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Pensione quota 100 e diritto d’autore

23 Novembre 2019
Pensione quota 100 e diritto d’autore

Sono una docente di ruolo, nata nell’aprile 1959, che, a detta del patronato, dovrebbe maturare il diritto a pensione “Quota 100” nel 2021, potendo collocarsi a riposo dal 1 settembre 2021. Nel 2011 pubblicai un libro con regolare contratto di cessione dello sfruttamento economico del diritto d’autore con una casa editrice, che mi corrisponde annualmente una piccola percentuale sulle vendite del libro. Vorrei sapere se tale reddito è davvero incumulabile e incompatibile con la pensione anticipata Quota 100 e come fare, nel caso, per rinunciare legalmente alle royalties ai fini dell’accettazione della domanda di pensione suddetta. Il sindacato consultato non ravvisa ostacoli all’accesso alla pensione, interpretando tale reddito come “prestazione occasionale” sotto i 5mila euro ma senza offrirmi certezze.

Per quanto riguarda la Quota 100 e la compatibilità con determinati redditi, assimilabili ai redditi di lavoro, i principali chiarimenti sono stati forniti dall’Inps nella circolare 117/2019. In particolare, al punto 1.1 della citata circolare, l’Inps spiega che:

“ In linea con i chiarimenti forniti ai fini dell’applicazione di precedenti disposizioni normative in materia di incumulabilità della pensione con i redditi da lavoro, fermo restando i criteri generali sopra esposti, si riporta di seguito un elenco esemplificativo dei redditi che rilevano ai fini dell’incumulabilità della pensione:

• compensi percepiti per l’esercizio di arti;

• redditi di impresa connessi ad attività di lavoro, nonché le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione nei casi in cui l’apporto è costituito dalla prestazione di lavoro (cfr. il messaggio n. 59 del 12 marzo 1997). Ove non sia svolta attività lavorativa, gli interessati potranno rendere la dichiarazione di responsabilità in ordine alla qualità di socio che partecipa con capitale senza espletare attività lavorativa. In tali casi le Strutture territoriali considereranno il reddito conseguito come reddito da capitale e, quindi, cumulabile con la prestazione pensionistica (cfr. il messaggio n. 292 del 31 ottobre 2001);

• diritti di autore;

• brevetti.

Non rilevano, invece, ai fini dell’incumulabilità della pensione (punto 1.3 circolare Inps 117/2019):

• le indennità percepite dagli amministratori locali in applicazione dell’articolo 82 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 – TUEL (Testo unico enti locali) e, più in generale, tutte le indennità comunque connesse a cariche pubbliche elettive;

• i redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro, nonché le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione nei casi in cui l’apporto non è costituito dalla prestazione di lavoro; se non è svolta attività lavorativa, gli interessati potranno rendere la dichiarazione di responsabilità in ordine alla qualità di socio che partecipa con capitale senza espletare attività lavorativa; in questi casi le strutture territoriali dell’Inps considereranno il reddito conseguito come reddito da capitale e, quindi, cumulabile con la prestazione pensionistica;

• i compensi percepiti per l’esercizio della funzione sacerdotale ai sensi dell’articolo 24 della legge 20 maggio 1985, n. 222;

• le indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice di pace;

• le indennità percepite dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni;

• le indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice tributario a norma dell’articolo 86 della legge 21 novembre 2000, n. 342;

• le indennità sostitutiva del preavviso, in quanto ha natura risarcitoria e non retributiva;

• i redditi derivanti da attività svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private;

• le indennità percepite per le trasferte e missioni fuori del territorio comunale, i rimborsi per spese di viaggio e di trasporto, spese di alloggio, spese di vitto che non concorrono a formare il reddito imponibile ai sensi del TUIR;

• l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

I redditi di lavoro autonomo occasionale, infine, non rilevano nel limite di 5000 euro annui (punto 1.2 circolare Inps 117/2019).
In base a quanto esposto nella circolare, appare chiaro che l’Inps consideri i diritti di autore totalmente incumulabili con la pensione quota 100 e non assimilati al lavoro autonomo occasionale.

Questo contrasta con alcuni orientamenti della dottrina in materia, che riconducono il diritto d’autore al lavoro autonomo occasionale.
Dal punto di vista fiscale, in base all’Art. 53, Co. 2, Lett. b), DPR n. 917/1986 (Tuir, Testo unico imposte sui redditi), i corrispettivi percepiti dall’autore per la cessione di un’opera dell’ingegno sono classificati come redditi di lavoro autonomo, a meno che non siano conseguiti nell’esercizio di un’attività d’impresa. In base alla citata norma, difatti: “Sono inoltre redditi di lavoro autonomo: […] b) i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali”.

Vero è che l’attività di cessione dei diritti d’autore si considera svolta saltuariamente e in modo non organizzato, pertanto non è richiesta, nella generalità dei casi, l’apertura della partita Iva (salvo l’ipotesi in cui la cessione dei diritti d’autore sia collegata allo svolgimento di un’attività professionalmente organizzata o d’impresa). Tuttavia, la legge non riconduce espressamente il diritto d’autore al lavoro autonomo occasionale; anche se i proventi derivanti dal diritto d’autore devono essere dichiarati nel quadro dei redditi diversi, come i proventi derivanti da lavoro autonomo occasionale, questi non vanno riportati nello stesso rigo.

Rispetto alla generalità dei redditi di lavoro autonomo occasionale, inoltre, i proventi derivanti dalla cessione dei diritti d’autore godono di una tassazione agevolata. Di conseguenza, appare difficile contestare la mancata assimilazione da parte dell’Inps dei redditi derivanti dalla cessione delle opere dell’ingegno al lavoro autonomo occasionale.

In conclusione,
l’Inps, ai fini della cumulabilità dei proventi con la pensione quota 100, non considera i redditi derivanti dai diritti d’autore assimilabili ai redditi di lavoro autonomo occasionale: pertanto, a parere della scrivente, sulla base di quanto disposto dalla circolare Inps 117/2019, anche un compenso pari a pochi centesimi, derivante dallo sfruttamento delle opere dell’ingegno, determinerebbe per l’intero anno la sospensione della pensione Quota 100.
Per quanto riguarda la rinuncia ai diritti, è necessario contattare la casa editrice per la sottoscrizione di un accordo in merito.

Articolo tratto da una consulenza resa dalla Dott.ssa Noemi Secci, consulente del lavoro.


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