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Compravendita di animali: ultime sentenze

27 Novembre 2019
Compravendita di animali: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: compravendita di animali; controllo sanitario della Asl competente; animali da compagnia o d’affezione e bovini; movimentazione per motivi di compravendita; provenienza degli animali.

La compravendita di animali da compagnia o d’affezione

La compravendita di animali da compagnia o d’affezione, ove l’acquisto sia avvenuto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata dal compratore, è regolata dalle norme del codice del consumo, salva l’applicazione delle norme del codice civile per quanto non previsto.

Cassazione civile sez. II, 25/09/2018, n.22728

Animali delle specie bovina e ovicaprina 

È costituzionalmente illegittimo l’art. 32 l. reg. Basilicata 30 dicembre 2011, n. 26. La disposizione censurata, la quale prevede che, per motivi di compravendita, è consentita la movimentazione di animali domestici della specie bovina ed ovicaprina con documentazione di scorta priva della vidimazione del Servizio Veterinario ufficiale della Asl competente in ordine alla avvenuta vaccinazione dei medesimi animali, viola gli artt. 117, comma 1, e 117, comma 2, lett. q) e s), Cost., in quanto la normativa statale che prevede il controllo sanitario della Asl competente sul bestiame in transito – in linea con quanto previsto in sede comunitaria e Ue (reg. Ce 30 maggio 2012, n. 456/2012 – è destinata ad assicurare, anche in relazione al profilo delle procedure (ad esempio in tema di programmi di prevenzione o di controllo e vigilanza), oltre che a quello strettamente sanzionatorio, una indispensabile uniformità di disciplina su tutto il territorio nazionale, secondo livelli minimi di tutela che necessitano, proprio per le esigenze della profilassi, di una ineludibile omogeneità di criteri e parametri di valutazione (sentt. nn. 12 del 2004, 406 del 2005).

Corte Costituzionale, 23/04/2013, n.72

Compravendita di un cavallo purosangue

Con riferimento ad un contratto di compravendita di un cavallo purosangue per fine di riproduzione deve ritenersi sussistente l’adempimento del venditore solo in caso di consegna del certificato di idoneità alla riproduzione previsto dall’apposita normativa comunitaria, sussistendo viceversa inadempimento contrattuale nel caso, come in ipotesi, di consegna del differente certificato di fertilità, inidoneo nella fattispecie per di più relativa ad un purosangue in ogni caso risultante sieropositivo per arterite virale equina.

Tribunale Roma, 14/07/1995

Compravendita di un animale: l’azione redibitoria

Nel caso di compravendita di un animale (nella specie, un cane) qualora quest’ultimo muoia in seguito a una malattia non contemplata dal regolamento veterinario – ipotesi che rende nullo il contratto – il compratore può esperire l’azione redibitoria.

Tribunale Perugia, 26/01/1996

Compravendita di animale: presupposti per l’azione redibitoria

In una compravendita di animale, mentre la malattia infettiva, di cui quello è affetto, configura la mancanza nell’oggetto dei requisiti di cui all’art. 1346 c.c. con la conseguente nullità del contratto, ai sensi dell’art. 1418, comma 2, c.c., l’esistenza di altri vizi, originari o sopravvenuti, pone i presupposti per l’azione redibitoria, nei termini di cui all’art. 1492 c.c.

Cassazione civile sez. III, 29/06/1981, n.4221

Compravendita di bovini

In tema di compravendita di bovini, il certificato mod. D (servizio veterinario) rilasciato dal veterinario provinciale ai sensi dell’art. 11 del d.m. 1 giugno 1968 (sul piano nazionale per la profilassi della tubercolosi bovina), per comprovare la provenienza degli animali da un allevamento ufficialmente indenne da tubercolosi controllato dallo Stato, non costituisce una forma obbligatoria di garanzia dovuta dal venditore, ma ha la semplice funzione di far presumere – sino a prova contraria a carico dell’acquirente e per il limitato periodo di gg. 15 – che gli animali compravenduti sono indenni da tubercolosi, sicché non integra una elusione della garanzia per vizi cui è tenuto l’alienante la mancata consegna da parte di quest’ultimo all’acquirente del suindicato certificato.

Cassazione civile sez. II, 19/03/1981, n.1631

Attività di compravendita di bestiame

Al fine dell’assoggettamento alla procedura fallimentare, l’attività di compravendita di bestiame, che comprenda le operazioni di ricovero, cura ed alimentazione degli animali, anche per il loro accrescimento corporeo, nel tempo fra l’acquisto e la rivendita, integra un’impresa commerciale, non agricola, qualora dette operazioni non abbiano carattere prevalente, nella complessiva economia aziendale, ma si pongano su un piano marginale ed accessorio rispetto a quella attività di intermediazione nella circolazione degli animali medesimi, in relazione alle esigenze derivanti dalla loro precaria permanenza nel fondo in attesa della rivendita.

Cassazione civile sez. I, 01/04/1980, n.2100

Garanzia per vizi nella vendita di animali

Poiché in materia di garanzia per vizi nella vendita di animali, la norma del r.d. 10 maggio 1914 n. 533, quale legge speciale, trova applicazione, a norma dell’art. 1496 c.c., con esclusione degli usi locali, l’animale che sia affetto da una delle malattie infettive indicate nell’art. 1 del suddetto decreto non può essere venduto e la relativa compravendita è nulla ex lege, con spettanza all’acquirente dell’azione generale contrattuale per mancanza di uno dei requisiti essenziali dell’oggetto, senza che in conseguenza vengano in applicazione i termini ex art. 1495 c.c.

Cassazione civile sez. II, 24/01/1979, n.530

Vendita di alcuni animali presenti in un’azienda agricola

In tema di disciplina del sequestro, non viola il divieto di analogia “in malam partem” l’applicazione al sequestro preventivo della disposizione dell’art. 260, comma 3, c.p.p., che prevede la facoltà dell’autorità giudiziaria di disporre la vendita o la distruzione di beni deperibili sottoposti a sequestro probatorio. (Fattispecie nella quale la Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la vendita di alcuni animali presenti in un’azienda agricola, sottoposti a sequestro preventivo).

Cassazione penale sez. III, 12/09/2018, n.53341

Vendita un bovino trattato con sostanze anabolizzanti

La responsabilità per le violazioni contravvenzionali commesse nell’ambito di una società semplice grava su ciascun socio in quanto titolare del diritto-dovere di amministrare, essendo irrilevante l’esercizio di fatto di mansioni diverse da parte dei singoli soci.

(In applicazione di tale principio, la Corte ha confermato l’affermazione della responsabilità penale nei confronti dei due soci di una società semplice, esercente l’attività di allevamento, per aver detenuto per la vendita un bovino trattato con sostanze anabolizzanti, ritenendo irrilevante la circostanza che uno dei soci si occupasse della commercializzazione degli animali e l’altro dell’allevamento).

Cassazione penale sez. III, 30/04/2015, n.27845

Vendita di animali per fini di riproduzione

In tema di compravendita, al fine di distinguere l’ipotesi dei vizi redibitori e della mancanza di qualità da quella della consegna di “aliud pro alio” (la quale dà luogo ad un’ordinaria azione di risoluzione contrattuale, svincolata dai termini e dalle condizioni di cui all’art. 1495 c.c.) occorre aver riguardo all’idoneità del bene ad assolvere la funzione economico-sociale assunta come essenziale dalle parti.

(Nella specie, in applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale, in relazione alla vendita di un toro rivelatosi infertile, aveva negato la ricorrenza dell’ “aliund pro alio”, affermando che l’animale potesse trovare altre utilizzazioni, senza considerare che anche alla stregua degli usi, richiamati dall’art. 1496 c.c., l’acquisto di un toro è finalizzato proprio alla riproduzione).

Cassazione civile sez. II, 19/12/2013, n.28419



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