Nuova patrimoniale sulla casa: ecco i 5 punti chiave

19 Novembre 2019
Nuova patrimoniale sulla casa: ecco i 5 punti chiave

La fusione di Imu Tasi comporta, secondo Confedilizia, cinque problemi principali a carico dei proprietari e possessori di immobili sottoposti a tassazione.

L’unificazione di Imu e Tasi porta a intravedere il pericolo di una nuova patrimoniale sulla casa: oggi il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che aveva lanciato l’allarme nei giorni scorsi, torna sul tema individuando i 5 punti chiave, quelli più critici e che lo portano ad opporsi al provvedimento in arrivo con l’approvazione della manovra finanziaria perchè – spiega all’agenzia stampa Adnkronos – si tradurrebbe in un’imposta patrimoniale di 22 miliardi all’anno.

Intervenendo in una conferenza stampa il presidente di Confedilizia esprime senza mezzi termini un «Giudizio negativo sulla unificazione delle due tasse Imu e Tasi, di cui non c’era bisogno perché non risolve affatto quelli che sono i problemi di una patrimoniale da 22 miliardi l’anno che continua a gravare su tanti immobili che non hanno possibilità di creare reddito e che andrebbe assolutamente ridotta».

In altre parole, arriverebbe la nuova patrimoniale sulla casa peggiore di Imu e Tasi come egli stesso aveva osservato qualche giorno fa a caldo, appena il provvedimento era stato varato dal Governo.

Quali sono allora le soluzioni per rimediare prima dell’approvazione definitiva e quali correttivi apportare alla prossima legge di Bilancio 2020? Spaziani Testa auspica che, nella discussione parlamentare in corso, «attraverso gli emendamenti ci possano essere dei miglioramenti e in particolare la conferma almeno per un anno della cedolare secca sui negozi e un cambio dell’Imu-Tasi che non sia solo l’unione del nome».

Spaziani Testa ha dunque spiegato, nello specifico, le obiezioni mosse da Confedilizia all’accorpamento dell’Imu con la Tasi, sintetizzandole in questi cinque punti sui quali si concentrano le critiche.

Aumento ingiustificato delle aliquote

Innanzitutto «non vi sono ragioni che giustifichino l’aumento dell’aliquota di base per l’abitazione principale dal 4 al 5 per  1000 e di quella degli altri immobili dal 7,6 all’8,6 per 1000. Il risultato è che con la nuova Imu la patrimoniale sulla casa aumenta.

Alcuni Comuni pagano più degli altri

E non c’è neanche – prosegue Spaziani Testa – «alcuna giustificazione per il fatto che circa 300 comuni, fra i quali Roma e Milano, sia concessa un’aliquota massima più alta rispetto a tutti gli altri comuni: 11,4 per 1000 anziché 10,6». Per essi infatti i limiti massimi vengono innalzati, ma senza valide ragioni.

Quali sono i servizi indivisibili e i loro costi?

Il presidente ha poi osservato che «con l’eliminazione della Tasi viene soppresso l’obbligo per i comuni di individuare, con regolamento, i servizi indivisibili e di indicare analiticamente i relativi costi alla cui copertura il tributo è diretto». Dunque con la preannunciata fusione di Imu e Tasi e l’assorbimento di quest’ultima in un’unica imposta, i contribuenti non capirebbero quali sono i costi dei nuovi servizi unificati che andrebbero a pagare.

Tasi tutta a carico dei proprietari

Spaziani Testa prosegue individuando il quarto punto critico: «viene attribuito ai proprietari l’intero importo della Tasi, ora invece in parte a carico degli occupanti degli immobili, se non utilizzati come abitazione principale». In effetti il tributo per i servizi indivisibili ha finora delle ripartizioni stabilite tra proprietario e inquilino (leggi chi non paga la Tasi) che ora la riforma andrebbe a modificare.

Tassati anche gli immobili inagibili e inutilizzati

Infine, conclude il presidente, «vengono mantenute imposizioni vessatorie come quelle sugli immobili inagibili, tassati al 50%, e su quelli non utilizzati e privi di mercato per assenza di inquilini o acquirenti». In riferimento a questi ultimi infatti, Confedilizia ha proposto di escludere dalla tassazione ad esempio, le unità immobiliari prive di mobilio e non allacciate ai servizi pubblici o quelle situate in comuni con una popolazione inferiore ai 1.000 o fino ai 3000 abitanti; esenzioni che costerebbero, rispettivamente, 250 milioni  e 850 milioni di euro.

Si tratta di immobili non abitati tra i quali vanno compresi le unità ‘collabenti’, in altre parole i ruderi fatiscenti che ha sottolineato Sforza Fogliani, nel 2018 sono cresciuti del 5,3% rispetto al 2017 e del 97% sul 2011. Ed inoltre gli immobili cosiddetti ‘in sofferenza’ che si trovano nelle aree interne o nelle periferie, che non hanno mercato e proprio per questo, non sono né affittati ne’ in vendita e spesso appartengono a proprietari che non hanno reddito o che risiedono all’estero.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube