L’esperto | Articoli

Riduzione del capitale sociale: ultime sentenze

13 Dicembre 2019
Riduzione del capitale sociale: ultime sentenze

Le ultime sentenze su:riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale; mancanza di una deliberazione sociale di riduzione e aumento al minimo del capitale; revoca della delibera di riduzione capitale sociale; sopravvenuta perdita dei requisiti di capitale.

Riduzione del capitale: l’interesse sociale

La riduzione del capitale sociale non è carente di motivazione ai sensi dell’art. 2445 c.c., qualora dal verbale dell’assemblea la stessa risulti giustificata dal venir meno delle motivazioni che avevano condotto la società all’acquisto delle azioni proprie, in conseguenza del forte deterioramento del mercato, tale da influenzare l’andamento dei risultati aziendali e da rendere irrealistica ogni ipotesi di utilizzo delle azioni proprie per alleanze finanziarie: l’art. 2445 c.c. infatti non prevede affatto che sia necessaria l’indicazione di un interesse sociale qualificato, dovendosi far riferimento unicamente alla necessità che la delibera sia motivata e giustificata dall’interesse sociale, come deve avvenire per tutte le delibere, al fine di evitare che siano assolutamente arbitrarie.

Tribunale Torino Sez. spec. Impresa, 16/01/2015

Impugnazione della deliberazione di riduzione del capitale sociale

Non è compromettibile in arbitri la controversia avente ad oggetto l’impugnazione della deliberazione di riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale di cui all’art. 2447 c.c., per violazione delle norme sulla redazione della situazione patrimoniale ex art. 2446 c.c., vertendo tale controversia, al pari dell’impugnativa della delibera di approvazione del bilancio per difetto dei requisiti di verità, chiarezza e precisione, su diritti indisponibili, essendo le regole dettate dagli artt. 2446 e 2447 c.c. strumentali alla tutela non solo dell’interesse dei soci ma anche dei terzi.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la Corte di Appello aveva ritenuto che la finalità perseguita dall’art. 2446 c.c. fosse differente rispetto a quella sottesa alle norme sulla redazione del bilancio, mirando unicamente a consentire ai soci di conoscere la situazione finanziaria della società, al fine di deliberare consapevolmente).

Cassazione civile sez. I, 29/05/2019, n.14665

Riduzione del capitale sociale per perdite

La riduzione del capitale sociale di oltre un terzo e al di sotto € 10.000, unitamente alla mancanza di una deliberazione sociale di riduzione e contemporaneo aumento al minimo del capitale, costituisce una causa di scioglimento della società.

Tribunale Udine, 26/09/2017

Riduzione del capitale sociale e reintegrazione al minimo di legge

Gli artt. 2446 e 2447 c.c. disciplinano l’ipotesi della riduzione del capitale sociale per perdite, ponendo a carico dell’organo gestorio una serie di adempimenti, che prevendono in prima battuta la convocazione dell’assemblea dei soci.

L’assemblea, poi, a seconda se la perdita abbia intaccato o meno il valore del capitale sociale, potrà non assumere alcuna iniziativa ed attendere i risultati dell’esercizio successivo; ovvero, dovrà disporre la riduzione del capitale sociale e la sua reintegrazione al minimo di legge oppure deliberare la trasformazione della società in un tipo sociale che richieda un capitale minimo inferiore.

Tribunale Roma sez. III, 04/04/2017, n.6673

Mancata opposizione dei creditori ad una riduzione reale del capitale sociale

Non sussiste alcun antagonismo tra il mancato esercizio dell’opposizione dei creditori alla riduzione del capitale sociale ex art. 2482, comma 2, c.c. e lo statuto di informazione che va assicurato, anche d’ufficio, agli stessi creditori, costituiti in comunità concorsuale per effetto della domanda di concordato ex art. 161 l. fall. Ne consegue che il debitore concordatario deve dare conto nella sua proposta delle operazioni che, causalmente ed in relazione logico-temporale prossima alla rappresentazione giudiziale della crisi, hanno condotto alla entità ed alla composizione finale del suo patrimonio, onde evitare l’applicazione dell’art. 173, comma 1, l. fall.

Cassazione civile sez. I, 02/02/2017, n.2773

Riduzione del capitale sociale e decadenza di un contratto

La decadenza di un contratto in essere per riduzione del capitale sociale non ricade nella fattispecie di cui all’art. 38, lett. f), d.lg. n. 163 del 2006, sicché l’omessa dichiarazione di detta decadenza non è causa di esclusione dalla gara d’appalto.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 13/10/2016, n.4707

Riduzione del capitale sociale di una Spa

In caso di riduzione del capitale sociale di una s.p.a., sussiste il “pericolo di pregiudizio per i creditori” che, ai sensi dell’art. 2482, comma 3, c.c., legittima l’opposizione, quando ingenti risorse del capitale vengono destinate a riserve: trattandosi di riserve disponibili, sono distribuibili ai soci sulla base di successive deliberazioni assembleari.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 12/03/2015, n.3321

Riduzione del capitale sociale e trasformazione in srl

Ai fini della valutazione ex art. 2482 c.c. del pericolo di pregiudizio per i creditori non rileva l’impegno dei soci di destinare a riserva le risorse liberate dalla riduzione del capitale sociale, trattandosi di riserva disponibile e come tale distribuibile ai soci sulla base di successive deliberazioni assembleari.

La legittimazione a proporre opposizione ex art. 2482 c.c. spetta a qualsiasi creditore purché il credito sia fondato su rapporti sorti anteriormente alla deliberazione opposta e non appaia pretestuoso.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 26/02/2015

Riduzione del capitale sociale e convocazione dell’assemblea dei soci 

In tema di bancarotta, la convocazione dell’assemblea dei soci ex art. 2447 cod. civ. in presenza di una riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale rientra tra gli “obblighi imposti dalla legge” la cui inosservanza può dar luogo a responsabilità penale dell’amministratore ai sensi dell’art. 224, primo comma, numero 2, della legge fallimentare laddove costituisca causa o concausa del dissesto ovvero del suo aggravamento.

Cassazione penale sez. V, 09/10/2014, n.8863

Perdita dei requisiti di capitale

In tema di riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale, l’art. 2447 c.c. prevede espressamente, in ipotesi di sopravvenuta perdita dei requisiti di capitale previsti “ex lege”, non già un obbligo incondizionato di messa in liquidazione ma piuttosto una triplice alternativa tra ricapitalizzazione della società, messa in liquidazione, trasformazione in una diversa compagine societaria che non richieda più l’esistenza dei requisiti di capitale in tesi venuti meno.

Tribunale Milano, 25/03/2014, n.4078

Riduzione del capitale sociale per perdite e delibera di aumento

Se è vero che, in tema di riduzione del capitale sociale per perdite, la mera deliberazione di aumento del capitale non è idonea a modificare la situazione contabile della società — e dunque il verificarsi della causa di scioglimento di cui all’art. 2448, n. 4, c.c. e la conseguente responsabilità degli amministratori ai sensi dell’art. 2449 — sin quando le nuove azioni non siano sottoscritte (e pagate almeno nella misura percentuale minima prescritta dalla legge, è anche vero che il fatto stesso che la delibera sia stata adottata se non esonera gli amministratori dalla responsabilità, ai fini dell’accertamento di quella concorrente dei sindaci (e, quindi, al fine di determinare i danni imputabili a far tempo dall’una o dall’altra data) non può non giovare ai sindaci stessi la circostanza della convocazione dell’assemblea, della positiva adozione della delibera di aumento del capitale sociale, la sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte di nuovo socio e l’eventuale versamento dei tre decimi, essendo il mancato versamento della somma nelle casse sociali imputabile agli amministratori.

Cassazione civile sez. I, 29/10/2013, n.24362



4 Commenti

  1. Buongiorno. Prima di costituire una srl, vorre maggiori informazioni su cos’è il capitale sociale di una Srl e se si può modificare. Potreste rispondere alle mie domande? Vi ringrazio anticipatamente

    1. E’ possibile modificare il capitale sociale di una Srl in due casi: se i soci vogliono aumentarlo oppure se bisogna ridurlo in caso di notevoli perdite. Il capitale sociale è un elemento fondamentale della Srl: al momento della sua costituzione, cioè quando essa nasce, ciascuno dei soci apporta dei conferimenti, che sono la dotazione iniziale della società per iniziare a funzionare. Il valore complessivo, misurato in denaro, di tutti gli apporti dei soci esprime appunto il capitale sociale di cui la società è dotata per avviare la propria attività, e le quote percentuali di questo capitale rappresentano e misurano la partecipazione di ciascuno dei soci. Il capitale sociale rappresenta anche l’importo di cui la Srl sarà responsabile verso gli eventuali creditori e costituisce una garanzia per il soddisfacimento dei loro crediti: invece, il patrimonio personale dei singoli soci non potrà essere toccato, qualunque sia l’importo e la natura dei debiti della società. Infatti, l’acronimo di Srl significa società a responsabilità limitata, nella quale per i debiti della società risponde sempre e soltanto la società, mai i soci personalmente.Questo significa che se sei socio di una Srl, e la tua società non paga i suoi creditori, non rischierai mai il pignoramento del tuo conto corrente o del tuo stipendio o la vendita forzata della tua casa. Questi creditori potranno rivalersi sulla società ma non su di te. Il tuo rischio massimo è quello di perdere il valore del capitale che hai conferito nella società di cui fai parte, e tu lo conosci dal momento in cui hai deciso di entrare a far parte della società. Il capitale sociale iniziale è soggetto a modifiche che possono intervenire nel corso del tempo: può accadere, per esempio, che un socio non versi l’ammontare che aveva promesso (con il rischio che la società rimanga priva di una fetta del capitale sottoscritto) oppure che l’assemblea deliberi un aumento di capitale, che richiederà nuovi versamenti da parte dei soci (i quali dovranno quindi sborsare altro denaro), o ancora che il capitale, per varie vicende, scenda sotto il minimo legale e debba essere ricostituito (il capitale è una garanzia per i creditori e non deve scendere oltre un certo limite) o che quando il bilancio annuale riporta un utile, la maggioranza dei soci decide di trasferirlo proprio nel capitale anziché distribuire questo guadagno ai soci. Insomma, il capitale non è fisso ed immutabile ma è soggetto a varie vicende, che dipendono dalla volontà dei soci ma anche da circostanze esterne come l’andamento degli affari dell’azienda. Il suo valore può e talvolta deve cambiare ma seguendo specifiche condizioni, che la legge impone a tutela dei soci stessi ed a garanzia dei creditori.

  2. Ora, penso di aver capito. Ma scusate se insisto col chiedere ulteriori informazioni a riguardo. Le vostre spiegazioni mi saranno utili per la mia situazione, perciò vorrei farvi un’altra domanda su questo argomento… come e quando si può modificare il capitale sociale?

    1. All’inizio della vita della società il capitale coinciderà con il patrimonio; in seguito il patrimonio potrà aumentare o diminuire in relazione alle vicende economiche che la società attraverserà. Il capitale, invece, rimarrà lo stesso fino a quando i soci non decidano di aumentarlo, oppure diventi necessario ridurlo e ripianarlo nei casi previsti dalla legge. I modi attraverso cui il capitale sociale può variare sono dunque essenzialmente due: l’aumento oppure la riduzione. Quando il capitale diminuisce il legislatore ha imposto una regola severa, che si può riassumere nel motto: “ricapitalizza o liquida”, cioè o apporti i nuovi capitali necessari oppure dovrai sciogliere la società.L’altro importante caso di variazione del capitale sociale è quello del suo aumento. La decisione di aumentare il capitale è presa dall’assemblea a maggioranza e può avvenire per le più varie ragioni, generalmente per rafforzare il patrimonio oppure per allargare o modificare la composizione sociale; ad esempio si sceglie di aumentare il capitale proprio per consentire l’ingresso di nuovi soci che acquisteranno le nuove quote emesse. L’aumento si realizza in due modi: a pagamento, e quindi i soci dovranno pagare le nuove quote (saranno i soci a scegliere se l’aumento sarà proporzionale alle quote precedenti già possedute oppure se vendere le nuove quote a terzi, che così enteranno nella compagine sociale) oppure in modo gratuito, attingendo dalle riserve già presenti in bilancio, che così passeranno a capitale senza che i soci debbano sborsare nuovo denaro.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube