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Come fare per licenziarsi

20 Novembre 2019
Come fare per licenziarsi

Il lavoratore che non ha più interesse a restare dipendente di un certo datore di lavoro può rassegnare le proprie dimissioni. Ma deve sempre stare attento a rispettare le regole previste per licenziarsi dalla legge e dal contratto collettivo di lavoro.

Hai ricevuto un’offerta di lavoro da un’azienda e vuoi lasciare il tuo posto di lavoro? Vuoi cambiare vita e dedicarti ad un altro settore di attività? Sei stufo di lavorare troppe ore e vuoi dedicare maggiore tempo alla famiglia ed ai tuoi hobbies? In questi, e in molti altri casi, un lavoratore può trovarsi nella condizione di volersene andare dal proprio posto di lavoro. Ma come fare per licenziarsi?

Dimettersi dal proprio posto di lavoro è, senza dubbio, una scelta di libertà, ma è pur vero che ci sono delle regole in caso di dimissioni che devono essere seguite. In caso contrario, infatti, il lavoratore dimissionario rischia di dover pagare all’ex datore di lavoro un risarcimento del danno. Inoltre, oggi non è più possibile annunciare le dimissioni con qualsiasi mezzo ma occorre seguire una specifica procedura telematica.

Cosa vuol dire licenziarsi?

Molto spesso, sentiamo dire, con un linguaggio tecnicamente non corretto, “mi licenzio!”. In verità, questa terminologia è inappropriata. Nel contratto di lavoro, infatti, il recesso esercitato dal datore di lavoro si chiama licenziamento, mentre il recesso esercitato dal lavoratore si chiama dimissioni. Non è, dunque, corretto dire “mi licenzio!”, ma occorrerebbe dire “mi dimetto!”. Al di là di questo aspetto nominalistico, licenziarsi o dimettersi significa porre fine al rapporto di lavoro che lega un dipendente con un determinato datore di lavoro.

Come vedremo, dimettersi dal rapporto di lavoro è una scelta di libertà. Nessuno può essere costretto a restare vincolato da un rapporto lavorativo verso cui non ha più interesse. Tuttavia, in ogni contratto occorre sempre rispettare dei principi di buona fede e correttezza e, dunque, la libera decisione di andarsene dal posto di lavoro deve pur sempre essere presa in modo da rispettare la legge, il contratto collettivo di lavoro e le regole di correttezza e buona fede verso l’altro contraente.

Licenziarsi in un contratto a tempo determinato

Prima di tutto, se hai intenzione di licenziarti dal posto di lavoro, devi verificare se il tuo contratto di lavoro è a tempo determinato o a tempo indeterminato.

Infatti, nel contratto di lavoro a tempo determinato le parti hanno già individuato una data in cui il contratto cesserà di produrre effetti. Da questo consegue che, salvo il caso delle dimissioni per giusta causa [1], determinate da un macroscopico inadempimento del datore di lavoro rispetto ai suoi obblighi contrattuali, il lavoratore non può licenziarsi prima dello scadere del termine in un contratto di lavoro a tempo determinato.

Se ti licenzi in un contratto di lavoro a tempo determinato prima del termine stai commettendo un inadempimento contrattuale che ti espone ad una responsabilità risarcitoria a favore del datore di lavoro. Quest’ultimo, infatti, può chiederti il pagamento dei danni che gli sono stati provocati dalla tua uscita anticipata dal rapporto di lavoro, in spregio agli obblighi contrattualmente assunti.

Licenziarsi in un contratto a tempo indeterminato

Se, al contrario, il tuo è un contratto di lavoro a tempo indeterminato, allora puoi sempre licenziarti [2] dando al datore di lavoro il preavviso previsto, per il tuo livello di inquadramento, dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al tuo rapporto di lavoro.

Per fare un esempio, se sei un lavoratore assunto da meno di cinque anni ed inquadrato al VI livello del Ccnl Commercio, puoi licenziarti dando all’azienda un preavviso di 15 giorni di calendario. Ciò significa che se ti licenzi il 5 dicembre il rapporto di lavoro cesserà a tutti gli effetti il 20 dicembre e i giorni dal 5 al 20 dicembre sono giorni di preavviso.

Puoi anche decidere di non rispettare il periodo di preavviso e di licenziarti con effetto immediato. In questo caso, il rapporto di lavoro cessa a tutti gli effetti il giorno stesso in cui presenti le dimissioni, ossia il 5 dicembre, ma il datore di lavoro ha diritto di trattenerti, sulle competenze finali (retribuzione dell’ultimo mese di lavoro, ferie non godute, permessi non goduti, trattamento di fine rapporto) l’indennità sostitutiva del preavviso, ossia, l’ammontare della tua retribuzione per il periodo di preavviso. In questo caso, essendo il periodo di preavviso pari a 15 giorni di calendario, l’indennità sostitutiva del preavviso sarà pari alla metà dello stipendio mensile.

E’ bene sapere, inoltre, che se sei tu a licenziarti volontariamente non potrai chiedere all’Inps il pagamento dell’indennità di disoccupazione (cosiddetta Naspi) la quale, infatti, presuppone che lo stato di disoccupazione sia involontario e non spetta, dunque, quando è stato il lavoratore, volontariamente, a dimettersi.

Licenziarsi con patto di non concorrenza

Oltre a verificare se il tuo contratto è a tempo determinato o indeterminato e a rispettare i termini di preavviso di dimissioni, è importante che, prima di dimetterti ed andare a lavorare presso un altro datore di lavoro, verifichi che nel tuo contratto di lavoro non ci fosse un patto di non concorrenza.

La clausola di non concorrenza, infatti, vieta al lavoratore, dopo la cessazione del rapporto di lavoro e per un periodo massimo di cinque anni, di lavorare alle dipendenze di aziende concorrenti con l’ex datore di lavoro.

Se hai firmato un patto di non concorrenza, dunque, devi stare attento al settore in cui opera il nuovo datore di lavoro in quanto, se c’è concorrenza con il tuo ex datore di lavoro, potresti essere chiamato a:

  • rimborsare all’ex datore di lavoro le somme che ti ha versato a titolo di corrispettivo per il patto di non concorrenza;
  • risarcire all’ex datore di lavoro i danni che gli hai provocato a causa della violazione del patto di non concorrenza.

La procedura da seguire per licenziarsi

Vediamo, ora, qual è la procedura formale da seguire per licenziarsi dal proprio posto di lavoro.

Prima del 2016, ogni lavoratore poteva dimettersi dal posto di lavoro inviando al datore di lavoro una semplice raccomandata o un fax, o anche solo una mail. Questa modalità di trasmissione delle dimissioni si esponeva, tuttavia, ad abusi e pratiche illegittime e scorrette. Ci si riferisce, in particolare, alla pratica delle cosiddette dimissioni in bianco. Accadeva, cioè, che alcuni datori di lavoro, quando assumevano un dipendente, oltre alla lettera di assunzione gli facevano firmare anche una lettera di dimissioni in bianco, senza data.

Quando il datore di lavoro decideva di porre fine a quel rapporto di lavoro, inseriva la data nella lettera di dimissioni in bianco e comunicava ai servizi per l’impiego la cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni volontarie del dipendente. Questa prassi ha reso necessaria l’introduzione di una procedura che garantisca la reale identità del soggetto che firma le dimissioni e che assicuri la reale volontà del lavoratore di recedere dal rapporto di lavoro e di licenziarsi.

Per questo, dal 2016, la legge [3] ha introdotto la procedura di dimissioni telematiche che deve essere seguita in tutti i casi di dimissioni volontarie, dimissioni per giusta causa e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Il lavoratore deve, innanzitutto, decidere se procedere alla compilazione della comunicazione telematica di dimissioni in autonomia oppure farsi assistere da uno dei soggetti intermediari abilitati dal ministero del Lavoro, e cioè:

  • patronati;
  • organizzazioni sindacali;
  • commissioni di certificazione;
  • enti bilaterali;
  • consulenti del lavoro;
  • sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Se decide di presentare la comunicazione autonomamente, il lavoratore che vuole licenziarsi deve collegarsi al sito del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. A quel punto, deve entrare nella sezione dedicata alle dimissioni telematiche.

Per poter accedere, il lavoratore deve essere in possesso, in alternativa:

  • del Pin dispositivo Inps, codice di 16 di cifre che l’Inps assegna ad ogni cittadino. Se non si possiede il codice lo si può richiedere direttamente nel sito Inps oppure recandosi di persona in una delle sedi locali dell’ente di previdenza;
  • Spid, acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale. Si tratta di un sistema di identificazione digitale del cittadino necessario per i servizi online della pubblica amministrazione.

Una volta effettuato l’accesso, con lo Spid o con il Pin Inps, il lavoratore deve compilare una serie di dati che sono riferiti al datore di lavoro.

In particolare, se il rapporto di lavoro è sorto dopo il 2008 i dati sono inseriti in automatico dal sistema, che li recupera nel sistema delle comunicazioni obbligatorie relative al rapporto di lavoro. Diversamente, se il rapporto di lavoro è nato prima del 2008, alcuni dati del datore di lavoro, come il codice fiscale, l’indirizzo mail e pec, il comune ove si trova la sede legale dell’azienda, etc., devono essere inseriti manualmente dal lavoratore.

Una volta compilati questi dati, il lavoratore dovrà indicare la tipologia di comunicazione, ossia, la fonte da cui deriva la cessazione del rapporto di lavoro, scegliendo tra:

Quando la compilazione dei vari campi del form online è conclusa, il sistema assegna alla comunicazione una marca temporale e procede, in automatico, al suo invio al datore di lavoro, nella casella e-mail o pec indicata, ed all’Ispettorato territoriale del lavoro competente.

Per un’ulteriore garanzia circa la reale volontà del dipendente di licenziarsi, il sistema consente anche la revoca delle dimissioni già comunicate, a patto che la comunicazione di revoca, che deve avvenire con la stessa procedura telematica, sia inoltrata entro sette giorni dalla comunicazione di dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.


note

[1] Art. 2119 cod. civ.

[2] Art. 2118 cod. civ.

[3] D. Lgs n. 151/2015.


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