Diritto e Fisco | Articoli

Coniuge superstite e diritto di abitazione sulla casa di un terzo

23 Novembre 2019
Coniuge superstite e diritto di abitazione sulla casa di un terzo

Mio padre, ora defunto, mi ha donato la casa dove abitava con la sua seconda moglie. Nel farlo, si è riservato l’usufrutto e, dopo di lui, a vantaggio della predetta signora. Questa, però, non ha mai provveduto ad accettare tale disposizione e, pertanto, sono pienamente ed esclusivamente proprietario dell’immobile. A questo punto, morto mio padre, la seconda moglie ha il diritto di abitazione sulla casa?

La legge consente di donare un bene riservandosi l’usufrutto sul medesimo a proprio vantaggio e, successivamente, a favore di una terza persona [1]. In quest’ultimo caso, secondo l’interpretazione giurisprudenziale [2], si tratterebbe di un’offerta di donazione, produttiva di effetti soltanto per il periodo successivo alla morte del donante usufruttuario. Trattandosi, quindi, di un’offerta, essa andrebbe accettata dal terzo, entro e non oltre il decesso del donante. In assenza di questa accettazione, la riserva di usufrutto a favore del terzo non si perfezionerebbe, e il diritto di proprietà, alla morte dell’originario usufruttuario, si andrebbe a consolidare a pieno ed esclusivo vantaggio del nudo proprietario.

Ebbene, seguendo quanto è stato esposto in quesito, sembrerebbe che la vicenda appena descritta si sia proprio verificata in relazione alla casa coniugale in contestazione e che, pertanto, tale bene, alla morte del padre, si sia consolidato in piena ed esclusiva proprietà a favore del figlio.

Appurato ciò, resta, quindi, da stabilire se, come vorrebbe il codice civile, la seconda moglie del defunto abbia acquisito o meno il diritto di abitazione sul citato immobile e di uso su beni mobili che ne fanno parte che, secondo la legge, sono riservati a favore del coniuge superstite [3].

Ebbene, seguendo la qui citata interpretazione giurisprudenziale [4], il requisito perché nasca a vantaggio del coniuge superstite il diritto di abitazione della casa coniugale è che il predetto bene sia di proprietà del defunto coniuge o in comunione tra lui e quello ancora in vita, con la conseguenza che tale diritto deve escludersi nel caso in cui in cui l’immobile in questione:

  • sia in comunione con un terzo soggetto;
  • dovesse essere di esclusiva proprietà di un’altra persona.

Pertanto, facendo propria la sopra citata interpretazione giurisprudenziale della legge in materia, essendo la casa coniugale descritta in quesito di esclusiva proprietà del figlio del defunto coniuge, quello superstite non avrà diritto di abitazione sulla medesima.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello

note

[1] Art. 796 cod. civ.

[2] Cass. civ. sent. n. 2899/1975

[3] Art. 540 cod. civ.

[4] Trib. di Trento sent. n. 877/2012 – Trib. di Roma sent. n. 7900/2003 – Cass. civ. sent. n. 6691/2000


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA