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Revoca dell’adozione: ultime sentenze

12 Dicembre 2019
Revoca dell’adozione: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: revoca dell’adozione in casi particolari; obbligo di mantenimento dei genitori adottivi; fatti di violenza; attentato alla vita dell’adottante; causa di revoca dell’adozione ordinaria.

Minore età dell’adottando

In tema di adozione in casi particolari, l’art. 47, primo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184, stabilisce che l’adozione produce effetto dalla data della sentenza che la pronuncia, sicchè è a quella data che deve permanere il requisito della minore età dell’adottando, dovendosi escludere che il sopraggiungere della maggiore età nei successivi gradi di giudizio possa comportare la revoca dell’adozione.

Cassazione civile sez. I, 15/07/2014, n.16174

Minore adottato allontanato dal nucleo familiare e revoca dell’adozione

Il provvedimento del Tribunale dei minorenni di allontanamento dalla casa familiare e di collocamento in casa famiglia del minore adottato, ancorché accompagnato dalla sospensione della potestà genitoriale, non fa venir meno l’obbligo dei genitori adottivi di provvedere al mantenimento del minore medesimo, nella specie consistente nella retta da pagare alla struttura di accoglienza, trattandosi di un obbligo collegato esclusivamente al perdurare dello status di figlio legittimo e non alla permanenza del minore presso il nucleo familiare, status che cessa esclusivamente con la revoca dell’adozione.

Cassazione civile sez. I, 08/11/2010, n.22678

Revoca dell’adottabilità del minore

Ai sensi dell’art. 5, comma 1, l. n. 184/1983, come modificato dall’art. 2, comma 1, l. n. 173/2015, deve dichiararsi la nullità del giudizio di appello conclusosi con la revoca dell’adottabilità del minore, non essendo sufficiente l’audizione degli affidatari in primo grado senza alcuna giustificazione dell’omessa reiterazione della loro convocazione nel grado di appello.

Corte di Cassazione civile sez. I, 07/06/2017, n. 14167

Ruolo primario del genitore adottivo

L’adozione, ai sensi dell’art. 44 lett. b) l. n. 184/1983, di un minore da parte del coniuge del genitore naturale che eserciti la potestà parentale sul figlio stesso con lui convivente, non richiede l’assenso dell’altro genitore biologico non convivente e non esercitante la potestà, ed il cui rifiuto dell’assenso dell’adozione non è per ciò di ostacolo a quest’ultima allorché essa risponda all’interesse del figlio.

Anche in tal caso, però, l’adozione non ha carattere sanzionatorio per il genitore che rifiuti l’assenso, per cui la compressione potenzialmente definitiva della potestà genitoriale (suscettibile di cessare solo in caso di revoca dell’adozione) si giustifica non in ragione di un comportamento, commissivo od omissivo, pregiudizievole al figlio, ma in considerazione del diritto di questi a realizzare un vero e proprio rapporto parentale con il genitore adottivo, in quanto questi viene giudicato la persona più adatta – per attitudini educative, situazione personale ed economica, ambiente familiare, posizione sociale, aspirazioni del minore, e così via – a svolgere il ruolo genitoriale, che, tuttavia, non comporta il venir meno dei legami affettivi tra il minore ed il genitore biologico non convivente, nè esclude il mantenimento di reciproci rapporti, che devono però avvenire in modo non conflittuale, sì da non porre in discussione e rendere infecondo il ruolo primario del genitore adottivo.

Corte appello Torino, 03/12/1994

Adozione di minori in stato di abbandono e revoca del decreto di adottabilità

In tema di adozione di minori in stato di abbandono, il provvedimento di affidamento preadottivo, ancorché disposto successivamente alla proposizione dell’istanza di revoca del decreto di adottabilità, impedisce l’accoglimento dell’istanza sopraindicata, dal momento che la sua proposizione non produce alcun effetto sospensivo dell’efficacia del decreto di adottabilità, essendo necessario a tale ultimo fine l’accoglimento della predetta istanza, operante con effetto ex nunc, all’esito dell’accertamento dell’effettiva sopravvenienza dei fatti allegati, idonei a superare le condizioni di cui all’art. 8 della legge 4 maggio 1984, n. 183.

Corte di Cassazione civile, 12/10/2018, n. 25408

Condotta delittuosa del minore 

Qualora la revoca dell’adozione in casi particolari venga domandata allegando una condotta delittuosa del minore in danno del genitore adottivo (nella specie, tentato omicidio), il procedimento non va sospeso in attesa dell’accertamento e della qualificazione del fatto in sede penale.

Tribunale minorenni Vicenza, 05/02/1992

Revoca dell’adozione ordinaria: quali sono le cause?

I fatti di violenza previsti dall’art. 306 c.c. quale causa di revoca dell’adozione ordinaria sono solo quelli che si traducono in un attentato alla vita dell’adottante (oltre che dei suoi discendenti o ascendenti) od in reati punibili con la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, ad anni tre; ne consegue che non rileva, ai fini dell’art. 306 c.c., l’aver tentato di arrecare all’adottante lesioni gravissime ritenuto che, a causa della diminuzione fino ai due terzi della pena, prevista dall’art. 56 c.p. per il delitto tentato, nell’ipotesi del delitto punito dall’art. 583 c.p. la pena minima di sei anni prevista per tale reato scende ad anni due di reclusione e non concreta perciò l’ipotesi di indegnità di cui all’art. 306 cit.

Cassazione civile sez. I, 06/08/1991, n.8575

Revoca dell’adozione in casi particolari

La norma contenuta nell’art. 53 della legge n. 184 del 1983, che, in caso di violazione dei doveri incombenti sugli adottanti, legittima la revoca dell’adozione in casi particolari, si ricollega alla formula contenuta nell’art. 330 c.c., quale parametro di valutazione per la pronuncia di decadenza della potestà parentale, sì da attribuire al tribunale minorile, su istanza del p.m., il potere di tutelare, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 330 e ss. c.c., il minore da situazioni sopravvenute gravemente pregiudizievoli per i suoi interessi.

Tribunale minorenni Torino, 03/12/1987

Scarsa attitudine al ruolo genitoriale e revoca dell’adozione

Va revocata ai sensi dell’art. 54 della legge n. 184 del 1983, l’adozione ordinaria, pur pronunciata prima dell’entrata in vigore della citata legge, nell’ipotesi in cui gli adottanti non abbiano dato prova di esercitare correttamente e con risultati proficui per il minore i doveri ed i compiti nascenti dal ruolo genitoriale (nella specie, l’adozione riguardava due sorelline, nei confronti di una delle quali gli adottanti avevano manifestato un marcato rifiuto, sollecitandone l’internamento in Istituto e dimostrando anche in tal modo una così scarsa attitudine al ruolo genitoriale, da determinare la revoca dell’adozione per entrambe le minori).

Tribunale minorenni Palermo, 03/04/1984

Revoca dell’adozione per ragioni di buon costume

La “ratio” dell’art. 308 c.c., il quale legittima il P.M. a promuovere la revoca dell’adozione per ragioni di buon costume, si individua nell’esigenza di evitare che il rapporto adottivo possa attuarsi in maniera non consona alle finalità che ad esso sono proprie: i fatti in contrasto con il buon costume di cui all’art. 308 c.c. non devono pertanto necessariamente concernere la sfera sessuale, ma possono consistere in una condotta tale da impedire o rendere oltremodo difficile che il rapporto adottivo si costituisca e si attui in conformità al suo contenuto tipico, caratterizzato da vincoli morali e spirituali d’ordine oblativo, assimilabili a quelli derivanti dalla filiazione di sangue (nella specie, l’adottante aveva abusato dei mezzi di correzione in danno dell’adottato, trascurando altresì d’assisterlo e continuando l’istituzionalizzazione già sofferta dal minore).

Tribunale minorenni Perugia, 10/06/1977



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5 Commenti

  1. Mi hanno detto che è possibile adottare un cittadino straniero anche se maggiorenne. Poiché sono interessata vi espongo il caso. Persona da adottare: nazionalità Ucraina 30 anni genitori viventi. Adottanti nazionalità italiana con un genitore vivente ed una sorella. Chiedo cortesemente se fattibile e l’iter da seguire, nonché gli obblighi e diritti di entrambe le parti ed è eventualmente se la richiesta deve essere supportata da una motivazione.

    1. Secondo il codice civile (art. 291), l’adozione di persone maggiori d’età è permessa alle persone che hanno compiuto gli anni trentacinque e che superano almeno di diciotto anni l’età di coloro che intendono adottare. Quando ricorrono eccezionali circostanze, il tribunale può autorizzare l’adozione se l’adottante ha raggiunto almeno l’età di trenta anni, ferma restando la differenza di età di diciotto anni. La procedura di adozione di maggiorenne si intraprende con un ricorso che deve essere presentato al Tribunale ordinario del luogo di residenza, attraverso l’assistenza obbligatoria di un avvocato. Occorre che il ricorso sia motivato, nel senso che devono essere spiegate le ragioni dell’adozione del maggiorenne: ciò serve al giudice per valutare la richiesta. Ad esempio, si può giustificare l’istanza in ragione dei pregressi rapporti affettivi tra gli adottanti e l’adottando. Oltre al requisito anagrafico, occorre il consenso di entrambe le parti: da un lato, cioè, serve il consenso dell’adottante ed eventualmente, quello della moglie e dei figli (grazie alla sentenza n. 557 del 1988 della Corte Costituzionale, anche le persone che hanno già figli propri possono procedere con l’adozione di maggiorenne); dall’altro lato, il consenso della persona da adottare, dei suoi genitori (se ancora in vita) e del suo eventuale coniuge. Assieme al ricorso andranno prodotti i seguenti documenti:

      copia integrale dell’atto di nascita dell’adottando, da richiedere al Comune di nascita;
      estratto dell’atto di nascita dell’adottante;
      certificato di matrimonio (se coniugato) o di stato libero (se celibe o nubile) dell’adottante e dell’adottando;
      certificato di stato di famiglia dell’adottante in bollo;
      certificato di residenza adottante e adottando in bollo.
      Come anticipato, occorre il consenso dei genitori dell’adottando. Secondo la legge, essi devono prestare il loro assenso presentandosi personalmente in tribunale oppure delegando qualcuno munito di procura speciale rilasciata per atto pubblico (art. 311 cod. civ.).

      A proposito dell’assenso che devono prestare i genitori dell’adottando (art. 297 cod. civ.), quando questo è negato e il giudice ritiene che il rifiuto sia ingiustificato o contrario all’interesse dell’adottando, si può pronunziare ugualmente l’adozione, salvo che si tratti dell’assenso dei genitori esercenti la potestà o del coniuge, se convivente, dell’adottante o dell’adottando. Allo stesso modo, il tribunale può pronunziare l’adozione quando è impossibile ottenere l’assenso per incapacità o irreperibilità delle persone chiamate ad esprimerlo. Per quanto riguarda i costi, il deposito del ricorso richiede il pagamento di un contributo unificato pari a 98,00 euro, nonché di una marca da bollo pari a 27,00 euro. A queste spese di giustizia, occorre aggiungere le spese legate al rilascio di tutta la documentazione necessaria, parte della quale è da produrre in bollo (l’imposta di bollo è di 16,00 euro). Il provvedimento di adozione (che assume le forme del decreto motivato) verrà poi trasmesso dalla cancelleria agli Ufficiali dello stato Civile per le necessarie annotazioni a margine degli atti di nascita del maggiorenne adottando. Con l’adozione, il maggiorenne adottato assumerà il cognome dell’adottante e lo anteporrà a quello dei genitori biologici. Inoltre, l’adottato acquista il diritto di successione all’adottante e quello agli alimenti. È bene specificare che il maggiorenne non diventa però parente dei parenti dell’adottante e mantiene tutti i suoi originali rapporti di parentela con la sua famiglia. Adottare uno straniero maggiorenne, inoltre, consente anche di ottenere un visto e un permesso di soggiorno, e dopo cinque anni dal giorno in cui il decreto di adozione è stato trascritto, di presentare la domanda di cittadinanza italiana. Dopo cinque anni dalla trascrizione del decreto di adozione e di residenza effettiva in Italia, l’adottato può fare richiesta di acquisto della cittadinanza italiana (art. 9, co. 1, lett. b), legge n. 91 del 1992).

  2. E’ vero che c’è la possibilità dell’adozione da parte dei single? Se non sbaglio c’è una sentenza della Cassazione a riguardo. Potete darmi maggiori informazioni? Grazie

    1. Dopo la recente sentenza della Cassazione (Cass. ord. n. 17100 del 26.06.2019) che ha riconosciuto la possibilità dell’adozione da parte dei single (leggi Diventa possibile l’adozione per single) ecco un’altra pronuncia che farà giurisprudenza e che amplia, di fatto, la possibilità di accedere a questo meccanismo. A firmarla è il tribunale di Roma (Tribunale per i Minorenni di Roma – Provvedimento n. 2233/19). Secondo i giudici della capitale, l’adozione all’estero va riconosciuta in Italia. I giudici hanno riconosciuto «ad ogni effetto e con effetti di adozione piena» la sentenza di adozione di due tribunali esteri.Il caso è quello di un uomo italiano, residente in Sudafrica, che ha adottato due minori stranieri. La sentenza può dirsi “storica”. Difatti, per la prima volta, in Italia è stato emesso un provvedimento con protagonista un genitore single. Il tribunale per i minorenni di Roma afferma che «l’adozione realizzata all’estero da un cittadino italiano come persona singola può e deve essere riconosciuta in Italia come adozione piena se tale è l’efficacia dell’adozione nello Stato in cui è stata pronunciata, non contraddicendo alcun “principio fondamentale” del diritto di famiglia e dei minori vigente in Italia, ma essendo espressione di una differente valutazione della migliore opportunità per il minore in stato di abbandono».La pronuncia mette sulla bilancia due interessi: da un lato c’è la legge sulle adozioni internazionali (Art. 6 della legge 184/1983) secondo cui l’adozione può essere fatta solo da parte di chi è sposato, dall’altro c’è il principio fondamentale del nostro ordinamento secondo cui tutti i provvedimenti in materia di famiglia «devono essere valutati in relazione al superiore interesse dei minori». A pesare di più è stato quest’ultimo argomento. Di qui il pieno riconoscimento da parte del tribunale per i Minorenni di Roma delle due sentenze di adozione sudafricane in nome dell’interesse superiore del minore.

  3. Sono stato adottato da maggiorenne da una donna single. Ora passati cinque anni vorrei sposarmi con lei. E’ possibile? Credo di sapere che non è possibile il matrimonio tra adottante e adottato, ma è possibile revocare l’adozione per permettere il matrimonio?

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