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Lo sai che? Geologi: l’obbligo di parcelle dignitose è sintomatico di cartello

Lo sai che? Pubblicato il 18 luglio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 luglio 2013

Lombra del cartello sullobbligo di parcelle «dignitose»: al giudice italiano decidere se è legale

La Corte di Giustizia della Comunità Europea si scaglia contro le parcelle dei geologi che non possono essere inferiori a quanto risulta “dignitoso” per la professione. Insomma, i limiti tariffari violano i principi della libera concorrenza.

Ma dovrà comunque essere il giudice italiano a verificare se si configura un vero e proprio “cartello” fra i geologi, a partire dal codice deontologico approvato dal loro Consiglio nazionale finito nel mirino dell’Antitrust italiano. È quanto emerge dalla sentenza emessa oggi dalla Corte di giustizia europea [1].

Il Consiglio nazionale ha fissato dei paletti in base ai quali il geologo deve determinare la propria parcella “allimportanza e difficoltà dellincarico, al decoro professionale, alle conoscenze tecniche e allimpegno richiesto”.

All’Ordine compete la vigilanza sull’osservanza del codice deontologico e, in particolare, di tale regola.

Dopo il sospetto dell’Antitrust italiano secondo cui si tratterebbe di un’intesa restrittiva della concorrenza, è arrivata oggi la scure della Corte UE.

Secondo la Corte, innanzitutto spetta al giudice del rinvio determinare e formulare le questioni pregiudiziali che riguardano l’interpretazione del diritto Ue si ritengono rilevanti ai fini della soluzione del procedimento principale: non devono essere applicate le norme nazionali che hanno l’effetto di ledere tale competenza. Dovrà essere il giudice del rinvio a valutare se davvero il riferimento alla «dignità» contenuto nel codice deontologico dei geologi serve a garantire i clienti sulla qualità delle prestazioni e non nasconda invece un’intesa anticoncorrenziale sul mercato interno. La verifica dovrà essere compiuta alla luce dell’ordinamento nazionale e della prassi applicativa delle norme deontologiche.

note

[1] Corte di giustizia europea nella causa C-136/12.


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