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Come fare per cambiare lavoro

3 Dicembre 2019
Come fare per cambiare lavoro

Quali sono le regole previste dalla legge per lasciare il vecchio posto di lavoro onde evitare sorprese e richieste di risarcimento? Scoprilo in questo articolo.

Sei stufo del lavoro che svolgi? Hai bisogno di nuovi stimoli dal punto di vista professionale? Il tuo stipendio è rimasto pressochè identico da anni e vorresti avere un aumento? Quando un lavoratore è animato da sentimenti come questi è giunta l’ora di guardarsi intorno e cercare un nuovo impiego. Lasciare la strada certa per una incerta mette, però, sempre un po’ di preoccupazione e non occorre fare passi falsi. Per questo, è bene chiedersi in anticipo come fare per cambiare lavoro. Non ci sono, ovviamente, delle regole scritte e molto dipende dalle aspettative del singolo. Tuttavia, ci sono delle regole ben precise che disciplinano le modalità con le quali occorre lasciare il vecchio posto di lavoro. Se queste regole non vengono seguite, infatti, il lavoratore rischia di esporsi ad una responsabilità risarcitoria verso l’ex datore di lavoro.

Come fare per cercare un nuovo lavoro?

Se nel posto di lavoro non hai più gli stimoli necessari ad andare avanti e vorresti cambiare la tua condizione professionale devi iniziare a guardarti intorno.

Il primo consiglio utile da dare, in questi casi, è agire in assoluta riservatezza. Se, infatti, inizi a parlare di questa tua intenzione con i colleghi di lavoro, potrebbe accadere che la notizia giunga ai vertici dell’azienda in cui lavori e questo potrebbe provocare reazioni nei tuoi confronti.

Molti datori di lavoro, infatti, se sanno che un proprio dipendente si sta guardando intorno, si sentono traditi e cambiano, dunque, atteggiamento verso quel lavoratore.

In secondo luogo, è bene che, prima di metterti in cerca, fai il punto su ciò che stai cercando, su quali sono i tuoi obiettivi, sia in termini di figura professionale che in termini di retribuzione. La ricerca del nuovo lavoro, infatti, deve essere mirata e non casuale. Una volta individuato il tuo obiettivo, devi lavorare sul tuo curriculum vitae il quale deve enfatizzare soprattutto le competenze necessarie a svolgere il nuovo lavoro che ti appresti a cercare.

Oggi, la gran parte degli annunci di lavoro richiede l’invio del cv in formato europeo. Per redigere e scaricare un cv in formato europeo puoi collegarti al sito https://europass.cedefop.europa.eu/it. In questo portale potrai:

  • creare il cv in formato europeo;
  • scaricare il cv in formato europeo nel formato che preferisci (Word, Pdf, etc.);
  • aggiornare il cv in formato europeo e scaricarlo aggiornato.

Una volta messo a punto il cv che è il tuo biglietto da visita per presentarti ai recruiter, devi iniziare la ricerca degli annunci di lavoro.

Oggi, nella rete internet, esiste una molteplicità di motori di ricerca che consentono all’utente di cercare l’annuncio di lavoro inserendo vari filtri, che vanno dalla figura professionale, all’area geografica, alla retribuzione attesa.

Oltre ai motori di ricerca privati, è consigliabile consultare anche le banche dati delle offerte di lavoro dei centri per l’impiego che si trovano, di solito, accedendo al sito web della provincia. Oltre alla consultazione delle offerte di lavoro online, puoi recarti presso una agenzia di ricerca e selezione del personale e fissare un incontro di persona.

Una volta individuate le offerte di lavoro coerenti con la tua ricerca, potrai inserire il tuo cv ed attendere di essere contattato da un recruiter per un colloquio di persona.

Cambiare lavoro: il colloquio

La fissazione di un colloquio è già, di per sè, un fatto molto positivo. I recruiter, infatti, ricevono numerosissimi cv e, ovviamente, non fissano a tutti coloro che hanno inviato il cv un colloquio di persona, ma solo ad alcuni.

Per questo, essere chiamati ad un colloquio di persona significa avere già superato una prima selezione tra i cv ricevuti per quella medesima offerta di lavoro.

Il colloquio è finalizzato a conoscere di persona il candidato, studiarne gli aspetti relazionali, psicologici, caratteriali e capire se le competenze inserite nel cv (che ben potrebbero essere falsate o quantomeno enfatizzate) sono realmente possedute.

I consigli che si possono dare per un buon colloquio sono:

  • essere se stessi e non forzare il proprio modo di essere;
  • presentarsi in orario puntuale;
  • presentarsi vestiti bene, in teoria in modo elegante ma tutto dipende dal tipo di ambiente nel quale ci si candida a lavorare;
  • farsi vedere motivati e fortemente interessati;
  • trasmettere sicurezza di sè ma non arroganza;
  • conoscere la società presso cui ci si candida a lavorare.

E’ bene pianificare il colloquio anche negli aspetti logistici per evitare inconvenienti dell’ultimo minuto e ritardi che potrebbero mettere subito in cattiva luce il candidato.

Cambiare lavoro: l’offerta di lavoro

Passiamo ora alla fase finale: l’azienda presso la quale hai fatto il colloquio ti propone un’offerta di lavoro. A questo punto, visto che devi lasciare il vecchio posto di lavoro per accettare questa nuova offerta, è bene ricevere alcune garanzie.

Innanzitutto, devi fare i conti con il fatto che puoi uscire dal vecchio contratto di lavoro, ma devi garantire all’ex datore di lavoro il periodo di preavviso previsto nel contratto collettivo nazionale di lavoro. In caso contrario, sai che andrai incontro ad una decurtazione dalla busta paga pari all’indennità di mancato preavviso. Per questo, devi concordare le tempistiche con il nuovo datore di lavoro.

Se il preavviso di dimissioni dal vecchio posto di lavoro è di tre mesi, dovrai dire al nuovo datore di lavoro che tu sei disponibile ad iniziare a lavorare da lui dopo tre mesi. In questo caso, è bene che, comunque, ricevi idonee garanzie sul fatto che verrai assunto altrimenti rischi di dimetterti dal vecchio posto di lavoro senza avere alcuna garanzia ufficiale dal nuovo datore di lavoro.

Per questo, sono consigliabili due strade:

  • firmare da subito il contratto di lavoro con il nuovo datore di lavoro: in questo caso, il contratto viene firmato ma si prevede che l’inizio effettivo della prestazione di lavoro avverrà dopo tre mesi (contratto ad efficacia differita);
  • firmare una lettera di impegno all’assunzione, che deve contenere già gli elementi essenziali del futuro contratto di lavoro (mansioni, sede di lavoro, orario di lavoro, tipologia di contratto di lavoro, etc.), con cui l’azienda si impegna, ad una certa data, ad assumerti alle proprie dipendenze.

Se il nuovo datore di lavoro vuole che inizi a lavorare subito, allora dovrai dimetterti in tronco dal vecchio datore di lavoro ma, così facendo, sai che dovrai pagare l’indennità di mancato preavviso, ossia, tre mesi di stipendio.

Visto che si tratta di una discreta somma di denaro, puoi anche ottenere che il nuovo datore di lavoro ti paghi un bonus di ingresso o entry fee, ossia, un bonus che ti viene riconosciuto come premio per avere deciso di lavorare presso quell’azienda e che potrebbe compensare, in tutto o in parte, l’esborso che devi sostenere per pagare l’indennità di mancato preavviso.

L’offerta di lavoro, dunque, è un passaggio delicato quando si lascia un datore di lavoro per approdare ad un nuovo nuovo.

Cambiare lavoro: le dimissioni

Nel nostro ordinamento, vige un generale principio di libertà contrattuale. Nessuno può essere costretto a restare vincolato da un contratto di lavoro dal quale vuole sciogliersi.

Tuttavia, in un’ottica di correttezza e buona fede nei rapporti contrattuali, il lavoratore che vuole cambiare lavoro e dimettersi, deve farlo in modo da non arrecare un eccessivo pregiudizio all’ex datore di lavoro.

Per questo, le dimissioni, come abbiamo già accennato, possono essere sempre rassegnate, ma rispettando il periodo di preavviso previsto nel contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro [1].

I Ccnl prevedono periodi di preavviso differenziati sulla base di:

  • anzianità di servizio del lavoratore;
  • categoria legale di inquadramento del lavoratore;
  • livello di inquadramento del lavoratore.

Prima di procedere all’accettazione della nuova offerta di lavoro, dunque, devi consultare il tuo Ccnl e verificare, in base alla tua anzianità in azienda ed al tuo livello, quanto tempo di preavviso devi dare all’ex datore di lavoro.

Come abbiamo detto, se il preavviso non viene rispettato, in tutto o in parte, il dipendente deve versare all’ex datore di lavoro una indennità sostitutiva del preavviso pari alla retribuzione ordinaria del dipendente stesso nei giorni di mancato preavviso.

Oltre a tenere conto dei termini di preavviso, occorre anche considerare che, a partire dal 2016, la legge [2] ha introdotto le cosiddette dimissioni telematiche. Ne deriva che non puoi più dimetterti inviando una semplice lettera o una mail al datore di lavoro. Al contrario, per dimetterti devi seguire una procedura telematica online volta ad accertare la tua reale identità e la tua reale volontà di procedere alle dimissioni dal rapporto di lavoro.

Puoi seguire questa procedura in due modi:

  • da solo, autonomamente, accedendo al sito di Cliclavoro;
  • rivolgendoti ai soggetti autorizzati, ossia, consulenti del lavoro, patronati, associazioni sindacali, enti bilaterali, commissioni di certificazione dei contratti di lavoro.

Se scegli di procedere in modo autonomo, devi essere in possesso o del Pin dispositivo Inps oppure dello Spid.

Una volta inserite le credenziali di accesso, dovrai inserire una serie di dati, tra cui:

  • dati relativi al datore di lavoro: se il rapporto di lavoro è sorto prima del 2008 questi dati verranno caricati in automatico. Se, invece, il rapporto è precedente al 2008 dovrai inserirli tu manualmente (si tratta del codice fiscale del datore di lavoro, del Comune ove ha sede l’impresa, della mail o pec aziendale, etc.);
  • tipologia di comunicazione: in questa sezione occorre specificare se si tratta di dimissioni volontarie, di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, di dimissioni per giusta causa.

Una volta confermati i dati, la comunicazione di dimissioni arriverà in automatico alla mail o pec aziendale. Le dimissioni rassegnate senza questa procedura sono inefficaci e non producono, dunque, alcun effetto.

note

[1] Art. 2118 cod. civ.

[2] D. Lgs. n. 151/2015.


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