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Inadempimento contrattuale: ultime sentenze

14 Dicembre 2019
Inadempimento contrattuale: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: violazione di regole elementari di corretto adempimento della prestazione lavorativa; inadempimento contrattuale; risarcibilità dei danni prevedibili e non prevedibili; inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro.

Inadempimento contrattuale: le conseguenze giuridiche della colpa grave

In tema di inadempimento contrattuale, poiché nel nostro ordinamento vige il principio secondo cui le conseguenze giuridiche della colpa grave sono trattate allo stesso modo di quelle proprie della condotta dolosa, l’imputabilità va estesa anche ai danni imprevedibili.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva escluso che il lavoratore, coscientemente inadempiente all’obbligo di informare il datore di lavoro sulle caratteristiche della società cui era stata affidata in subappalto l’esecuzione di determinati lavori, fosse tenuto a risarcire i danni conseguenti all’inadempimento della subappaltatrice, perché imprevedibili in difetto di prova della inaffidabilità della stessa).

Cassazione civile sez. lav., 08/10/2019, n.25168

Reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato

La reintegrazione in servizio del lavoratore illegittimamente licenziato deve avvenire nel luogo e nelle mansioni originarie. Il successivo trasferimento ad altra unità produttiva è possibile  solo se giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive; con la conseguenza  che, al di fuori di tali condizioni, il trasferimento integra un inadempimento contrattuale e giustifica, sia quale attuazione dell’eccezione di inadempimento sia in considerazione dell’inidoneità a produrre effetti da parte degli atti nulli, il rifiuto del dipendente ad assumere servizio nella sede diversa alla quale sia stato destinato.

(Nella specie la Suprema corte ha accolto il ricorso del datore di lavoro destinatario dell’ordine di reintegra che, verificata l’assenza di posti disponibili presso la sede di lavoro originaria, aveva disposto il trasferimento in una nuova sede del lavoratore illegittimamente licenziato, che lo aveva rifiutato).

Tribunale Milano sez. lav., 12/07/2019

Onere probatorio gravante sul lavoratore

Il lavoratore al quale sia contestato in sede disciplinare di avere svolto un altro lavoro durante un’assenza per malattia e/o lo svolgimento di attività idonea a ritardate la guarigione (come nel caso in esame) ha l’onere di dimostrare la compatibilità dell’attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa contrattuale e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psicofisiche, restando peraltro le relative valutazioni riservate al giudice del merito all’esito di un accertamento da svolgersi non in astratto ma in concreto.

Lo svolgimento di altra attività, infatti, sia essa ludica, sia essa lavorativa, può costituire indice della simulazione fraudolenta dello stato di malattia tutte le volte in cui sia incompatibile con la patologia che giustifichi l’assenza dal posto di lavoro e, sotto diverso ma convergente profilo, anche il mero pericolo di aggravamento delle condizioni di salute o di ritardo nel recupero dell’integrità psicofisica del lavoratore sono indici di un grave inadempimento contrattuale.

Corte appello L’Aquila sez. lav., 06/06/2019, n.411

Recesso del professionista: integra l’inadempimento contrattuale

Ai sensi dell’art. 1382 c.c., la penale presuppone l’inadempimento ovvero il ritardo nell’adempimento della parte, ed ha come effetto quello di limitare il risarcimento del danno proprio al pagamento della somma prestabilita dai contraenti al momento della conclusione dell’accordo.

Di conseguenza, nel caso specifico di mandato professionale, quando al cliente viene attribuito il diritto di revocare il mandato in qualsiasi momento, e ciò senza alcun obbligo di motivazione, da ciò si desume che il recesso unilaterale, lungi dall’integrare gli estremi di un inadempimento contrattuale, costituisce, al contrario, esercizio di un diritto, e dunque attività del tutto legittima, ciò coerentemente con quanto disposto dall’art. 2237 c.c.

Tribunale Monza sez. I, 07/05/2019, n.1046

Competenza del giudice ordinario

Le Asl godono di una disciplina speciale in quanto operano, anche mediante l’assunzione di atti di macro organizzazione, con autonomia imprenditoriale, sotto l’egida della disciplina dettata dal diritto privato; pertanto anche il sindacato sui vizi di tali atti, e sui conseguenti effetti sul rapporto di lavoro privatizzato (o meglio, contrattualizzato) alle dipendenze della p.a., vertendo su categorie civilistiche, dovendosi giudicare la condotta censurata dell’amministrazione in termini di puro inadempimento contrattuale, spetta al g.o.

Corte appello Torino sez. lav., 17/01/2019, n.14

Accertamento dell’inadempimento contrattuale del prestatore d’opera

Il contratto d’opera, a differenza del contratto di appalto, si caratterizza per il prevalente lavoro dell’obbligato preposto, pur se coadiuvato da componenti della sua famiglia o da qualche collaboratore, secondo il modulo organizzativo della piccola impresa. Pertanto, nelle controversie aventi a oggetto l’accertamento dell’inadempimento del prestatore d’opera, la disciplina applicabile nei confronti del convenuto è quella generale in materia di inadempimento contrattuale prevista dagli articoli 1453 e 1455 del Cc e non la disciplina speciale prevista dall’articolo 2226 del codice civile.

Nel caso di specie il Tribunale ha qualificato il contratto concluso tra l’attore e il convenuto quale contratto d’opera e non d’appalto, in quanto si trattava di un’impresa individuale con un unico addetto, priva di una organizzazione di media o grande impresa.

Tribunale Padova sez. II, 18/07/2018, n.1547

Trasferimento del lavoratore e onere probatorio del datore

L’ordine di reintegrazione nel posto di lavoro emanato dal giudice nel sanzionare un licenziamento illegittimo esige che il lavoratore sia in ogni caso ricollocato nel luogo e nelle mansioni originarie, salva la facoltà per il datore di lavoro di disporne con successivo provvedimento il trasferimento ad altra unità produttiva, laddove ne ricorrano le condizioni tecniche, organizzative e produttive.

Ne consegue che il trasferimento del lavoratore al di fuori di tali condizioni, integrando un inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro, è nullo e giustifica, sia quale attuazione dell’eccezione di inadempimento ai sensi dell’art. 1460 c.c., sia in considerazione dell’inidoneità a produrre effetti da parte degli atti nulli, il rifiuto del dipendente di assumere servizio nella sede diversa cui sia stato destinato.

Pertanto, a seguito della riammissione in servizio deve ritenersi legittimo ed efficace il trasferimento presso altra sede a fronte della prova della sussistenza delle esigenze produttive ed organizzative ex art. 2103 c.c., il cui onere è posto in capo al datore di lavoro.

Tribunale Isernia sez. lav., 16/03/2018, n.104

L’incasso di assegni

Integra un mero inadempimento contrattuale e non appropriazione indebita aver incassato degli assegni  consegnati come corrispettivo di un lavoro che non è stato eseguito. (Nel caso di specie erano stati consegnati assegni postdatati per l’esecuzione di un contratto d’appalto).

Corte appello Perugia, 05/03/2018, n.93

Revoca implicita dell’incarico dirigenziale: è inadempimento contrattuale della PA

La posizione di diritto soggettivo di cui è titolare il dirigente immesso nel ruolo in epoca anteriore all’entrata in vigore della riforma del pubblico impiego (D.Lgs n. 29 del 1993), non può permanere dopo l’entrata in vigore della predetta riforma, per evidente incompatibilità con la disciplina della dirigenza contenuta in tale riforma, caratterizzata dalla temporaneità degli incarichi e dalla esclusione della configurabilità di diritti soggettivi a conservare determinate tipologie di incarico dirigenziale.

Il datore di lavoro pubblico deve attivarsi per “armonizzare” la posizione soggettiva del dirigente – degradata, a seguito della riforma del pubblico impiego (D.Lgs n. 29 del 1993), da diritto soggettivo a conservare determinate tipologie di incarico ad interesse legittimo all’assunzione di incarichi dirigenziali di qualunque tipo – con il nuovo assetto organizzativo del settore, predisponendo un contratto individuale contenente il nuovo inquadramento del dirigente e la relativa tempistica con la conseguenza che, se ciò non avviene, la revoca implicita dell’incarico dirigenziale configura un inadempimento contrattuale della PA medesima, produttivo di un danno risarcibile, perché non rispettoso dei criteri generali di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.), applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e buon andamento di cui all’art. 97 Cost.

Cassazione civile sez. lav., 01/12/2017, n.28879

Polungata condotta di mancata presa di servizio nella nuova sede

In tema di lavoro subordinato, la prolungata condotta di mancata presa di servizio nella sede di nuova assegnazione costituisce un  inadempimento contrattuale immediatamente percepibile sulla base del senso comune costituendo violazione di regole elementari di corretto adempimento della prestazione lavorativa quale è quella della presentazione al lavoro da parte del lavoratore secondo le prescrizioni ricevute e rientra pertanto nelle ipotesi di infrazione disciplinare in relazione alle quali non può farsi questione di affissione  o meno del codice disciplinare.

Tribunale Napoli sez. lav., 16/12/2016, n.9345

Danno non patrimoniale causato da inadempimento contrattuale

Il danno da stress, o usura psicofisica, si inscrive nella categoria unitaria del danno non patrimoniale causato da inadempimento contrattuale e la sua risarcibilità presuppone la sussistenza di un pregiudizio concreto sofferto dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della relativa allegazione e prova, anche attraverso presunzioni semplici.

Ne consegue che, ai fini del risarcimento del danno derivante dal mancato riconoscimento delle soste obbligatorie, nella guida per una durata di almeno 15 minuti tra una corsa e quella successiva e, complessivamente, di almeno un’ora per turno giornaliero – previste del Regolamento n. 3820/85/CEE, nonché dall’ art. 14 del Regolamento O.I.L. n. 67 del 1939 e dall’art. 6, primo comma, lett. a) della legge 14 febbraio del 1958, n. 138 -, il lavoratore è tenuto ad allegare e provare il tipo di danno specificamente sofferto ed il nesso eziologico con l’inadempimento del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2016, n.5590



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