Limiti ai contanti: perché gli italiani sono discriminati?

19 Novembre 2019
Limiti ai contanti: perché gli italiani sono discriminati?

In Italia, esiste un tetto all’uso del denaro cash di gran lunga inferiore rispetto a quello previsto per gli stranieri: tre le ragioni alla base della deroga.

Se uno straniero entra in Italia può portare con sé fino a 15mila euro in contanti e magari spenderli in uno solo colpo, magari acquistando un orologio di valore o un’auto. Invece, un italiano che voglia pagare più di tremila euro in una volta (duemila dal 1° gennaio 2020) deve farlo con bonifico, carta di credito o bancomat ossia utilizzando i famigerati “strumenti tracciabili”. Perché, quando si tratta di limiti ai contanti, gli italiani sono discriminati rispetto agli stranieri? Perché l’italiano è sempre sospettato di evasione e lo straniero no? Cerchiamo di comprendere meglio quali sono le ragioni alla base di questa differenza di trattamento quando si tratta di soldi.

Le soglie all’uso dei contanti sono poste dal legislatore come misura di contrasto all’evasione fiscale, evasione che evidentemente non interessa gli stranieri che pagano le tasse nel proprio Paese. Al nostro Fisco non interessa certo in che modo gli stranieri si sono procurati il cash, problema che evidentemente riguarda le autorità nazionali degli Stati di origine. Anzi, qualunque sia la provenienza, per noi è molto meglio che quel denaro venga speso in Italia. E, dunque, il relativo uso non va contrastato ma anzi incentivato. Ma non solo. Gli stranieri potrebbero incontrare dei limiti ai prelievi di contanti alle macchinette degli Atm (i bancomat) o presso gli sportelli di banca che non rientrano nel circuito del proprio Istituto di credito; spesso infatti si tratta di banche estere che hanno pochi appoggi sul territorio.

Dunque, una maggiore disponibilità di liquidi potrà rendere il soggiorno nella penisola più sereno.
Infine, la ragione per cui agli stranieri è concesso spendere senza particolari vincoli sta in una finalità di natura prettamente economica, legata cioè al turismo: la disponibilità di contanti nel portafogli rende più facile la spesa nei giorni di permanenza nel nostro Paese, soprattutto quando si tratta di acquistare presso bancarelle, bar e altri piccoli esercizi commerciali (si sa che da noi l’uso del pos non è così diffuso come le istituzioni vorrebbero).

Può quindi sembrare un paradosso il fatto che chi non è italiano incontri meno limiti rispetto ai nostri connazionali, ma a ben vedere si tratta di una deroga rivolta proprio a sostenere l’economia italiana. La deroga è disciplinata dall’articolo 3 del decreto legge del 2 marzo 2012 n.16 e stabilisce appunto che «per l’acquisto di beni e di prestazioni di servizi legate al turismo… effettuati dalle persone fisiche di cittadinanza diversa da quella italiana e che abbiano residenza fuori del territorio dello Stato, il limite per il trasferimento di denaro contante è elevato a 15 mila euro a condizione che il cedente del bene o il prestatore del servizio provveda ai seguenti adempimenti:

  • all’atto dell’effettuazione dell’operazione acquisisca fotocopia del passaporto del cessionario o del committente nonché apposita autocertificazione di quest’ultimo attestante che non è cittadino italiano e che ha la residenza fuori del territorio dello Stato;
  • nel primo giorno feriale successivo a quello di effettuazione dell’operazione versi il denaro contante incassato in un conto corrente intestato al cedente o al prestatore presso un operatore finanziario, consegnando a quest’ultimo copia della ricevuta della comunicazione.

Infine, il cedente deve provvedere ad «identificarsi» preventivamente inviando apposita comunicazione anche in via telematica, all’Agenzia delle Entrate in cui deve indicare anche il conto corrente che intende utilizzare.



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