L’esperto | Articoli

Divieto di licenziamento: ultime sentenze

27 Novembre 2019
Divieto di licenziamento: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: diritto della lavoratrice madre alle indennità per il caso di licenziamento; divieto di licenziamento dell’invalido assunto in base alla normativa sul collocamento obbligatorio; divieto di licenziamento per causa di matrimonio; divieto di licenziamento per discriminazione.

Divieto di licenziamento e dimissioni volontarie

In caso di dimissioni volontarie nel periodo in cui opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice madre ha diritto, a norma dell’art. 55 del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, alle indennità previste dalla legge o dal contratto per il caso di licenziamento, ivi compresa l’indennità sostitutiva del preavviso, indipendentemente dal motivo delle dimissioni e, quindi, anche nell’ipotesi in cui esse risultino preordinate all’assunzione della lavoratrice alle dipendenze di altro datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 17/06/2019, n.16176

Onere probatorio

In tema di licenziamento di lavoratrice madre, ai fini dell’operatività della norma dell’art. 2, terzo comma, lett. a), della L. n. 1204 del 1971 – che rende inoperante il divieto di licenziamento della lavoratrice madre sancito dal primo comma dello stesso articolo quando ricorra “colpa grave da parte della lavoratrice” – non è sufficiente accertare la sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo soggettivo di licenziamento, ma è invece necessario verificare – con il relativo onere probatorio a carico del datore di lavoro – se sussista quella colpa specificamente prevista dalla suddetta norma e diversa (per l’indicato connotato di gravità) da quella prevista dalla legge o dalla disciplina collettiva per generici casi di infrazione o di inadempimento sanzionati con la risoluzione del rapporto; salvo restando che la suddetta verifica deve essere eseguita tenendo conto del comportamento complessivo della lavoratrice, in relazione alle sue particolari condizioni psico-fisiche legate allo stato di gestazione, le quali possono assumere rilievo ai fini dell’esclusione della gravità del comportamento sanzionato solo in quanto abbiano operato come fattori causali o concausali dello stesso.

Tribunale Roma sez. lav., 19/03/2019, n.2635

Divieto di licenziamento per causa di matrimonio

Le eccezioni relative alla tardività della contestazione disciplinare e al carattere ritorsivo del licenziamento, poiché non riguardano elementi costitutivi del recesso, devono essere riproposti in appello dal datore di lavoro appellato – e appellante incidentale – altrimenti non sono esaminati in secondo grado ai fini della decisione sulla legittimità del recesso.

La disposizione dell’art. 35 del d.lgs. n. 198/2006 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna), rubricato Divieto di licenziamento per causa di matrimonio, non si applica ai lavoratori nella parte in cui prevede al comma 2 la nullità dei «licenziamenti attuati a causa di matrimonio» nonostante manchi un riferimento letterale esplicito che ne restringa il campo di applicazione alle lavoratrici.

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2018, n.28926

Divieto di licenziamento per matrimonio: le formalità per il matrimonio civile

In tema di divieto di licenziamento a causa di matrimonio, la presunzione legale di cui all’art. 35, comma 3, del d.lgs. n. 198 del 2006, in cui è stato trasfuso l’art. 1, comma 3, della l. n. 7 del 1963, è collegata ad una tipica forma legale di pubblicità-notizia costituita dal compimento delle formalità preliminari al matrimonio previste dagli artt. 93 e segg. c.c., alle quali non sono equipollenti le pubblicazioni per il matrimonio canonico, atteso che quelle civili sono prescritte anche per il matrimonio concordatario.

Cassazione civile sez. lav., 10/05/2016, n.9467

Pubblico impiego: opera il licenziamento per causa di matrimonio?

In tema di lavoro pubblico, non opera il divieto di licenziamento per causa di matrimonio qualora il procedimento disciplinare sia stato avviato prima delle pubblicazioni di matrimonio.

Cassazione civile sez. lav., 19/04/2018, n.9736

Divieto di licenziamento discriminatorio

Il divieto di licenziamento discriminatorio, sancito dall’art. 4 della l. n. 604 del 1966, dall’art. 15 st.lav. e dall’art. 3 della l. n. 108 del 1990, è suscettibile,  in particolare, nei rapporti di lavoro, a partire dalla introduzione dell’art. 13 nel Trattato CE, da parte del Trattato di Amsterdam del 1997,  di interpretazione estensiva, sicché l’area dei singoli motivi vietati comprende anche il licenziamento per ritorsione o rappresaglia, ossia dell’ingiusta e arbitraria reazione ad un comportamento legittimo del lavoratore quale unica ragione del provvedimento espulsivo, essendo necessario, in tali casi, dimostrare, anche per presunzioni, che il recesso sia stato motivato esclusivamente dall’intento ritorsivo.

Corte appello Torino sez. lav., 12/02/2018, n.1016

Divieto di licenziamento della lavoratrice madre

La deroga al divieto di licenziamento di cui all’art. 54, comma 3, lett. b), del d.lgs. n. 151/2001, dall’inizio della gestazione fino al compimento dell’età di un anno del bambino, opera solo in caso di cessazione dell’intera attività aziendale, per cui, trattandosi di fattispecie normativa di stretta interpretazione, essa non può essere applicata in via estensiva o analogica alle ipotesi di cessazione di ramo d’azienda.

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2018, n.14515

Divieto di licenziamento della lavoratrice madre: inoperatività

Il divieto di licenziamento della lavoratrice madre è reso inoperante ove ricorra la colpa grave della lavoratrice, che non può ritenersi integrata dalla sussistenza di un giustificato motivo soggettivo, ovvero di una situazione prevista dalla contrattazione collettiva quale giusta causa idonea a legittimare la sanzione espulsiva.

È necessario, invece, verificare se sussista suddetta colpa e diversa, per l’indicato connotato di gravità, da quella prevista dalla disciplina pattizia per i generici casi d’inadempimento del lavoratore sanzionati con la risoluzione del rapporto.

Consegue che il giudice di merito è tenuto a svolgere una rigorosa valutazione al fine di accertare se la condotta contestata sia, oltre che di gravità tale da giustificare la risoluzione del rapporto di lavoro, anche causa di esclusione del divieto di licenziamento posto a tutela costituzionale della maternità.

Cassazione civile sez. lav., 26/01/2017, n.2004

Tutela della lavoratrice madre e diritto alla conservazione del posto

In tema di tutela della lavoratrice madre, l’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, entro i centottanta giorni dall’inizio della gestazione è equiparata a malattia ex art. 19, comma 1, del d.lgs. n. 151 del 2001, il cui regime è idoneo ad assicurare una tutela sufficiente alla lavoratrice e comporta il divieto di licenziamento dall’inizio della gravidanza fino al verificarsi dell’evento interruttivo, senza che trovi applicazione l’art. 54 del d.lgs. n. 151 cit., che estenderebbe il divieto di licenziamento fino ad un termine finale (quello del periodo di interdizione dal lavoro) irrealizzabile.

Cassazione civile sez. lav., 14/07/2015, n.14723

Lavoro domestico e divieto di licenziamento della lavoratrice in stato di gravidanza

In tema di lavoro domestico non opera il divieto di licenziamento della lavoratrice in stato di gravidanza atteso che l’art. 62, comma 1, del d.lgs n. 151 del 2001, richiama gli artt. 6, comma 3, 16, 17, 22 commi 3 e 6 (con il relativo trattamento economico e normativo), ma non anche l’art. 54 dello stesso decreto.

Cassazione civile sez. lav., 02/09/2015, n.17433

Divieto di licenziamento per inidoneità fisica

Il divieto di licenziamento per inidoneità fisica, di cui all’art. 69 del c.c.n.l. per i dipendenti dell’Ente Poste italiane, stipulato l’11 gennaio 2001, assunti in base alla normativa sul collocamento obbligatorio, in forza della legge 12 marzo 1968, n. 428, e della legge 12 marzo 1999, n. 68, va applicato anche nel caso di aggravamento delle condizioni del lavoratore per infermità diversa da quella cha ha dato luogo all’assunzione obbligatoria, in quanto quest’ultima si riferisce alla qualità di invalido e non alla speciale infermità che ha determinato l’invalidità.

Cassazione civile sez. lav., 24/06/2014, n.14284



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube