Cartelle di pagamento: più difficile impugnarle

20 Novembre 2019 | Autore:
Cartelle di pagamento: più difficile impugnarle

Agenzia Entrate-Riscossione nei processi tributari potrà avvalersi di avvocati del libero foro e non necessariamente dell’Avvocatura dello Stato.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione avrà le mani più libere nella scelta del legale da cui farsi assistere nei giudizi tributari, quelli in cui si decidono le sorti delle cartelle di pagamento impugnate. Lo ha deciso la Cassazione con una sentenza depositata ieri [1] emessa dalle Sezioni unite proprio per risolvere il contrasto che era sorto sul punto.

D’ora in poi, l’Agente della Riscossione potrà scegliere se farsi rappresentare in giudizio costituendosi con un un proprio funzionario, nei gradi di giudizio dove ciò è consentito, oppure con un avvocato del libero foro, in questo caso fino in Cassazione; potrà così stare in causa anche senza l’Avvocatura dello Stato, tranne che nei casi di massima rilevanza nei quali entrano in gioco notevoli riflessi economici, dove l’obbligo di rivolgersi all’Avvocatura statale rimane.

Finora, l’Agenzia adottava questa prassi, ma c’erano stati dei dubbi sulla possibilità di farlo, a seguito delle riforme normative che non erano di chiara interpretazione; erano a rischio migliaia di processi già instaurati e nei quali l’Agenzia aveva affidato la sua difesa ad avvocati esterni. Per questo, è intervenuta la Cassazione ed ha, infine, stabilito che è legittima la difesa alternativa, così Aer può decidere di dare mandato a un proprio avvocato scelto all’esterno, non occorre esclusivamente l’Avvocatura dello Stato come per altre amministrazioni pubbliche.

Quindi, l’Ufficio potrà dare mandato al professionista incaricato senza dover adottare speciali delibere, ma semplicemente sulla base del conferimento dell’incarico, che è un atto interno tra l’avvocato scelto e l’amministrazione che lo ha scelto (sulla base di una convenzione attraverso cui Aer seleziona i professionisti a cui affiderà le singole cause), e del mandato rilasciato a questo avvocato a rappresentare e difendere l’Agenzia Entrate-Riscossione nello specifico processo tributario; a quel punto l’Agenzia starà in giudizio attraverso di lui, come il contribuente ricorrente mediante il proprio difensore.

Cosa succederà, quindi, da oggi ai processi in corso ed a quelli nuovi, ancora da instaurare? L’Agente di Riscossione potrà costituirsi in giudizio con tre alternative: facendosi rappresentare da proprio personale interno, dunque da un proprio funzionario, come già avveniva per l’Agenzia delle Entrate, oppure, se vuole costituirsi tramite un procuratore, potrà servirsi dell’Avvocatura dello Stato o di avvocati privati, esterni all’amministrazione statale, con i quali avrà stabilito un rapporto di convenzione.

In questi casi, la difesa sarà valida e l’Agente di Riscossione sarà legittimamente costituito in giudizio attraverso questo suo avvocato, senza possibilità per la controparte – cioè il contribuente che ha promosso il ricorso impugnando l’atto di accertamento o la cartella di pagamento – di sollevare eccezioni al riguardo, purché l’Ufficio abbia documentato la sussistenza di una delle situazioni che giustificano l’impiego, e la spesa, di un avvocato scelto tra quelli del libero foro, salvi i casi particolari di giudizi che impattano oltre la singola vicenda e richiederanno sempre l’intervento dell’Avvocatura dello Stato. Per approfondire leggi anche Agenzia Entrate Riscossione: la difesa con avvocati è valida?


note

[1] Cass. sent. n. 30008/19 del 19 novembre 2019.


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