Diritto e Fisco | Articoli

Come tutelarsi da un testamento falso

20 Novembre 2019
Come tutelarsi da un testamento falso

Gli elementi per stabilire la validità di un testamento e per comprendere se ci sono state alterazioni. 

Il testamento è un atto impegnativo, che deve rispondere a certi requisiti formali. Nulla ti impedisce di redigerlo per tuo conto, su di un normale foglio di carta, rispettando però alcune regole particolari. È questo il cosiddetto “testamento olografo“, cioè scritto di proprio pugno da un privato senza l’assistenza del notaio.

Tale caratteristica fa del testamento olografo quello più usato dagli italiani proprio perché privo di alcun costo e onere. Ma proprio perché redatto senza il pubblico ufficiale e conservato dall’interessato o da persone da lui delegate, il testamento olografo è anche un atto facilmente alterabile. Non sono, infatti, rari i casi in cui, all’originale documento, vengono aggiunte o cancellate intere frasi, tanto da rendere diverse le volontà del testatore rispetto a quelle originali. Come tutelarsi da un testamento falso? Cosa prevede la legge a riguardo? Per capirlo dobbiamo, innanzitutto, ricordare quali sono gli elementi essenziali del testamento olografo e quali violazioni ne comportano la nullità.

Gli elementi essenziali del testamento 

Il Codice civile individua alcuni elementi essenziali del testamento la cui mancanza ne determina la nullità. Chiunque potrebbe, in tal caso, contestare il testamento per quanto non vi sia dubbio circa la sua provenienza e originalità.

Un testamento privo dei suoi elementi essenziali non esplica alcun effetto e l’eredità viene divisa tra i familiari secondo le quote che il Codice prevede in assenza di testamento.

Prima di capire come tutelarsi da un testamento falso dobbiamo individuare quali sono gli elementi essenziali del testamento.

Forma scritta del testamento olografo

Il testamento deve essere assolutamente redatto in forma scritta e di proprio pugno in tutte le sue parti.

Un testo scritto al computer, anche se firmato o completato con annotazioni scritte a mano, non ha alcun valore. Così come non è valido un testamento scritto con una calligrafia diversa da quella usata abitualmente o in stampatello. Ad esempio, sarebbe facile contestare un testamento scritto in stampatello da una persona che, invece, è solita usare il corsivo.

Non ha alcuna importanza, invece, dove vengono scritte le ultime volontà del testatore: può trattarsi di un semplice foglio di carta o di un foglio protocollo o di una lettera, purché sia incontestabile che a redigerlo è stato il testatore, il quale ha voluto in tal modo esprimere le sue ultime volontà.

Neppure la lingua usata ha alcuna importanza.

La firma

Il testamento deve sempre essere firmato. La firma, inoltre, deve essere apposta alla fine del testo scritto.

Tutte le disposizioni redatte dopo la firma non hanno alcun valore. Il testatore può sottoscrivere usando il proprio nome, o anche un semplice pseudonimo che lo renda comunque individuabile.

Recentemente, è stato affermato che il testamento può essere firmato anche con espressioni come “La mamma” o “Il papà” purché l’atto sia riconducibile a una persona certa.

La data

È necessario porre la data sul testamento per due motivi: essa permette di stabilire se il testatore al momento della stesura era capace d’agire, e consente di individuare un ordine cronologico quando vi sia più di un testamento. Ciò è molto importante, perché in caso di incompatibilità tra due o più testamenti, prevale sempre quello più recente, che revoca quelli anteriori.

In buona sostanza, il testatore potrebbe aver lasciato due testamenti, laddove il secondo elimina il primo e lo supera, dimenticando però di strappare quest’ultimo.

La data deve essere completa e, quindi, deve comprendere giorno, mese e anno. Tuttavia, si possono usare espressioni equivalenti come: “Natale 1994” o “Pasqua 1994”. Quando la data sia incompleta si possono desumere gli elementi mancanti dalla scheda testamentaria, e solo all’interno di questa.

Quando un testamento è falso

Un testamento falso è quello che, seppur completo di tutti i suoi elementi di validità (quelli appena descritti) non proviene dal testatore ma da un’altra persona che ne abbia voluto falsificare le ultime volontà.

A volte, la falsità non riguarda l’intero documento, ma solo una parte, consistendo in cancellazioni o alterazioni apposte all’originale ma a penna di un soggetto diverso dal suo autore.

Il testamento falso, al pari di quello originale ma privo degli elementi essenziali, è nullo. Il punto è che, se l’assenza degli elementi essenziali può essere rilevata immediatamente ad occhio nudo (ad esempio l’assenza della firma), la falsità è spesso camuffata dietro una sapiente contraffazione della grafia.

In sintesi, il testamento falso può verificarsi in tre casi:

  • quando su un precedente testamento vengono apposte aggiunte, cancellazioni o qualsiasi altro tipo di modifica; in tal caso non sarà nullo tutto il testamento ma la singola disposizione che appaia contraffatta;
  • quando c’è un precedente testamento e il falsificatore ne crea un altro, con data successiva al primo e con contenuto diverso; in tal caso, infatti, secondo le regole generali, prevale il testamento con data posteriore. Se invece l’atto falsificato dovesse avere una data anteriore a quello originale non avrebbe alcuna efficacia in quanto, tra due testamenti con date diverse, prevale sempre quello posteriore;
  • quando non esiste alcun testamento perché il testatore non ne ha fatti e, invece, viene creato un testamento falso per far in modo di dare alla successione delle regole diverse rispetto a quelle (previste dal Codice civile) che si applicherebbero in assenza di testamento.

Come dimostrare che un testamento è falso?

Il vero problema di contestare un testamento falso sta nell’onere della prova: spetta a chi assume la non originalità del documento fornire la prova di ciò.

Marco muore e, all’interno del proprio testamento, nomina eredi i suoi due figli Antonio e Roberto. Roberto riceve di più di Antonio in virtù dell’assistenza prestata al padre negli ultimi anni di vita. Antonio, nel tentativo di fregare il fratello, prova a scrivere da sé un testamento falso in cui falsifica la scrittura del padre, spacciandolo per originale. Roberto intende contestare l’atto falso, ma per farlo deve rivolgersi a un giudice e dimostrare che la scrittura non è del padre.

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione [1] spetta a chi contesta l’autenticità del testamento darne la prova. Prova che evidentemente dovrà essere fatta sulla base di una perizia calligrafica. Chi intraprende la causa deve quindi portare in tribunale le cosiddette “scritture di raffronto”: altri documenti, cioè, scritti a penna dal presunto testatore quando ancora era in vita, dai quali un consulente tecnico nominato dal giudice riesca a percepire la differenza rispetto alla presunta scrittura contraffatta.

A tal fine, può essere utile qualsiasi tipo di scritto, anche la firma apposta sulla carta d’identità, su un assegno o una lista della spesa: insomma qualsiasi foglio che riporti la grafia del defunto può essere utile.

In sintesi, secondo la giurisprudenza l’onere della prova spetta alla parte che contesta l’autenticità del testamento. Spetta quindi a quest’ultima proporre una cosiddetta «domanda di accertamento negativo» volta a dimostrare la provenienza della scrittura.

Non è sufficiente, dunque, disconoscere il testamento, lasciando poi alla controparte la patata bollente di dimostrare l’autenticità del testamento. Bisogna, invece, agire in giudizio e, con il raffronto con altri documenti, dimostrare che la scrittura non è quella del soggetto defunto.

In questo, il testamento olografo segue, quindi, una regola diversa da tutte le altre scritture private per le quali, invece, basta disconoscerne la firma per renderle prive di valore e obbligare la controparte a dover dimostrare invece la genuinità della sottoscrizione.

Chi falsifica un testamento cosa rischia?

Secondo la Cassazione [2], nonostante l’intervenuta depenalizzazione del reato di «falso in scrittura privata» [3], chi falsifica un testamento commette reato anche oggi: ciò per via del fatto che l’abrogazione della norma penale riguarda solo il generale reato di «falso», mentre la falsificazione del testamento è un reato a parte, previsto cioè da una norma speciale [4] che non è stata invece cancellata o depenalizzata. Dunque, chi falsifica un testamento, imitando ad esempio la firma del testatore, può essere querelato ai carabinieri o alla polizia o con atto depositato presso la Procura della Repubblica.

Non solo: il falsificatore rischia di essere dichiarato indegno a succedere. Difatti, secondo il Codice civile [6], è escluso dalla successione come indegno chi ha soppresso, celato, o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata.

Entro quanto tempo impugnare un testamento falso?

Per contestare un testamento falso ci sono termini molto brevi. L’erede che intende dimostrare la contraffazione ha, infatti, solo cinque anni di tempo da quando si è aperta la successione.

Leggi anche: Quando e come impugnare un testamento.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 12307/2015.

[2] Cass. sent. n. 25948/17 del 24.05.2017.

[3] Art. 485 cod. pen.

[4] Art. 491 cod. pen.

[5] Art. 463 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

4 Commenti

  1. Nell’ipotesi di azione volta ad ottenere la pronunzia dell’indegnità a succedere in ragione della formazione o dell’uso di un testamento falso, il termine decennale di prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il soggetto legittimato ad esercitare la stessa abbia la ragionevole certezza e consapevolezza sia della circostanza che una parte pretenda di essere erede e si qualifichi come tale in forza di un testamento che si ha motivo di ritenere falso, sia del proprio diritto a conseguire l’eredità o il legato, in virtù di indici oggettivamente univoci idonei a determinare detto convincimento in una persona di normale diligenza, il cui apprezzamento è riservato alla valutazione del giudice del merito.

  2. Ai fini della causa di indegnità,(formazione di un testamento falso o uso consapevole di un testamento alterato), è necessaria la prova che l’alterazione del documento sia opera del chiamato e, nel caso la scheda testamentaria sia nella disponibilità e custodia del de cuius, che la manomissione sia stata effettuata dopo la morte del testatore e, quindi, senza il consenso di quest’ultimo.

  3. La formazione o l’uso sciente di un testamento falso è causa di indegnità a succedere, a meno che colui che viene a trovarsi nella posizione di indegno dimostri di non avere inteso recare offesa alla volontà del “de cuius”: a tal fine colui che risulta indegno è tenuto a provare non solo che il contenuto delle disposizioni corrispondeva alla volontà del “de cuius”, ma anche che questi aveva acconsentito alla compilazione della scheda da parte di lui, nell’eventualità che egli non fosse riuscito a farlo, ovvero aveva la ferma intenzione di provvedervi per evitare la successione “ab intestato”.

  4. L’azione rivolta ad ottenere la pronunzia dell’indegnità a succedere, quindi una sentenza che ha natura costitutiva, si prescrive nel termine di dieci anni dall’apertura della successione; tuttavia, nello stabilire che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, si riferisce soltanto alla possibilità legale di far valere il diritto, quindi agli impedimenti di ordine giuridico e non già a quelli di mero fatto, rientrando in questi ultimi anche l’ignoranza del titolare del diritto, quando la stessa è incolpevole, la prescrizione di detta azione nel caso di indegnità conseguente alla formazione o all’uso di un testamento falso inizia a decorrere dal giorno in cui il soggetto legittimato ad esercitarla abbia la ragionevole certezza e consapevolezza sia della circostanza che ad una parte pretenda di essere erede e si qualifichi come tale in forza di un testamento che si ha motivo di ritenere falso, sia del proprio diritto a conseguire l’eredità o il legato, in virtù di indici oggettivamene univoci idonei a determinare detto convincimento in una persona di normale diligenza, il cui apprezzamento è riservato alla valutazione del giudice del merito.

Rispondi a Vincenzo Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube