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Compravendita di animali: ultime sentenze

20 Maggio 2021
Compravendita di animali: ultime sentenze

Controllo sanitario dell’Asl competente; animali da compagnia o d’affezione e bovini; movimentazione per motivi di compravendita; provenienza degli animali.

Vendita di animali e termine per la denunzia di difetti

Nella compravendita di animali da compagnia o d’affezione, la denuncia del difetto della cosa venduta, nel caso in cui l’acquirente sia un consumatore, è soggetta, ai sensi dell’art. 132 del codice del consumo, al termine di decadenza di due mesi dalla data di scoperta del difetto.

Tribunale Ravenna sez. I, 13/08/2020, n.656

La denuncia del difetto della cosa venduta

In tema di compravendita di animali, la persona fisica che acquista un animale da compagnia (o d’affezione), per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata, va qualificato a tutti gli effetti “consumatore”, così come va qualificato “venditore”, ai sensi del codice del consumo, chi, nell’esercizio del commercio o di altra attività imprenditoriale, venda un animale da compagnia che, a sua volta, in quanto “cosa mobile” in senso giuridico, costituisce “bene di consumo”. Ne consegue che la denuncia del difetto della cosa venduta è soggetta, ai sensi dell’art. 132 c.cons., al termine di decadenza di due mesi dalla data di scoperta del difetto.

Cassazione civile sez. II, 25/09/2018, n.22728

La compravendita di animali da compagnia o d’affezione

La compravendita di animali da compagnia o d’affezione, ove l’acquisto sia avvenuto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata dal compratore, è regolata dalle norme del codice del consumo, salva l’applicazione delle norme del codice civile per quanto non previsto.

Cassazione civile sez. II, 25/09/2018, n.22728

Vendita degli animali dell’azienda agricola

In tema di disciplina del sequestro, non viola il divieto di analogia “in malam partem” l’applicazione al sequestro preventivo della disposizione dell’art. 260, comma 3, c.p.p., che prevede la facoltà dell’autorità giudiziaria di disporre la vendita o la distruzione di beni deperibili sottoposti a sequestro probatorio. (Fattispecie nella quale la Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la vendita di alcuni animali presenti in un’azienda agricola, sottoposti a sequestro preventivo).

Cassazione penale sez. III, 12/09/2018, n.53341

Allevamento e commercializzazione di animali 

La responsabilità per le violazioni contravvenzionali commesse nell’ambito di una società semplice grava su ciascun socio in quanto titolare del diritto-dovere di amministrare, essendo irrilevante l’esercizio di fatto di mansioni diverse da parte dei singoli soci.

(In applicazione di tale principio, la Corte ha confermato l’affermazione della responsabilità penale nei confronti dei due soci di una società semplice, esercente l’attività di allevamento, per aver detenuto per la vendita un bovino trattato con sostanze anabolizzanti, ritenendo irrilevante la circostanza che uno dei soci si occupasse della commercializzazione degli animali e l’altro dell’allevamento).

Cassazione penale sez. III, 30/04/2015, n.27845

Vendita di animali per fini di riproduzione

In tema di compravendita, al fine di distinguere l’ipotesi dei vizi redibitori e della mancanza di qualità da quella della consegna di “aliud pro alio” (la quale dà luogo ad un’ordinaria azione di risoluzione contrattuale, svincolata dai termini e dalle condizioni di cui all’art. 1495 c.c.) occorre aver riguardo all’idoneità del bene ad assolvere la funzione economico-sociale assunta come essenziale dalle parti.

(Nella specie, in applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale, in relazione alla vendita di un toro rivelatosi infertile, aveva negato la ricorrenza dell’ “aliund pro alio”, affermando che l’animale potesse trovare altre utilizzazioni, senza considerare che anche alla stregua degli usi, richiamati dall’art. 1496 c.c., l’acquisto di un toro è finalizzato proprio alla riproduzione).

Cassazione civile sez. II, 19/12/2013, n.28419

Animali delle specie bovina e ovicaprina 

È costituzionalmente illegittimo l’art. 32 l. reg. Basilicata 30 dicembre 2011, n. 26. La disposizione censurata, la quale prevede che, per motivi di compravendita, è consentita la movimentazione di animali domestici della specie bovina ed ovicaprina con documentazione di scorta priva della vidimazione del Servizio Veterinario ufficiale della Asl competente in ordine alla avvenuta vaccinazione dei medesimi animali, viola gli artt. 117, comma 1, e 117, comma 2, lett. q) e s), Cost., in quanto la normativa statale che prevede il controllo sanitario della Asl competente sul bestiame in transito – in linea con quanto previsto in sede comunitaria e Ue (reg. Ce 30 maggio 2012, n. 456/2012 – è destinata ad assicurare, anche in relazione al profilo delle procedure (ad esempio in tema di programmi di prevenzione o di controllo e vigilanza), oltre che a quello strettamente sanzionatorio, una indispensabile uniformità di disciplina su tutto il territorio nazionale, secondo livelli minimi di tutela che necessitano, proprio per le esigenze della profilassi, di una ineludibile omogeneità di criteri e parametri di valutazione (sentt. nn. 12 del 2004, 406 del 2005).

Corte Costituzionale, 23/04/2013, n.72

Compravendita di un cavallo purosangue

Con riferimento ad un contratto di compravendita di un cavallo purosangue per fine di riproduzione deve ritenersi sussistente l’adempimento del venditore solo in caso di consegna del certificato di idoneità alla riproduzione previsto dall’apposita normativa comunitaria, sussistendo viceversa inadempimento contrattuale nel caso, come in ipotesi, di consegna del differente certificato di fertilità, inidoneo nella fattispecie per di più relativa ad un purosangue in ogni caso risultante sieropositivo per arterite virale equina.

Tribunale Roma, 14/07/1995

Cos’è l’azione redibitoria?

Nel caso di compravendita di un animale (nella specie, un cane) qualora quest’ultimo muoia in seguito a una malattia non contemplata dal regolamento veterinario – ipotesi che rende nullo il contratto – il compratore può esperire l’azione redibitoria.

Tribunale Perugia, 26/01/1996

Compravendita di animale: presupposti per l’azione redibitoria

In una compravendita di animale, mentre la malattia infettiva, di cui quello è affetto, configura la mancanza nell’oggetto dei requisiti di cui all’art. 1346 c.c. con la conseguente nullità del contratto, ai sensi dell’art. 1418, comma 2, c.c., l’esistenza di altri vizi, originari o sopravvenuti, pone i presupposti per l’azione redibitoria, nei termini di cui all’art. 1492 c.c.

Cassazione civile sez. III, 29/06/1981, n.4221

Compravendita di bovini

In tema di compravendita di bovini, il certificato mod. D (servizio veterinario) rilasciato dal veterinario provinciale ai sensi dell’art. 11 del d.m. 1 giugno 1968 (sul piano nazionale per la profilassi della tubercolosi bovina), per comprovare la provenienza degli animali da un allevamento ufficialmente indenne da tubercolosi controllato dallo Stato, non costituisce una forma obbligatoria di garanzia dovuta dal venditore, ma ha la semplice funzione di far presumere – sino a prova contraria a carico dell’acquirente e per il limitato periodo di gg. 15 – che gli animali compravenduti sono indenni da tubercolosi, sicché non integra una elusione della garanzia per vizi cui è tenuto l’alienante la mancata consegna da parte di quest’ultimo all’acquirente del suindicato certificato.

Cassazione civile sez. II, 19/03/1981, n.1631

Attività di compravendita di bestiame

Al fine dell’assoggettamento alla procedura fallimentare, l’attività di compravendita di bestiame, che comprenda le operazioni di ricovero, cura ed alimentazione degli animali, anche per il loro accrescimento corporeo, nel tempo fra l’acquisto e la rivendita, integra un’impresa commerciale, non agricola, qualora dette operazioni non abbiano carattere prevalente, nella complessiva economia aziendale, ma si pongano su un piano marginale ed accessorio rispetto a quella attività di intermediazione nella circolazione degli animali medesimi, in relazione alle esigenze derivanti dalla loro precaria permanenza nel fondo in attesa della rivendita.

Cassazione civile sez. I, 01/04/1980, n.2100

Garanzia per vizi nella vendita di animali

Poiché in materia di garanzia per vizi nella vendita di animali, la norma del r.d. 10 maggio 1914 n. 533, quale legge speciale, trova applicazione, a norma dell’art. 1496 c.c., con esclusione degli usi locali, l’animale che sia affetto da una delle malattie infettive indicate nell’art. 1 del suddetto decreto non può essere venduto e la relativa compravendita è nulla ex lege, con spettanza all’acquirente dell’azione generale contrattuale per mancanza di uno dei requisiti essenziali dell’oggetto, senza che in conseguenza vengano in applicazione i termini ex art. 1495 c.c.

Cassazione civile sez. II, 24/01/1979, n.530



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4 Commenti

  1. Consiglierei di adottare i piccoli che stanno nei canali o che sono abbandonati perché così evitiamo che possano soffrire e limitiamo il randagismo. Ho adottato un cucciolo trovato nei dintorni che si aggirava attorno casa e gli ho dato cibo, assistenza, quando stava male l’ho portato dal veterinario e gli ho creato un angolo in cui si ferma a dormire.

  2. Quando guardo quei servizi televisivi e vedo tutti quegli animali maltrattati e trasportati in gabbie troppo piccole e sporche, quando vedo che sono anche malnutriti, resto sconcertata. Certi venditori sono senza scrupoli, li trasportano clandestinamente in condizioni insalubri con il rischio di farli morire o di trasmissione di malattie anche agli uomini. E’ assurdo di quanti episodi ci siano e non passino sotto la lente delle forze dell’ordine

  3. Gli animali sono essere viventi e bisogna rispettarli, prendersene cura. Ci sono molti venditori che con il fatto che l’animale sia di razza ti sparano prezzi ingenti, ma la cosa positiva è che sei certa che li tengono in condizioni ottime e si vede che sono tenuti bene e curati. C’è chi poi partecipa alle mostre canine e quindi fa anche un “Investimento”

  4. Investimento? Ma che razza di termine è? Un essere vivente è un investimento? Sono sconvolta di come si possa immaginare di fare quel che si vuole solo perché parliamo di animali. Sono meglio di certi soggetti gli animali, sono affidabili e ti riempiono la vita con un amore incondizionato… Altro che investimento!!!

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