., il quale prevede, senza deroga alcuna, la prescrizione annuale dell’azione di annullamento degli atti di disposizione di beni immobili o mobili registrati compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell’altro, costituisce una norma speciale rispetto alla regola generale di cui all’art. 1442 cod. civ., riguardante la prescrizione quinquennale dell’azione di annullamento del contratto e la corrispondente imprescrittibilità della relativa eccezione, con la conseguenza che il principio “quae temporalia ad agendum perpetua ad excipiendum” non è applicabile, neppure in via analogica, in materia di amministrazione dei beni della comunione legale tra coniugi.

Cassazione civile sez. II, 22/05/2015, n.10653

Patrimonio separato e gestione disgiuntiva da parte dei coniugi

La ratio dell’istituto del fondo patrimoniale non risiede nel porre uno o più beni, costituiti in patrimonio separato, al riparo dai rischi dell’attività economica svolta da uno o da entrambi i coniugi, ma nel vincolare i beni stessi al soddisfacimento dei bisogni famiglia intesa nella sua accezione di comunità nucleare. Tale dedicazione del fondo è assicurata essenzialmente attraverso la gestione disgiuntiva da parte dei coniugi (art. 168, comma 3, che richiama l’amministrazione dei beni della comunione legale) e i limiti all’alienazione e costituzione in garanzia, che non possono avvenire senza il consenso di entrambi i coniugi e, in presenza di figli minori, senza l’autorizzazione giudiziale e solo in caso di necessità o utilità evidente (art. 169 c.c.).

Tribunale Salerno sez. I, 30/09/2008

Ordinaria amministrazione dei beni della comunione tra i coniugi

Nell’ambito dell’ordinaria amministrazione dei beni della comunione tra i coniugi, in relazione alla quale può agire in giudizio anche uno solo dei coniugi comproprietari del bene medesimo, è compreso il corrispettivo per il godimento del bene, cui può essere equiparata, a tale limitato profilo, l’indennità per la requisizione, comprensiva delle voci di cui essa sì compone in base al criterio di determinazione in concreto adottato dal giudice.

Cassazione civile sez. I, 14/03/2005, n.5526

Regime patrimoniale della famiglia

In tema di regime patrimoniale della famiglia, la disciplina dell’amministrazione dei beni oggetto della comunione legale, di cui agli art. 180 ss. c.c., presuppone, per la sua operatività, che il bene sia già oggetto della comunione, e pertanto non è applicabile alla fase dinamica pregressa dell’acquisto del bene alla comunione legale; ne consegue che la regola dell’operare congiunto dei coniugi, la cui osservanza è necessaria ai fini della validità degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione (art. 180, comma 2, e 184 c.c.), non vale per la stipulazione di un contratto preliminare di acquisto di un bene immobile (ancorché questo sia poi destinato a cadere in comunione, una volta completatosi l’effetto reale con la conclusione del definitivo o con la sentenza ex art. 2932 c.c.), stipulazione alla quale può bene quindi partecipare, in veste di promissario acquirente, un solo coniuge, senza il (ed a prescindere dal) consenso dell’altro coniuge.

Tale disciplina manifestamente non si pone in contrasto con gli art. 3 e 29 cost., in relazione all’espressa inclusione (art. 180, comma 2, c.c.), nell’ambito di operatività dell’amministrazione dei beni della comunione legale, degli atti di acquisto di diritti personali di godimento, e ciò attesa, per un verso, la natura eccezionale della norma, assunta a “tertium comparationis”, di equiparazione degli atti di acquisto di diritti personali di godimento agli atti di straordinaria amministrazione di beni della comunione, e considerato, per l’altro verso, che la tutela della famiglia non viene meno per effetto della acquisizione “ope legis” alla comunione del bene acquistato da uno soltanto dei coniugi.

Cassazione civile sez. II, 14/11/2003, n.17216

Amministrazione dei beni della comunione: l’emanazione di provvedimenti autorizzativi

L’art. 181 c.c., in tema di amministrazione dei beni della comunione legale fra coniugi, prevede l’emanazione di provvedimenti autorizzativi, nell’ambito di un procedimento non contenzioso (art. 737 e ss. c.p.c.), al fine di superare il rifiuto di consenso che uno dei coniugi frapponga al compimento di atti di straordinaria amministrazione od alla stipula di contratti per la concessione o per l’acquisto di diritti reali di godimento, e non è pertanto invocabile dal coniuge che, sostituendosi all’altro nell’azione nascente da un contratto preliminare, intenda conseguire ex art. 2932 c.c. una sentenza sostitutiva del contratto definitivo non concluso.

Cassazione civile sez. II, 11/09/1991, n.9513

Violazione della regola dell’operare congiunto dei coniugi

In tema di regime patrimoniale della famiglia, la disciplina dell’amministrazione dei beni oggetto della comunione legale, di cui agli artt. 180 e ss. c.c., presuppone, per la sua operatività, che il bene sia già oggetto della comunione. Pertanto, l’annullamento dell’atto, per violazione della regola dell’operare congiunto dei coniugi – la cui osservanza è necessaria ai fini della validità degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione – può essere chiesto dal coniuge che non ha dato il necessario consenso, quando si tratta di negozi ad efficacia reale od obbligatoria diretti all’alienazione o alla costituzione di diritti reali su beni immobili o su beni mobili registrati, mentre non colpisce gli atti di acquisto.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il richiamo alla disciplina del termine annuale dell’azione di annullamento ex art. 184 c.c., dettato in tema di atti compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell’altro coniuge, non fosse pertinente, perché l’attrice aveva agito non per l’annullamento di una compravendita, ma per rivendicare la sua quota del 50% sull’operato acquisto, sul presupposto della piena validità ed efficacia di quell’atto nella vigenza del regime patrimoniale di comunione legale).

Cassazione civile sez. II, 23/08/2019, n.21650

Atti di straordinaria amministrazione riguardanti beni mobili

In tema di comunione legale tra i coniugi, la violazione dell’art. 184, comma 3 c.c., per avere il coniuge compiuto atti di straordinaria amministrazione riguardanti beni mobili senza il consenso dell’altro, non comporta l’annullamento dell’atto compiuto, ma solo che il coniuge sia condannato a ripristinare lo stato della comunione precedente il compimento dell’atto contestato. Di conseguenza il coniuge che ha subito l’atto di disposizione non può agire esecutivamente sui beni dell’altro e sui beni della comunione per soddisfarsi sul ricavato della vendita forzata, ma può solo agire al fine di ricostituire lo status quo ante l’atto di straordinaria amministrazione (o versando una somma equivalente in caso di impossibilità di ripristino).

Cassazione civile sez. III, 14/11/2013, n.25625

Legittimazione attiva di ciascun coniuge

La rappresentanza in giudizio per gli atti relativi all’amministrazione dei beni facenti parte della comunione legale spetta, a norma dell’art. 180 c.c., ad entrambi i coniugi e, quindi, ciascuno di essi è legittimato ad esperire qualsiasi azione, non solo le azioni di carattere reale o con effetti reali, dirette alla tutela della proprietà o del godimento della cosa comune, ma anche, e a maggior ragione, le azioni relative ai diritti di obbligazione, senza che sia necessaria la partecipazione al giudizio dell’altro coniuge.

Cassazione civile sez. II, 26/07/2013, n.18123

Scioglimento della comunione dei beni

La domanda di scioglimento della comunione dei beni e di restituzione delle somme spettanti in dipendenza dell’amministrazione dei beni comuni, non possono essere avanzate nel giudizio di separazione personale dei coniugi, in quanto presuppongono il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, tranne l’ipotesi in cui sussista un accordo tra i coniugi che venga recepito dal Tribunale.

Tribunale Novara, 19/05/2006

Amministrazione dei beni comuni: rimborsi

In tema di comunione legale fra coniugi, i rimborsi e le restituzioni delle somme spettanti in dipendenza dell’amministrazione dei beni comuni, nei limiti delle somme prelevate da ciascuno dei coniugi dal patrimonio comune per fini diversi dall’adempimento delle obbligazioni cui sono destinati per legge i beni in regime di comunione legale, si effettuano solo al momento dello scioglimento della comunione in funzione della divisione dei beni comuni, momento che, in caso di separazione tra i coniugi, coincide con il passaggio in giudicato della relativa pronuncia. Sino a tale momento il coniuge che amministra i beni comuni non amministra beni appartenenti all’altro coniuge, ma pur sempre beni comuni destinati al mantenimento della famiglia.

Cassazione civile sez. I, 15/09/2004, n.18564



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